Lampedusa si prepara ad ospitare Papa Bergoglio

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Lampedusa si prepara ad ospitare Papa Bergoglio

Era la metà di ottobre del 1992 quando a Lampedusa sbarcarono i primi migranti. Nessuno era preparato a quell’emergenza. Sono passati più di venti anni da allora eppure il comandante della stazione dei carabinieri in servizio a quel tempo, Elio Desiderio, ricorda ogni momento e adesso attende sull’isola l’arrivo del Papa.

“Ero fuori -racconta- e fui avvertito dai militari in servizio attraverso la radio; c’erano 71 sedicenti tunisini fuori dalla caserma, che volevano parlare con me. La mia prima reazione fu di chiedere: e che vogliono? Ovviamente da lì cominciarono una serie di incombenze per le quali nessuno di noi era pronto. Venne informato il console tunisino, che giunse a Lampedusa e siccome nessuno sapeva che cosa farne, tutti e 71 i migranti rimasero in caserma per quasi un mese”, ricorda Desiderio, che ricostruisce ancora: “A un certo punto finirono le provviste della mensa e furono prima il parroco e successivamente la popolazione ad avviare una vera e propria catena di solidarietà. Poi per tutti fu fatto un biglietto, chiedendo credito all’agenzia di viaggi. Furono messi sul traghetto per Porto Empedocle. Non so che fine abbiano fatto. Ricordo -conclude Desiderio- che tra essi c’era uno che parlava bene l’italiano e mi disse: noi siamo i primi, ne arriveranno tanti altri. Aveva ragione”.
Lampedusa, con enormi sacrifici, ha sempre accolto, ha sempre teso la mano ai naviganti anche quando l’isola stessa stava per “sprofondare” non riuscendo più a contenere tutti. Era il 2011 e i profughi arrivarono numerosissimi. Tante vite salvate ma anche tanti corpi annegati, ha visto Lampedusa e adesso con l’arrivo del Santo Padre i lampedusani vogliono ritrovare la speranza.
Mancano poche ore, ormai, all’arrivo di Papa Francesco e fervono i preparativi. Tutti al lavoro per accogliere nel migliore dei modi Papa Francesco, che arriverà lunedì per una visita lampo sull’Isola. Portano sedie, gli abitanti, tante, davanti all’area Marina protetta, dove è stato allestito il palco per l’Omelia del Pontefice. Sono soprattutto donne e ragazzini a portare le sedie fino alla terrazza, che in passato ospitava centinaia di immigrati, quando non c’era spazio al centro d’accoglienza. Qualcuno canticchia. “Siamo tutti molto felici per l’arrivo del Papa -spiega Enza, casalinga 52enne- nessuno di noi si aspettava che arrivasse il Papa. Siamo stati abbandonati per anni da tutti e adesso finalmente qualcuno si prende cura di noi. Ci sembra un sogno. Siamo davvero felici”.
Hanno disegnato anche un murales, sotto il palco, che rappresenta delle onde, inizialmente molto forti, che poi si trasformano in un mare calmo.
“Il mare per noi rappresenta molto -spiega Enzo tra coloro che disegnano il murales- quindi abbiamo pensato ad una partenza furiosa, con le onde alte e un arrivo invece tranquillo, nella speranza di una calma che possa perdurare”. L’idea è stata di don Stefano Nastasi, il parroco che aveva inviato l’invito al Papa subito dopo la sua nomina. Intanto continuano i preparativi. Il campo sportivo viene innaffiato dai vigili del fuoco per evitare che si alzi la polvere quando verrà calpestato da migliaia di persone. Nelle prime file ci sono un centinaio di sedie già tutte numerate. E’ stato già delimitato con le transenne e diviso per settori, con anziani, ammalati e bambini nelle prime file. Lasciato inoltre lo spazio affinché Jorge Mario Bergoglio possa passare in mezzo alla folla con l’auto che dovrebbe essere una Fiat ”campagnola” decappottabile coi sedili posteriori modificati messa a disposizione da un milanese che da venti anni è ”di casa” a Lampedusa.
”Il formulario della messa sarà quello per la remissione dei peccati, previsto dal Messale Romano”, ha reso noto monsignor Guido Marini, maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie. ”I testi della liturgia della Parola – la vicenda di Caino e Abele, la strage degli innocenti, il salmo ‘miserere’ – intendono sottolineare – ha aggiunto – l’aspetto penitenziale della celebrazione. In questo stesso senso è da intendere l’uso del colore liturgico viola per le vesti sacre dei celebranti e l’estrema sobrietà del Rito”.
Per l’occasione il Papa userà appunto un pastorale a croce con i colori proprio della barca da cui è stato stato tratto.
”Nel braccio orizzontale – ha spiegato Marini – della croce sono incisi due pesci, mentre in quello verticale vi sono cinque pani, per richiamare il brano evangelico della moltiplicazione dei pani e dei pesci, recuperando cosi’ le parole di Gesù’: ”Date loro voi stessi da mangiare”.
Il pastorale, alto un metro e ottanta, è stato scolpito da Francesco Tuccio, falegname che da anni produce croci, calici e bastoni realizzati con legno delle carrette dei migranti ritrovate sulle coste dell’isola.
“E’ come ridare la vita ai rifugiati morti”, – spiega Francesco Tuccio. “E’ una gioia immensa ospitare il Papa – prosegue il falegname – nel suo primo viaggio esterno. E’ un evento storico che può portare in luce la questione dell’immigrazione. Qui la gente muore e tutti (politici compresi) fanno finta di niente. Speriamo che la visita di Bergoglio possa scuotere le coscienze”.
Forse sarà lui stesso a consegnare il pastorale al Papa: “Avrei tante cose da dirgli, ma sarò bloccato dall’emozione, cercherò semplicemente di ringraziarlo per il messaggio molto forte che vuole dare con questa visita”.

Già 20 giorni fa, il falegname lampedusano aveva spedito al Papa, tramite il vescovo di Agrigento, una piccola croce pettorale, sempre costruita col legno delle barche. “Spero che anche questo dono possa aver contribuito a influire sulla scelta di Bergoglio di visitare la nostra isola”.
Il pastorale del Papa, che sarà accompagnato anche da un calice e da altri oggetti, è quasi pronto. E’ custodito in un ambiente rigorosamente top secret. La falegnameria di Tuccio è piena di legni delle barche. Sono prevalentemente azzurri che Francesco rivitalizza con la fede.