Nascerà a Tarsia il cimitero per i migranti morti in mare

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Nascerà a Tarsia il cimitero per i migranti morti in mare

Da quel 3 ottobre del 2013, quando a largo di Lampedusa morirono 368 migranti, Franco Corbelli, presidente del movimento Diritti civili, sta lavorando attivamente per far diventare la sua idea realtà: realizzare un cimitero per i migranti morti in mare.

“Vedendo le immagini di quelle centinaia di bare di migranti ‘senza nome e senza volto’, deceduti a poche miglia dell’isola siciliana, ho pensato che bisognava dargli una degna sepoltura. E il giorno dopo ho iniziato questa battaglia di civiltà. La realizzazione di questo progetto cancellerà la disumanità dei corpi dispersi in tanti piccoli cimiteri e permetterà ai familiari delle vittime di sapere dove andare per portare un fiore e dire una preghiera. Un’opera a tutela di quello che ritengo un grande valore umanitario”, spiega Corbelli, da decenni impegnato come cittadino nelle iniziative di accoglienza dei migranti.
L’opera sarà realizzata in provincia di Cosenza, a Tarsia, conosciuta per il campo di concentramento nazista di Ferramonti, luogo dove vennero trucidati migliaia di ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale..
Il cimitero, che verrà realizzato dal Comune di Tarsia, Regione Calabria e lo stesso Movimento Diritti Civili, prevede un investimento complessivo di 4 milioni di euro. L’iniziativa è stata possibile grazie alla “sinergia economica” tra Regione e ministero dell’Interno. La prima fase riguarderà l’acquisizione dei terreni, le opere di sbancamento e la realizzazione della recinzione.
Poi si dovrebbe procedere con la costruzione dei loculi e la tumulazione di centinaia di immigrati, donne uomini e bambini, molti dei quali senza un nome, che troveranno riposo eterno nel cimitero internazionale di Tarsia, centro a trenta chilometri da Cosenza.
Il primo cittadino di Tarsia, Roberto Ameruso, nutre buone speranze che vada in porto il progetto per il cimitero internazionale dei migranti morti nel Mediterraneo che dovrebbe essere realizzato nel piccolo comune calabro e sarà intitolato al piccolo Aylan Kurdi, il bimbo di 3 anni trovato senza vita su una spiaggia della Turchia, le cui immagini choc hanno scosso e commosso il mondo. L’ufficio tecnico comunale ha già redatto un progetto preliminare per questo particolare ‘campo santo’ che dovrebbe sorgere in un’area di circa 10mila metri quadrati su una collina che domina il lago di Tarsia.
Tutto sembrava procedere bene e si attendava l’inizio dei lavori già a Gennaio ma ad oggi ancora è tutto fermo. Da qui l’amarezza di Corbelli. “Devo purtroppo constatare, con grande amarezza, che sono passati 4 mesi dalla presentazione, da parte del comune di Tarsia, del progetto preliminare, per la realizzazione del cimitero internazionale dei migranti, e sino ad oggi, nonostante le continue stragi di migranti e di innocenti(ieri l’ultima tragedia, che riempie il cuore di rabbia e di dolore, con 35 morti di cui, ancora altri, 11 bambini!), dalle istituzioni preposte e interessate(Regione Calabria, Governo e Unione europea), al di là delle dichiarazioni e promesse, non sono ancora arrivate quelle risposte ufficiali e quegli interventi concreti per poter finalmente iniziare i lavori di questa grande opera umanitaria universale.
Giunge, però, la notizia che l’opera si realizzerà con procedura d’urgenza e ultimata entro giugno e il Movimento Cinque stelle, dalla voce dell’eurodeputata Laura Ferrrara, solleva ragioni di opportunità.
“Qual è la vera urgenza del governo regionale e nazionale?” chiede l’eurodeputata Laura Ferrara. “Non è possibile – continua la portavoce al Parlamento europeo – che di fronte a mille urgenze, prima tra tutte Rosarno e la sua baraccopoli, il Governo dia il via, peraltro con procedura d’urgenza, alla realizzazione di un’opera che è tutt’altro che urgente. Invece di preoccuparsi di fornire risorse a quei Comuni che hanno più difficoltà a fronteggiare i problemi dell’accoglienza e dell’integrazione, il governatore calabrese caldeggia presso il Ministero l’esecuzione di un progetto, a spese dei contribuenti, per i migranti che purtroppo hanno già sacrificato la loro vita.
Bisogna mettere a punto un progetto che consenta di realizzare condizioni di accoglienza diffusa sul territorio», sono le parole del Presidente Oliverio all’indomani della sua visita alla tendopoli di Rosarno, era gennaio. In quella baraccopoli ci sono stata anche io – continua la Ferrara – e sapere di un possibile impegno da parte del governo regionale mi aveva sollevata. Ma è chiaro che si è trattato dell’ennesima strumentale propaganda. Non si può da un lato riconoscere l’emergenza nel settore dell’accoglienza e dall’altro portare avanti richieste di risorse a Roma, per un’opera al momento non necessaria, né ai cittadini che la pagheranno con le proprie tasse, né a quanti ogni giorno fuggono da Paesi in crisi”.