Milano, al via la mostra fotografica sulle donne del Mediterraneo

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Fotografie, immagini che raccontano di donne del Mediterraneo. Racconti al femminile osservati da altre donne, dietro l’obiettivo della macchina fotografica per cercare di svelare cosa è oggi il Mediterraneo e i sui intrecci culturali. La rassegna che si inaugura a Milano è dedicata alle fotografe che hanno elaborato progetti di ricerca sulle condizioni che le donne vivono nelle diverse realtà dei paesi del Mediterraneo.

C’è tutto questo nella rassegna, che si inaugura il 7 marzo a Milano alle ore 17 presso la Mediateca di Santa Teresa di Brera, in via della Moscova, 28 e che ospita differenti generi della fotografia e varie generazioni per il progetto espositivo curato da “Lo Cunto“, associazione di promozione sociale.

Già da anni “Lo Cunto” scandaglia, attraverso l’occhio attento di reporters e fotografi, l’attualità e la cultura del Mediterraneo, territorio ideale da raccontare, scoprire e svelare “che accomuna e ritrova nell’interazione alcune delle sue radici” con il progetto Mediterraneo: fotografie tra terre e mare e dal 2015 dedica uno spazio ai racconti al femminile “elemento fondante nella trasmissione della cultura”, attraverso il bando “Sguardi di donne sulle donne del Mediterraneo” (i bandi per l’edizione 2017 sono tuttora aperti e gratuiti).

Adesso e fino al 24 marzo, si potranno ammirare sessanta scatti frutto delle ricerche elaborate dalle fotografe: Daniela Bazzani, Iole Capasso, Eleonora Carlesi, Elena Franco, Antonella Monzoni e Mara Scampoli, saranno esposte a Milano all’interno della Mediateca Santa Teresa di Brera (via della Moscova) “uno dei luoghi dove si costruisce la nuova cittadinanza senza confini”.

Il percorso curato da Patrizia Varone e composto da 60 immagini, esplora alcune delle condizioni che le donne vivono nelle svariate realtà dei paesi del Mediterraneo e pone l’accento sull’Italia e i Balcani. Un’esperienza avviata per dare spazio “ad una fotografia sempre più vicina al fattore ‘umano’, alla persona e alla sua socialità come valore essenziale”.