Politiche immigrazione, l’Italia promossa

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Politiche immigrazione

Contro ogni previsione, le politiche dell’Italia sull’immigrazione non vanno così male. Almeno secondo Mipex2015, lo studio che mette a confronto le politiche di 38 nazioni in materia di immigrazione e integrazione. L’Italia si colloca al tredicesimo posto. La ricerca ha analizzato i comportamenti di tutti i paesi della Comunità Europea, più Australia, Canada, Islanda, Giappone, Nuova Zelanda, Norvegia, Corea del Sud, Svizzera, Turchia e Stati Uniti. Mipex (Integration Policies: Who Benefits?) ha preso in esame – attraverso 114 indicatori che richiamano scelte di politica e prassi amministrativa – otto diverse aree di interesse:
mercato del lavoro; ricongiungimenti familiari; istruzione; assistenza sanitaria; partecipazione politica; accesso alla cittadinanza; residenza permanente; antidiscriminazione. In Italia migliora l’accesso al mercato del lavoro, mentre ci sono ancora gravi ritardi su istruzione e partecipazione politica.
I risultati della ricerca, condotta in Italia da Ismu, è stata presentata all’Università Bicocca di Milano. L’Italia ha ottenuto in totale 59 punti, in una scala che va da 0 a 100. È un valore che si colloca al di sopra della media generale dei 28 paesi dell’Unione Europea (51 punti) e in linea con la media (60 punti) dei 15 paesi UE prima dell’allargamento del 2004.
Dallo studio emergono alcune aree in cui il nostro paese eccelle. Innanzitutto la salute: in Italia c’è un accesso garantito alle strutture sanitarie, all’assistenza e ai diritti fondamentali della salute. Lo dimostra anche il punteggio raggiunto, superiore sia alla media generale di Ue 28 (+23 punti), sia a quella della Ue a 15 (+13). Da mettere in evidenza anche la voce relativa ai ricongiungimenti familiari, in cui l’Italia riesce a segnare un +11 rispetto alle due medie. Bene anche la residenza di lungo periodo (rispettivamente +4 e +1), cioè la tendenza degli immigrati a fermarsi e radicarsi nei paesi ospitanti. Si tratta di un punto di forza tipicamente italiano che può essere visto come un primo gradino nel processo che dovrebbe portare all’acquisizione della cittadinanza.
Punti critici sono invece evidenziati nell’area  dell’istruzione (-3 e -15 punti rispetto a Ue 28 e Ue 15), settore in cui l’Italia sembra non riuscire a contrastare la dispersione scolastica, né a supportare i giovani con più difficoltà, e dell’antidiscriminazione (-2 e -7). A metà fra le due medie si colloca il mercato del lavoro (+9 rispetto a Eu 28 e -2 rispetto a Eu 15) rispetto al quale la ricerca fa emergere problemi comuni anche a molte altre nazioni. Da un lato, numerosi giovani immigrati non risultano né inseriti nel mondo del lavoro né inquadrati in un percorso di formazione (i così detti Neet), dall’altro c’è invece il problema opposto: non si riesce a soddisfare la “over education” degli immigrati, che continuano a svolgere lavori che raramente rispecchiano il loro livello di studio/formazione. Infine, riguardo al tema della partecipazione politica – in cui l’Italia è sopra le media di Eu 28 (+18) ma sotto quella di Eu 15  (– 2) – non si può prescindere dall’assenza del diritto di voto agli immigrati, anche se il dato positivo riconosce una loro partecipazione attiva alla vita politica italiana, rafforzata anche dall’esistenza di spazi per organi consultivi per stranieri.

Scritto da redazione