Migranti / Una rotta invisibile, ma molto violenta: quella balcanica

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Credits: Diego Saccora e Anna Clementi dell'Ass. Lungo la rotta balcanica.

Sabato, 27 Giugno 2020 Fra la Giornata mondiale del rifugiato e quella internazionale per le vittime di tortura, a Milano, presso gli spazi della parrocchia Santa Maria del Carmine, in Piazza del Carmine 2 (M2 Lanza, M1 Cairoli) alle ore 11.00, verrà ufficialmente presentata la rete nazionale RiVolti ai Balcani (Rete di associazioni in difesa delle vittime di violazioni dei Diritti Umani che avvengono nella “Rotta Balcanica”) 
Nel rispetto delle norme anti Covid-19, l’evento avverrà in presenza, limitatamente ai posti disponibili. Si presenterà un primo abstract di un Dossier piú corposo di prossima uscita. 
Sarà possibile seguire la diretta streaming sulla pagina Facebook della rete: https://www.facebook.com/RiVoltiAiBalcani/. 

Interverranno, tra gli altri: Gianfranco Schiavone (vicepresidente dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, Asgi), Silvia Maraone (coordinatrice interventi IPSIA in Bosnia Erzegovina), Anna Brambilla (avvocato del Foro di Milano, socia Asgi), Diego Saccora (Lungo la rotta balcanica), Agostino Zanotti (presidente di ADL a Zavidovici), Paolo Pignocchi (Amnesty International Italia) e Corrado Conti (Ass. Mir Sada).


Era il 5 settembre 2015 quando il corpo senza vita di Alan Kurdi, bimbo curdo-siriano di 3 anni, veniva ritrovato sulle spiagge turche dopo essere finito in mare nel tentativo di raggiungere le isole greche. Quell’anno non si trattava del primo annegamento: il 18 aprile almeno 700 persone erano morte in un naufragio al largo di Lampedusa. A partire dall’8 settembre centinaia di migliaia di persone – prevalentemente provenienti da Siria, Iraq e Afghanistan – sono arrivate in Europa attraversando Grecia, Macedonia, Serbia, Croazia, Slovenia e Austria. In poco tempo, lungo questo corridoio (rotta balcanica) monitorato militarmente sono sorti campi profughi di transito, stazioni dei treni ad hoc, centri di distribuzione di cibo e vestiario, cliniche mediche, ma anche molto serie violazioni dei Diritti Umani. In particolare dall’estate 2016, in virtù dell’accordo tra Unione Europea e Turchia, i confini degli Stati lungo la rotta balcanica vengono resi invalicabili e il viaggio verso l’Europa torna ad essere più pericoloso e costoso anche in termini di vite umane. Circa 60 mila persone restano bloccate entro i Paesi balcanici, di cui 50 mila solo in Grecia.

Da anni, siamo impegnati in vario modo, come organizzazioni e cittadini italiani, monitorando in particolare il confine croato bosniaco, in quello che potrebbe essere definito il terminale più pericoloso e violento della cosiddetta “rotta balcanica”. Tutto questo purtroppo non è bastato e per questa ragione è nata una ampia rete di Associazioni italiane denominata “RiVolti ai Balcani” che intende rompere il silenzio sulla “rotta balcanica” portare vicinanza a chi, vittima della criminalizzazione della solidarietà che affligge tutta l’Europa, faticosamente sta cercando di offrire uno spazio di umanità, per denunciare quello che accade, e agire sul piano legale per fermare le violazioni dei diritti umani. 
Amnesty International c’è con le sue ricerche, i suoi rapporti, le sue denunce e campagne sulla spaventosa escalation di violazioni dei diritti umani ad opera della polizia alla frontiera tra Croazia e Bosnia.

“L’Unione europea non può più restare in silenzio e ignorare deliberatamente la violenza e gli abusi da parte della polizia croata alle sue frontiere esterne. Questo silenzio sta permettendo ai responsabili di queste violazioni di proseguire senza conseguenze, addirittura è un incentivo. La Commissione europea deve svolgere indagini sulle recenti notizie di terribili violenze della polizia contro i migranti e i richiedenti asilo“, ha dichiarato in una nota ufficialeMassimo Moratti, vice direttore dell’ufficio per l’Europa di Amnesty International, a seguito di quanto recentemente accaduto alla frontiera croata. 


Forte è altresì la preoccupazione per le recenti illegittime riammissioni dei migranti dall’Italia operate dall’Italia verso la Slovenia senza un previo esame delle situazioni individuali e senza considerare l’esistenza di una catena di respingimenti che in poche ore porta le persone respinte e alle quali non è stato permesso di accedere alla procedura di asilo, dall’Italia, attraverso la Slovenia e la Croazia, direttamente in Bosnia, fuori dai confini dell’Unione Europea. È quanto ha denunciato l’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI) in una lettera aperta inviata al Ministero dell’Interno, alla Questura e Prefettura di Trieste oltre che alla sede per l’Italia dell’UNHCR. L’associazione ha anche elaborato un documento di analisi “La riammissione informale dall’Italia alla Slovenia sulla base dell’Accordo bilaterale Italia – Slovenia e le riammissioni a catena verso la Slovenia e la Croazia“
Riteniamo fondamentale unire le tante forze positive che combattono per il rispetto dei Diritti Umani dei migranti nella “rotta balcanica” in una rete per attivare una forte denuncia politica, culturale e giuridica di quello che avviene in luoghi dove le persone diventano invisibili e dove il diritto internazionale e quello dei diritti umani è ignorato in faccia all’Unione Europea. È necessario un risveglio delle coscienze nei nostri paesi europei che troppe volte si macchiano di gravi violazioni dei diritti umani.