La triste storia di Samira e della sua cittadinanza

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La triste storia di Samira e della sua cittadinanza

Questa è la storia di Samira, una ragazza figlia di genitori stranieri, ma italiana di fatto, anche se non per legge.
Una storia triste che fotografa la realtà di questo paese e che gli attivisti della Rete G2 stanno da tempo denunciando per far cambiare le cose, con nuove leggi.

Samira era nata a Roma dove ha vissuto fino alla sua prematura scomparsa. Figlia di madre filippina e di padre egiziano si era laureata in Discipline dei servizi sociali ed era assistente sociale. Samira è morta da straniera, a nulla sono valse le sue battaglie prima al fianco della Rete G2 per cambiare la legge sulla cittadinanza e poi contro il Comune di Roma per difendere il suo posto di lavoro.
Al compimento dei diciotto anni non era stata informata della possibilità di richiedere la cittadinanza entro il compimento dei diciannove anni, e non immaginava che scaduti i termini l’iter sarebbe stato molto più complicato e incerto. Infatti, non è più riuscita a diventare italiana, come sarebbe dovuta diventare di diritto.
Nel 2004, in virtù del suo curriculum, veniva assunta da un’agenzia interinale, insieme ad altre 13 persone, per lavorare presso uno degli «Sportelli H», istituiti dal comune di Roma per la migliore qualificazione dei servizi rivolti alle persone disabili. Alla scadenza di quel contratto, veniva confermata nel suo lavoro, ma assunta direttamente dal comune a tempo determinato fino alla scadenza del mandato dell’allora Sindaco. Una volta firmato il contratto deposita tutta la certificazione necessaria, quindi anche la relativa dichiarazione della sua nazionalità filippina. Dopo pochi giorni veniva contattata dall’ufficio del personale del I° dipartimento del comune: hanno bisogno di chiarimenti sulla sua cittadinanza, perché la legge dice che la pubblica amministrazione non può assumere cittadini stranieri, neppure a tempo determinato (l’unica eccezione riguarda gli infermieri). Samira, quei chiarimenti li fornisce, come deve e come può: ribadendo, dunque, che è di nazionalità straniera e allegando alla documentazione anche il suo permesso di soggiorno. Dopo una settimana torna al dipartimento per presentare anche il certificato medico d’idoneità al lavoro, vuole sapere se è tutto a posto, e viene rassicurata in tal senso. Così, Samira continua nel suo lavoro, per un anno e mezzo, fino alla fine del contratto.
Maggio 2006: il mese prima, il XVII° dipartimento invia una lettera al dipartimento dove lei è impiegata. Oggetto della missiva è la richiesta di proroga del contratto per il personale a tempo determinato assegnato agli «Sportelli H», e in quella lista si richiede la proroga anche per lei. Ironia della sorte, dallo stesso Comune le continuano ad arrivare le convocazioni per fare il presidente di seggio alle amministrative del 2006. Samira sa di non poter ricoprire quel ruolo, non essendo cittadina italiana, pertanto chiama l’ufficio del personale, che informa, per l’ennesima volta sulla sua cittadinanza.
Da quel momento comincia la sua agonia, viene contattata il giorno stesso dal direttore del suo municipio e, poi, da altri impiegati di quell’ente e tutti le domandano per quale motivo sia stata assunta in deroga al vincolo della sua nazionalità, nonostante fosse sempre stata lei per prima a dichiarare più volte negli anni di non essere cittadina italiana. Inizia così un lungo iter che porterà Samira a perdere il lavoro e ad intentare una causa contro il Comune di Roma che, sostiene fermamente, era a conoscenza del fatto che non fosse italiana. Non ritornerà mai al suo posto di lavoro e nel frattempo vedrà peggiorare le sue condizioni di salute.
Samira è scomparsa il 20 febbraio del 2010 a Roma, prima che il giudice decidesse sul suo caso. 

Scritto da l.c.