Immigrazione, Le difficolta’ sui banchi di scuola degli orfani bianchi

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Gli orfani bianchi sono l’effetto negativo delle migrazioni, figli costretti a subire l’abbandono delle madri che vanno a lavorare in terre lontane. Gli orfani bianchi, tantissimi in Romania, hanno disturbi che si portano addosso per anni. Sebastian non vuole andare a scuola, i suoi occhi si intristiscono quando è costretto a varcare il portone dell’elementari. Si rifiuta di scrivere, di leggere e anche quando è l’ora di ricreazione non gioca con i compagni. Sebastian ha otto anni, ed è arrivato in Italia lo scorso anno, quando la mamma lo ha rivisto dopo due anni di lontananza. Sebastian è romeno ed anche lui come tanti bambini è stato un “orfano bianco”. 

Adesso che potrebbe essere felice, che potrebbe gioire, invece sta male. Sebastian non è il solo a manifestare questo malessere, la scarsa autostima e la sfiducia verso gli altri è un disturbo che hanno molti orfani bianchi. La ricerca realizzata nell’ambito del progetto Pro Child lo dice chiaramente: a soffrire di più sono i pre-adolescenti e i ragazzi, per i quali le difficoltà linguistiche, la scarsa conoscenza del sistema scolastico italiano, il trauma dell’abbandono del mondo degli affetti e delle relazioni in Romania, l’incontro con genitori spesso percepiti come estranei e le sottili forme di discriminazione a scuola, possono portare all’insuccesso, spesso accompagnato dalla perdita dell’autostima e della fiducia in se stessi.

“Nonostante in media i romeni siano bene integrati – sottolinea lo studio – i bambini patiscono la solitudine nel corso della giornata perché i genitori lavorano per molte ore, si scontrano con difficoltà scolastiche e con una sorta di spaesamento rispetto alla propria identità romena all’arrivo in Italia, nonché con le aspettative nei loro confronti da parte delle famiglie. Ma le difficoltà più importanti  non riguardano tanto i bambini, quanto piuttosto i pre-adolescenti e i ragazzi”.

Difficile la situazione anche dei rom romeni, che pur essendo più scolarizzati rispetto agli altri rom, subiscono la lontananza e l’isolamento dalle scuole e gli effetti controversi dei programmi di scolarizzazione. “Non a caso – si legge nel rapporto – tra i giovani rom si stanno registrando forme di analfabetismo di ritorno, che aumentano la diffidenza e la sfiducia nei confronti della scolarizzazione”. I problemi riguardano prevalentemente chi risiede nei campi attrezzati. La frequenza della scuola è, inoltre, resa impraticabili dagli sgomberi per chi vive nei campi abusivi, dall’organizzazione dei trasporti, che non permettono di seguire tutte le ore di lezione della giornata e dal fatto che la scuola non tiene in considerazione l’oralità propria della identità rom. “Mancano, inoltre, programmi di pre-scolarizzazione – si legge ancora – e, quel che è peggio, sono quasi del tutto assenti forme di accompagnamento dei ragazzi rom alla scuola secondaria di secondo livello”.