Poesia e storia, libertà e segregazione, il cuore dell’Africa anti-apartheid in versi

0
7

L’Africa è il cuore di un mondo aggredito dalla Storia, impoverito dall’uomo. L’Africa è al contempo una terra sconfinata e immensa. Un continente in cui, come scrisse Alberto Moravia, la natura ancora domina l’uomo e non viceversa, in cui si muore di fame, di malattie e di guerre. La poesia, con il suo coraggio e la sua forza non si tira indietro e racconta in versi, e con la musicalità di lingue bellissime, il solco lasciato in eredità dalla schiavitù e dal barbaro colonialismo, il dramma della miseria, la ferocia dell’apartheid e la tenacia del nuovo inizio. 

L’apartheid ordina il fuoco contro i fanciulli armati solo della loro fratellanza affamata di futuro. Bilancio: centinaia di morti e questa poesia insorta (“Gli arcangeli della mezzanotte australe” di Jean-Blaise Bilombo-Samba – Repubblica popolare del Congo, volume I) . 

La poesia, dunque, canto di denuncia e liberazione dall’oppressione, inno di speranza per un futuro di cambiamento, monito per costruire piuttosto che distruggere, unire piuttosto che dividere. Il panorama poetico italiano ha accolto nel 2002 liriche ambientate nel mondo cosiddetto in via di sviluppo, ma che forse dovremmo più correttamente definire defraudato di tale possibilità, attraverso la raccolta in tre volumi dei Poeti Africani Anti – Apartheid, edizioni dell’Arco. 

Uno scrigno che alterna vivaci sprazzi di colore e profondi fasci di ombre per raccontare un dolore che non potrà essere mai completamente guarito ma solo alleviato. Sul cammino della lotta che rinsalda l’Amore. Il sacrificio della loro vita fa sperare la razza nera, che vi sia Amore dopo la morte (“Ad una madre di Soweto” di M. Brigitte Yengo – Repubblica popolare del Congo, volume I). 

Ai versi dei poeti si affida il dolore di una terra che ha conosciuto la penetrante spaccatura della segregazione razziale, che ha vissuto il lacerante cancro della discriminazione; nella loro voce si confida per curare una ferita destinata a rimanere aperta, sotto il manto mistificatore del pregiudizio, della paura della diversità e della sua demonizzazione, dell’ipocrisia, laddove si ergono barriere e si costruiscono muri. Una ferita al cospetto della quale la poesia riscopre, attraverso la penna di chi la porta scolpita nel cuore e nell’anima, la propria vocazione consolatoria, catartica, che mai scade nella mera rassegnazione e sempre ardente di riscatto, di libertà e di speranza. 

Sugli aridi sentieri della dura libertà. Dal fondo della mia prigione, allungo la mano per costruire un mondo  solidale, che dica ciò che è essenziale, che porti agli uomini, che esprima l’Uomo (Ai morti d’Africa di Joseph M. Tala – Camerun, volume II). 

L’apartheid (“separazione” in lingua afrikaans), politica di segregazione razziale istituita dal governo di etnia bianca del Sudafrica nel Dopoguerra e rimasta in vigore fino al 1990, è stato ascritto tra i crimini internazionali disciplinati nella convenzione delle Nazioni Unite sottoscritta nel 1973 ed entrata in vigore nel 1976 (International Convention on the Suppression and Punishment of the Crime of Apartheid). Recentemente l’apartheid è stato inserito nella lista dei crimini contro l’Umanita’ che la Corte Penale Internazionale può perseguire. 

I tre volumi poetici attestano la peculiare capacità della poesia di raccontare la Storia, traducendone in versi anche le pieghe più scomode e nascoste. Un viaggio tra tensioni che si sono solo trasformate nel tempo, mai autenticamente sopite. E in questo percorso accidentato spicca la figura di Nelson Mandela, testimone della dignità di un popolo. Primo presidente eletto democraticamente in Sudafrica e primo presidente di colore, Mandela si distinse per il suo impegno contro l’apartheid. Imprigionato nel 1963, rimase in carcere per 27 anni. Fu liberato nel 1990 e da presidente nel

1995 fu promotore della ricostruzione avvenuta anche attraverso la Commissione per la Verità e per la Riconciliazione. Orfano di gioia, di pace, di pazienza, di felicità. La mia anima ed il mio cuore si raggomitolano languendo nel mio corpo d’uomo che rivendica la libertà umana e ne sa quanto vale. La libertà dell’uomo. Sono orfano di te Mandela (“Libertà. Inno d’iniziazione” di Djonkounda Niakate – Mali, Volume III). 

Mandela ancora incarna l’ideale di una lotta che il dramma di questi versi dimostra essere stata persa per il tanto sangue sparso ma certamente necessaria per i valori da riscattare. Una lotta che, i versi stessi lo dimostrano, può e deve diventare anch’essa Storia per le nuove generazioni. Piove sempre la stessa pioggia. Le lacrime degli schiavi dell’Africa. No è l’Africa degli antenati che piange la schiavitù dei suoi figli (“Il pianto dell’Africa”, di Armand Yampoule – Repubblica Centroafricana, Volume II). 

Amarezza e dolcezza, colori e ombre per un racconto fuori dai luoghi comuni di una delle pagine più vergognose del colonialismo. Una produzione poetica di rilievo che seppur conferma la verità storica e incontrovertibile di un’appropriazione indebita di risorse e ricchezze che impunemente ancora perdura, testimonia anche la resistenza e la rinascita delle coscienze, degli animi e della parola, servente lo spirito che intenda librarsi e che, tenace e coraggiosa, come un fiore risorge nei versi dei poeti nati e cresciuti in quella terra. Nel mio paese tutto appartiene ad altri. Ed alla fine mi alzo in piedi col pugno rosso di collera perché mi si dica qual è la mia condizione sociale. Selvaggio! Mi si gria in faccia. Scuoto il capo senz’odio. L’ultima parola mi appartiene (“Tempo e sangue” di Diallo Faleme – Senegal, Volume III).

Un connubio ispirato al dolore e al desiderio di rinascita di una terra e del suo popolo. L’Africa affida ai suoi poeti la testimonianza di riscatto dall’apartheid in tre volumi scritti a più mani, pubblicati in Italia nel 2002 con i caratteri dell’Arco Edizioni.