Miguel: non parlate di integrazione! Siamo italiani rom e sinti

0
574
Miguel: non parlate di integrazione! Siamo italiani rom e sinti

Ha la voce fresca e profonda, Fiorello Miguel Lebbiati, e quando racconta la sua storia, la storia del suo popolo, del popolo rom e sinti in Italia, si infiamma.

 
E’ una storia antica, che si intreccia con quella dell’Italia, fatta di persecuzioni, di campi e di arte.
“Il mio popolo – racconta – è presente in Italia da più di ottocento anni, noi siamo italiani, abbiamo contribuito a fare la storia di questo Paese, per questo non capisco proprio quando si parla di integrazione. Io sono già parte di questo sistema, occorre solo cambiare le politiche e dare le giuste possibilità a chi è stato privato di ogni cosa, del lavoro prima di tutto. Il mio popolo era artigiano, commerciante, venditore ambulante, giostraio, circense; si è perso tutto”.
Tesse i fili della memoria Miguel e racconta, con il pudore e il rispetto che la sua cultura gli impone, la dignità e il valore dei suoi avi.
“Emilio Gonan, mio nonno materno – racconta Miguel – era un “maestro” nella lavorazione del rame e dell’oro, era bravissimo e lavorava al restauro di antiche chiese a Firenze, così come a Lucca. Il suo lavoro lo portava in giro per l’Italia e lui partiva con la sua roulotte e la sua famiglia, ma poi tornava sempre a Firenze, lì sentiva che era la sua casa. Era conosciuto e stimato, ma nella sua infanzia ha subito il campo di concentramento, e i suoi racconti erano terrificanti. Era un uomo che amava l’arte, il bello, la poesia e ha trasmesso il suo sapere a mia madre che infatti conosce i versi di Dante a memoria”.
“Ma tra i miei parenti – prosegue Miguel -ci furono anche alcuni che, dopo l’8 settembre 1943, si unirono alle formazioni partigiane, partecipando alla Resistenza contro i nazifascismi”.
E’ un fiume in piena Miguel, racconta, vuole far capire che è tempo di finirla con i pregiudizi e gli stereotipi che ci sono verso i rom e i sinti.
“La cultura del mio popolo, – spiega – si sta perdendo e i più giovani non conosco nulla delle nostre origini, delle nostre tradizioni e per questo sono i primi a vergognarsi di essere rom, caduti anche loro nelle logiche dei più che ci etichettano come “ladri” e “mendicanti”. E’ tempo di dire basta e per questo io voglio impegnare la mia stessa vita a cercare di cambiare le cose”.
E’ poco più che trentenne Fiorello Migeul Lebbiati e vive a Lucca, in una casa con la sua compagna. “Lavoro da quando avevo 16 anni, ho fatto di tutto, ma adesso sono impegnato nel sociale, lavoro in Caritas a Roma e ho preso coscienza che bisogna impegnarsi personalmente per cambiare le cose e così ecco che è nata la voglia insieme ad altri amici rom e sinti di scrivere una lettera aperta ai media contro i pregiudizi”. Qui la lettera: https://www.immezcla.it/inchieste-immigrazione/cittadinanza/item/809-rom-sinti.html
“Ho fatto tirocinio nell’Associazione 21 Luglio, e con loro sono entrato nei grandi campi rom di Roma. Io sono un tipo che mi emoziono, che piango, e dopo aver visto le condizioni in cui vivono non ho dormito per giorni. Mi è salita una rabbia. Sono i nuovi “campi di concentramento”. Vedere bambini, vecchi e persone anche adulte vivere in quello stato mi ha fatto male. Migliaia di persone vengono ghettizzate e lasciate lontane dalla società. Penso che non sia umano».
Ecco il suo impegno nasce da qui, dal volere aiutare gli altri a ritrovare la dignità.