Reggio Calabria / E’ stato il vento: l’arte di Pino Caminiti plasma ciò che il mare custodisce e poi restituisce

0
66
E' stato il vento Pino Caminiti

Anna Foti

Tutto ciò che al mare sopravvive e che il mare restituisce, nel suo perenne incontro con la terraferma, ha un‘anima da esplorare e da tramutare in un racconto di materia, immagini e parole. Accade tutto durante un viaggio in cui non conta la meta ma il cammino, in cui la suggestione eterna del mare è evocazione costante di altri mondi possibili. Alternative tutt’altro che distanti e invece vicine nel tempo e nel luogo al punto da costituire il viatico di salvezza per un pianeta sfruttato e non più abitato, consumato e mai conservato, annichilito dalla frenesia del rifiuto reietto piuttosto che nobilitato dalla ricchezza dello scarto virtuoso.
Questa l’ispirazione costante del lavoro di Pino Caminiti in mostra a Reggio Calabria nella suggestiva cornice degli scavi ipogei di Piazza Italia fino al prossimo 7 gennaio.

Su impulso della critica d’arte Elmar,  Elisabetta Marcianò, e dell’associazione Inside, la storia antica si intreccia con quella contemporanea e la traccia di antichi passaggi, dipanatisi lungo undici fasi di edificazione, dall’età greca fino ai primi anni del XIX secolo a Reggio, e oggi rappresentati in uno spazio di pochi metri, diventa teatro di evocazioni e suggestioni ancestrali che il mare, con la sua millenaria storia e il suo ruolo irriducibilmente contemporaneo e centrale nelle migrazioni di persone e oggetti, restituisce in un incessante ed eracliteo divenire.

“E’ stato il vento” è il titolo della mostra visitabile presso gli scavi ipogei e che Pino Caminiti così descrive sul suo sito: “Corde, lamiere, radici, ossa, legni.
Corpi che respirano muti. Li raccolgo con fanciullesco stupore, ne annuso l’odore, ne accarezzo la superficie, li giro e li rigiro come per cercarne l’anima. In ogni elemento trasfigurato c’è dentro (e fuori) un racconto, una traccia di provenienza e una testimonianza di vita. Li compongo assemblandoli semplicemente, leggeri, incruenti. Li accosto senza alterarne la forma, né il colore. Li monto così come li trovo, lasciando intatte tutte le mutazioni che hanno subìto nel loro lungo viaggio per il mare. Sole vento acqua salsedine. Potenze senza armi, ricchezze senza forzieri, bellezze senza rossetti
“.


Un tempo uomo politico, Pino Caminiti è anche un artista che ha trasformato l’amarezza e la delusione derivate dalla sua più grande passione in risorsa e ha declinato in modo diverso il suo amore per il territorio. Oggi vive in prossimità della battigia di Saline Joniche, in una dimensione di grande contatto con il mare e con tutto l’universo che in esso scorre, rilasciando in quelle tracce di vita vissuta che tra le sue mani tornano ad esistere o forse continuano a farlo, ma in modo nuovo. Materiale povero, legno, solo in rarissimi casi colorato, antiche e spesso logore reti di pescatori, lamiere, corde, latta, vele. Con un tocco volutamente essenziale, Pino Caminiti assembla assecondando una visione e dando forma ad ogni genere di oggetto che, all’occhio più comune e forse anche più insensibile, non sembrerebbe più di un inutile scarto.


L’opera di Pino Caminiti originale e creativa, capace di emozionare e di narrare di tempi andati e futuri, di disincanto e di sogni, dei colori sbiaditi e degli odori ‘salati’, non si avvale di altro che non sia intuizione mista a visione, fantasia e manualità, usando solo un paio di cacciaviti e un po’ di colla per assemblare. Nessun trattamento al di là una pennellata trasparente per dare lucentezza e assicurare la conservazione di materiali già provati dai decenni e dalle intemperie.
E’ un modo per rispettare i materiali e la loro fragilità, per preservare quello stato, anche e soprattutto precario, in cui gli oggetti sono stati trovati. “Il mare è una grande ricchezza per tutto quello che rappresenta, che ha e che restituisce. Pensiamo poco al patrimonio che esso costituisce e al modo in cui lavora le cose che non sono morte ma possono rivivere”.