Nora: “A scuola sono l’unica con il velo e mi guardano male”

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Jorida Dervishi 

Mi chiamo Nora, ho 13 anni.  

Sono nata in Egitto e sono venuta in Italia quando avevo 9 anni insieme alla mia famiglia, composta dai miei genitori, mie sorelle, miei fratelli e me. Siamo partiti dall’ Egitto per una vita migliore. 

L’avevamo chiamato “il viaggio della speranza”. Mi piacerebbe raccontare la mia storia anche se non ho tanto da dire…

In Italia sono arrivata con l’aereo  insieme ai miei genitori ed ai miei fratelli. Mio padre ha fatto la richiesta per il ricongiungimento familiare,  lui è in Italia da 13 anni. E’ da molto tempo che stavo aspettando questo momento, sono felice perché finalmente potrò costruire il mio futuro in un nuovo mondo, un mondo diverso, che me lo permette, – pensavo mentre viaggiavo e guardavo le bellezze di un nuovo paese. Ma non è andata bene. 

Ricevo al volo la notizia e non ho neanche tempo di metabolizzare, che mi ritrovo a buttare giù, altrettanto al volo, queste brevi note.

Avrebbe dovuto essere il viaggio del nostro futuro, la nostra salvezza, la nostra felicità…La verità è che abbiamo avuto tanti problemi con i documenti e la casa. Il problema della casa continua ad essere presente, abbiamo tanti debiti da pagare, lavora solo mio padre…

Io sono sempre a scuola e poi di pomeriggio vado a studiare in biblioteca. Lì almeno posso passare un po’ di tempo. Raramente o quasi mai esco con le mie amiche. I genitori non mi permettono, hanno paura, mi proteggono tutto il tempo. A casa decide per ogni cosa mio padre, poi, in mancanza della sua presenza, c’è mia madre.

Io non decido quasi mai…

Non mi sento libera e infatti nessuno è libero al 100% ; nel mio piccolo mondo essere liberi vuol dire uscire di casa senza che qualcuno mi accompagni. Qui non ho nessuno, i miei parenti sono in Egitto,  quando vado lì mi diverto perché posso fare le mie passeggiate in giro per paese. Infatti, non capisco una cosa: perché in Egitto posso essere libera? Anche se accompagnata dai miei parenti ma almeno non mi sento a disagio quando metto il velo. Questa è stata un’altra delle decisioni prese dai miei genitori senza la mia approvazione. A scuola un po’ male mi sento, tutti ti guardano strano, sono l’unica con il velo. Mia madre mi dice che il velo rende le donne oneste, rispettate. Io invece aspetto di compiere i18 anni per poter capire meglio questa usanza, per poter prendere indipendentemente le mie decisioni.

La mia sfida più difficile in Italia è stata quella di combattere sempre per essere ascoltata. Ho anche momenti di gioia. Ieri ho incontrato per caso uno dei miei amici, non lo vedevo da un bel po’,  è stato bello, abbiamo riso, chiacchierando ho perso il senso del tempo.  

Sono una ragazza coraggiosa e continuerò ad essere così per sempre. Vivo per me, vivo amando il mondo con tutte le sue incertezze.