Mika: “Per me è un onore parlare la vostra lingua ed essere qui”

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Mika in concerto a REGGIO Calabria

Il cantautore libanese a Reggio Calabria per l’ultimo concerto italiano del suo tour mondiale

A Davide e Alessandro che, con me ed altre migliaia di persone, custodiranno la magia di questo incontro 


Ci sono concerti che diventano incontri in cui la musica non è solo magia ed emozione che risuona ma è anche un intenso racconto di storie che attraversano continenti e sfidano il tempo. Così Mika, al secolo Michael Holbrook Penniman Jr., brillante cantautore di origini libanesi, grande presenza scenica e talento poliedrico, occhi grandi e sorriso contagioso, ha fatto dono al pubblico reggino di un evento di straordinaria profondità e coinvolgimento, testimoniando con grande semplicità e spontaneità che quando a cantare è il cuore, nessuna lingua diversa è straniera al punto da non poter essere condivisa.

Pulsante per tutto il tempo quel cuore rosso che alla fine del bellissimo concerto è sbocciato, come un fiore variopinto in un giardino di note, da un pianoforte che, su e giù sul palcoscenico, ha segnato il sussulto di sogni ed emozioni di migliaia di persone di ogni età. Una giostra entusiasmante e un ultimo giro con un pubblico in visibilio tra grandi palloncini colorati, sulle note di Grace Kelly, canzone che nel 2007 consacrò Mika ad un successo scandito in questi 15 anni  da un crescente e appassionato rapporto con il pubblico e da una pioggia di prestigiosi riconoscimenti. 

L’artista libanese naturalizzato britannico, dopo il vibrante omaggio a Fabrizio De Andre’ al Festival di Sanremo, al quale ha partecipato come ospite internazionale, ha concluso al PalaCalafiore di Reggio Calabria il suo Revelation tour italiano, dedicando al nostro Paese e alla Calabria parole di grande affetto. Ha definito l’Italia, “straordinario e unico corridoio di culture, che dal profondo Sud arriva al profondo Nord e viceversa”, e del pubblico di Reggio ha colto subito lo “spirito speciale, caldo e travolgente”. 

Per me è un onore parlare la vostra lingua ed essere qui”, ha detto il cantautore libanese in riva allo Stretto, nell’unica tappa in Calabria e Sicilia del suo tour internazionale. Parlando perfettamente la lingua del suo pubblico, si è raccontato soffermandosi sulla mescolanza delle sue origini e sulla vicinanza tra libanesi e calabresi, presenti in ogni angolo del globo. “Ci somigliamo, siamo ovunque. I libanesi sono quasi in tutto il mondo e i calabresi anche sono quasi in tutto il mondo”, ha detto al pubblico. 

Dopo la performance della talentuosa e giovane cantautrice britannica Charlotte, Mika ha scelto di aprire lo spettacolo come fosse un album di ricordi, presentando i suoi genitori, protagonisti del suo personalissimo bing bang: l’amore tra loro, scintilla dell’Amore universale.

Le loro foto, segno di un affetto profondo e intatto nel tempo, poste ai lati dell’imponente e colorata scenografia, hanno accompagnato ogni nota e hanno sottolineato non solo la genesi dell’ultimo album di Mika, My name is Michael Holbrook, che ha scavato in modo particolare dentro la storia personale di Mika rimasta a lungo inesplorata, ma anche la forza impressa alla sua esistenza da sofferenze ed esperienze personali e familiari. 

Il caleidoscopio scrigno della musica, custodendo salde e intatte le sue origini, ha rivelato di Mika quella identità composita che lo ha reso un’anima cosmopolita e un artista originale e poliglotta. Anche in Italia ha vissuto, appassionando il pubblico, cantando, conducendo programmi come Stasera Casa Mika e partecipando a trasmissioni come X Factor. Ogni terra in cui Mika si sia espresso con la sua musica e la sua energia è diventata la sua terra. Anche l’Italia ha avuto e ha questo privilegio.

La musica ha scavato e la musica ha tirato fuori. Così attraverso le canzoni si è raccontato al pubblico con naturalezza, spontaneità e forza. 

Madre libanese e padre americano, il silenzio tra quell’incontro casuale ad una festa e un caffè sulla Fifth Avenue a New York e, dopo soltanto una settimana, il matrimonio da cui sono nati cinque figli. Da lì tutto ebbe inizio e da questo racconto ha iniziato a dipanarsi anche la narrazione di una storia scandita da colori e dolori, da storie e canzoni. La musica ha messo insieme tutto, generando speranza, gioia e magia.

Nato a Beirut nel 1983, in un Libano dilaniato dalla guerra civile, nel 1984 con la famiglia il piccolissimo Michael si è trasferito a Parigi e nei primi anni Novanta a Londra. Nel frattempo però ha subito il traumatico distacco dal padre, per mesi rapito e imprigionato in Kuwait dove si era recato per lavoro, e ha affrontato problemi di dislessia e bullismo. Ma quello è stato anche il momento in cui ha iniziato a manifestarsi il suo talento musicale, che la madre ha subito incoraggiato.

Per la sua estensione vocale peculiare e potente, è stato accostato anche a Freddy Mercury al quale nel 2015 ha dedicato il singolo Last party (la celebre I want to break free dei Queen è stata anche scelta per intrattenere il pubblico prima dell’apertura del concerto reggino). 

Allegria e malinconia, vitalità e nostalgia in questo ultimo concerto italiano di Mika, che anche italiano un po’ si sente. Sceso dal palcoscenico, andato tra i fan, Mika ha sentito il calore del pubblico a Reggio Calabria e non si è risparmiato: cantando, ballando, suonando il piano, raccontando, ha trascinato il pubblico dentro un tripudio di colori nati da un intenso lampo bianco, come dalla pioggia nasce l’arcobaleno. La magia è stata intensa, alimentata da note e parole che hanno fatto vibrare le corde dell’anima, complice un pianoforte, compagno di palcoscenico di Mika, elegante e dinamico come lui, con tasti bianchi e neri fecondi di molteplici colori e sfumature.

Un viaggio comune in cui Mika ha costantemente interagito con il pubblico, al quale ha dato voce, che ha ascoltato e poi applaudito. Underwater è stato tra i brani di cui ha lasciato il ritornello al pubblico. Si è divertito e si è emozionato con esso. Memorabile e anche il toccante ritornello di Happy Ending eseguito a voce nuda, senza microfono, con la sola forza della sua straordinaria e unica estensione e del solenne e partecipe silenzio di un pubblico incantato, in un palasport immenso. Tante emozioni e molto più di un concerto: uno spettacolo, un incontro, un baule aperto dal quale storie si sono stagliate nell’etere, destinate a decantare ben oltre una serata memorabile e degna di un affettuoso arrivederci all’Italia, dove Mika ha avuto modo di esprimersi come uomo e come artista, entrando nel cuore del pubblico. 

Senza corpo di ballo e senza coro, con un carisma naturale e incontenibile, Mika ha dominato il palcoscenico cantando, suonando, ballando ed emozionando. Particolarmente toccante la dedica alla sua prima fan, la madre, che ha creduto da subito in lui spronandolo a studiare e a esercitarsi, a misurarsi fin da bambino con la dislessia e con le difficoltà che ne erano conseguite. “Lei mi ha insegnato a danzare davanti alla vita. Mi ha insegnato che dobbiamo danzare soprattutto se nessun altro lo fa”, ha detto. A lei, in lotta adesso contro il cancro, ha dedicato questo suo quinto album My name is Michael Holbrook, dal quale per questo concerto di valore internazionale, che ha chiuso a Reggio Calabria il suo tour in Italia, ha interpretato con ritmo e passione Ice Cream, Dear Jealousy, Platform Ballerinas, Stay high ed entrambe le versioni di Tyne Love, che nel suo testo contiene proprio il titolo dell’album. 

In questo racconto di famiglia ed in famiglia, spazio al piano e alle note di Paloma, canzone dedicata alla sorella segnata un decennio fa da un trauma terribile che le ha trafitto il corpo e i sogni. Ancora un omaggio al nostro Paese con il brano Tomorrow/Domani, inciso anche in lingua italiana come pure Sanremo, lirica ispirata alla prima città italiana conosciuta da bambino, con i genitori durante una vacanza. Poi, la forza travolgente di Lollipop e tutti a saltare sulla note di Love Today, canzoni che indenni hanno superato oltre un decennio. 

Dal cilindro del 2007, dal successo straordinario di quel primo album Life in Cartoon Motion ha tirato fuori l’energia di Relax, Take It Easy e Big Girl (You Are Beautiful), da quello del 2009 la strepitosa We are golden (secondo album The boy who knew too much) e da quello del 2012 le emozioni di The origin of love, titolo del terzo album, e di Stardust (che nel 2013 Mika ha inserito nella raccolta Songbook Vol. 1, nella versione incisa con la vincitrice di X Factor 2012, Chiara Galiazzo, impegnata in questo momento in una campagna di promozione della donazione del sangue con Avis nazionale dal titolo Magnifico Donare e che farà tappa anche a Reggio Calabria nei prossimi giorni). Ancora vibrazioni con Good Guys (dal quarto album No place in Heaven del 2015). Una magia dopo l’altra per un concerto indimenticabile al quale il pubblico di Reggio Calabria ha contribuito con il suo grande calore e il suo intenso entusiasmo. 

L’evento, patrocinato dal Comune di Reggio Calabria e promosso nell’ambito del progetto “Reggio Live Festival”, prodotto da Barley Arts è stato associato alla campagna per la lotta al tumore al seno dell’Associazione Susan G. Komen Italia.

Esso ha costituito una tappa gia’ entrata nella storia di “Fatti di Musica 2020”, la trentaquattresima edizione del festival del miglior live nazionale e internazionale diretto da Ruggero Pegna. Mika è stato premiato con il Riccio, assegnato ai Migliori Live Internazionali e realizzato dal maestro di Seminara Vincenzo Ferraro. 

Dopo l’Italia, per Mika ancora concerti in Olanda, Francia, poi Nuova Zelanda, Australia, Giappone e Corea e poi ancora Europa, ma prima di lasciare lo Stivale, immancabile la visita al Museo archeologico nazionale di Reggio e ai Bronzi di Riace. 

Ci sono concerti che non finiscono e che decantano a lungo. La musica ha il talento di  raccontare storie e renderle universali, di smarginare ogni confine e di far sentire vicine le persone più diverse. Mika ha saputo sprigionare questo talento in modo unico. 

Certamente l’abbraccio del pubblico di Reggio Calabria, l’ultimo che lo abbia avvolto in Italia prima della sua partenza verso paesi esteri, non lascerà la sua presa. Si dice che casa sia il luogo in cui ad attenderci ci sia un abbraccio. Allora, certamente, quando Mika tornerà in Italia e in Calabria, sarà per lui un po’ come tornare a casa.