Migranti, la procura di Agrigento chiede archiviazione per Mare Jonio

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 La Procura di Agrigento ha chiesto al gip il proscioglimento da ogni accusa del comandante della nave Mare Jonio e del capomissione di Mediterranea saving humans per i reati di favoreggiamento aggravato dell’immigrazione clandestina e per due violazioni del Codice della navigazione per cui erano stati indagati in seguito a un soccorso effettuato il 9 maggio 2019. Ne dà notizia la ong.

“Grazie al lavoro eccellente dei nostri legali Serena Romano e Fabio Lanfranca, e dopo due anni e mezzo di approfondite indagini, la Procura di Agrigento conclude che il nostro comportamento e le nostre scelte sono state assolutamente legittime per aver ‘adempiuto al dovere di salvataggio di persone in pericolo di vita in mare’ e al loro successivo sbarco in un porto sicuro”, afferma Mediterranea.

“Un’ottima notizia non tanto perché avessimo dubbi sull’infondatezza dell’accusa, ma in quanto contiene conclusioni importantissime sotto il profilo dell’accanimento amministrativo e penale nei confronti delle Ong”. Così Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch Italia, commenta con l’Adnkronos la richiesta di archiviazione, avanzata dalla Procura di Agrigento, dell’indagine a carico del comandante della Mare Jonio, Massimiliano Napolitano, e del capomissione di Mediterranea Saving Humans, Beppe Caccia, accusati di favoreggiamento aggravato dell’immigrazione clandestina e due violazioni del Codice della navigazione per il soccorso di 30 migranti, tra cui tre donne, due delle quali incinta, e una bimba di 2 anni, effettuato il 9 maggio 2019. 

“Le considerazioni sulla certificazione rafforzano il caso Sea-Watch rimesso alla Corte di Giustizia Ue dal Tar di Palermo, che chiarirà se l’Italia possa imporre standard su navi straniere – dice adesso Linardi -. Se i pm di Agrigento concludono che non possa farlo su quelle italiane, a maggior ragione la Guardia costiera non può imporre regolamenti, per altro inesistenti come sottolineato dagli inquirenti, su navi battenti bandiera estera”. C’è poi un altro aspetto: “Nelle considerazioni relative all’ipotesi, ritenuta infondata, di favoreggiamento – sottolinea Linardi -, l’atto è gemello a quello emesso questo stesso mese per l’indagine nei confronti del capitano della Sea-Watch 3 Arturo Centore, indagato per un simile episodio di soccorso e ingresso in acque territoriali italiane. Viene riconosciuto lo stato di necessità e applicata la scriminante che impedisce di punire chi opera in adempienza a obblighi internazionali incombenti tanto sul capitano quanto sullo Stato”.

Nella richiesta di archiviazione dell’indagine, evidenzia ancora la portavoce di Sea Watch, “si richiamano la necessità di cooperazione tra Stati nel soccorso in mare e la responsabilità di coordinamento della prima centrale operativa (Rcc) contattata a prescindere dall’area in cui avvengano i soccorsi. Si ristabilisce, inoltre, l’interpretazione espansiva della nozione di pericolo in mare, riconoscendo tutti i casi che riguardano l’intervento delle Ong come situazioni oggettive di ‘distress’. Si argomenta, inoltre, in punta di diritto la scelta dell’Italia come porto sicuro di sbarco rispetto a Libia, Malta e Tunisia, ribadendo il principio della discrezionalità del comandante, soprattutto quando non supportato dalle autorità”.  

“Nell’archiviazione di Centore – dice ancora Linardi – si fa anche riferimento alle intimidazioni ricevute dalle autorità libiche in alto mare e al fatto che queste non abbiano diritto di interferire con la libertà di navigazione delle navi Ong e che, anzi, dovrebbero accogliere la loro presenza nell’immensa area Sar libica. A fronte di un tale sviluppo giuridico – conclude -, l’Italia non tardi ulteriormente a indicare un porto alla nave Sea-Watch 3 con 407 naufraghi a bordo”.