Lampedusa, 3 ottobre Giornata della memoria

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Lampedusa

Sei anni sono trascorsi da quella tragica notte in cui al largo dell’Isola dei Conigli, a Lampedusa  morirono 366 migranti.

Fu un momento di dolore collettivo e l’Italia, l’Europa disse mai più morti in mare, mai più migranti lasciati morire nelle acque del Mediterraneo, in cerca di un futuro migliore.

Ma dal 2013 ad oggi ancora si continua a morire. A dirlo sono i numeri, in particolare quelli forniti dall’Unhcr, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, che li aggiorna costantemente.

Gli ultimi dati sugli arrivi risalgono al 29 settembre 2019 e dicono che nei primi 9 mesi di quest’anno sono approdati nel Mediterraneo 78.443 migranti, di cui 64.215 via mare e, in particolare, in ItaliaSpagnaCipro e Malta, mentre 14.228 sono giunti via terra. Di questi, sono 1.028 (ultimo aggiornamento: 1° ottobre 2019), ossia l’1,31%, le persone che non sono mai arrivate perché decedute o disperse.

Così ecco che la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione, istituita dal Parlamento, il 21 marzo del 2016, su proposta del Comitato Tre Ottobre, nato proprio a seguito del naufragio, si celebra oggi, 3 ottobre, vuole essere un momento di memoria collettiva proprio per tenere alta l’attenzione su quanto sta accadendo nel Mediterraneo.

La legge n. 45 del 2016, con cui è stata istituita la ricorrenza ne spiega la motivazione all’articolo 1: al fine di conservare e di rinnovare la memoria di quanti hanno perso la vita nel tentativo di emigrare verso il nostro Paese per sfuggire alle guerre, alle persecuzioni e alla miseria.

Così ecco che sull’isola di Lampedusa, sono arrivati, come ogni anno ormai, oltre 200 studentiprovenienti da più di 60 scuole di 20 Paesi europei per partecipare attivamente ad eventi formativi: gli studenti sono stati coinvolti in workshop su temi come la tratta di esseri umani, i minori stranieri non accompagnati, i rifugiati e in alcuni di questi incontri hanno potuto conoscere i sopravvissuti alla tragedia del 2013.