La Giornata mondiale della terra compie 50 anni. La sfida è globale

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Si celebra oggi la Giornata Mondiale della Terra. “Dobbiamo crescere nella coscienza della cura della casa comune, che è stata invece inquinata e depredata, dando anche a vita a un movimento popolare “dal basso”. Proprio la tragica pandemia di Covid-19 sta, infatti, dimostrando che soltanto insieme e facendosi carico dei più deboli, “possiamo vincere le sfide globali”, ricorda Papa Francesco.

“È un’opportunità per rinnovare il nostro impegno ad amare la nostra casa comune e prenderci cura di essa e dei membri più deboli della nostra famiglia. Come la tragica pandemia di coronavirus ci sta dimostrando, soltanto insieme e facendoci carico dei più fragili possiamo vincere le sfide globali. La Lettera Enciclica Laudato si’ ha proprio questo sottotitolo: “sulla cura della casa comune”. Oggi rifletteremo un po’ insieme su questa responsabilità che caratterizza il «nostro passaggio su questa terra» (LS, 160). Dobbiamo crescere nella coscienza della cura della casa comune.

A causa dell’egoismo siamo venuti meno alla nostra responsabilità di custodi e amministratori della terra. «Basta guardare la realtà con sincerità per vedere che c’è un grande deterioramento della nostra casa comune» (ibid., 61). L’abbiamo inquinata, l’abbiamo depredata, mettendo in pericolo la nostra stessa vita. Per questo, si sono formati vari movimenti internazionali e locali per risvegliare le coscienze. Apprezzo sinceramente queste iniziative, e sarà ancora necessario che i nostri figli scendano in strada per insegnarci ciò che è ovvio, vale a dire che non c’è futuro per noi se distruggiamo l’ambiente che ci sostiene.

Abbiamo mancato nel custodire la terra, nostra casa-giardino, e nel custodire i nostri fratelli. Abbiamo peccato contro la terra, contro il nostro prossimo e, in definitiva, contro il Creatore, il Padre buono che provvede a ciascuno e vuole che viviamo insieme in comunione e prosperità. E come reagisce la terra? C’è un detto spagnolo che è molto chiaro, in questo, e dice così: “Dio perdona sempre; noi uomini perdoniamo alcune volte sì alcune volte no; la terra non perdona mai”. La terra non perdona: se noi abbiamo deteriorato la terra, la risposta sarà molto brutta”.

La giornata mondiale è stata istituita nel 1970

E’ passato mezzo secolo da quel 1970, anno in cui veniva istituita la Giornata mondiale della Terra promossa dall’ONU su iniziativa dell’ambientalista e pacifista John McConnell. Dunque, l’Earth Day 2020 taglia il traguardo dei 50 anni. Nata per sottolineare la necessità della conservazione delle risorse naturali del Pianeta, nel tempo, la Giornata della Terra è divenuta anche un avvenimento educativo ed informativo.

La Giornata mondiale della Terra si basa sul principio che tutti, a prescindere dall’etnia, dal sesso, dall’area in cui vivono o dalle condizioni economiche, hanno il diritto etico a un ambiente sano, equilibrato e sostenibile. E per vendicare questo aspetto fondamentale dell’evento, anno dopo anno sono state tante le manifestazioni in ogni angolo del Pianeta. A partire da quella del 22 aprile del 1970, quando circa 20 milioni di americani si mobilitarono in una storica manifestazione a difesa della Terra.

L’ Earth Day e il Covid19

Quest’anno l’Earth Day acquisisce un significato particolare perché cade proprio nel momento di massima espansione globale della pandemia di Covid-19. Dunque, se da un lato non saranno possibili eventi pubblici, per le strade e nelle città, é importante oggi più che mai celebrare questa giornata proprio per cercare di mettere al centro il bene della terra e il rapporto tra uomo e Natura, per sconfiggere non solo il virus ma anche gli squilibri che sono stati creati nel corso degli anni che hanno portato molti popoli a diventare migranti climatici, dovendo abbandonare le loro terre sempre più carenti di acqua.

I migranti climatici

Nel prossimo futuro, se non si cambia, i migranti climatici continueranno a crescere: secondo la Banca Mondiale, entro il 2050, fino a 143 milioni di persone che attualmente vivono nei paesi dell’Africa subsahariana, dell’Asia meridionale e dell’America Latina, potrebbero muoversi forzatamente, potrebbero infatti essere costrette a muoversi all’interno dei propri paesi, fuggendo dalle aree meno vitali con minore disponibilità idrica e produttività delle colture o da zone che saranno colpite dall’innalzamento del livello del mare e dalle mareggiate. In particolare 86 milioni sono quelle che saranno costrette a muoversi nell’Africa subsahariana, 40 milioni in Asia meridionale e 17 milioni in America Latina.

La Dichiarazione di New York su rifugiati e migranti, adottata il 19 settembre 2016 durante la 71° sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha formalmente riconosciuto l’impatto dei cambiamenti climatici e ambientali quali fattori significativi nelle migrazioni forzate o volontarie, notando al contempo quanto anche le migrazioni possano influire sull’ambiente. Infatti il concentrarsi di persone in hotspot di in-migration potrà portare ad un consumo eccessivo di risorse e dunque ad una più rapida distruzione dei mezzi di sussistenza.