Itacà, “Ventimiglia e il passo della morte”: una mostra per raccontare il sentiero e il suo guardiano

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ventimiglia passo della morte
Max Cavallari

20 immagini in mostra per raccontare cosa è il Passo della Morte: il filo spinato, le indicazioni e i messaggi d’amore e di speranza incisi in tante lingue diverse sui muri, i documenti, i biglietti, gli effetti personali e le foto strappate di chi, a quel passo alpino, affida il suo futuro. È la storia di un sentiero e del suo guardiano, raccontati magistralmente dall’occhio del fotografo Max Cavallari che firma la mostra “Ventimiglia e il passo della morte”. Un sentiero sterrato nelle prime Alpi Marittime, un tratto ai piedi delle montagne che uniscono Ventimiglia – in Italia – e Mentone – in Francia.

Per tutti, è il “passo della morte” (leggi anche Ventimiglia, ultimo lembo della costa italiana) se lo percorri, non incroci nessuna dogana ma rischi la vita. Sul confine c’è il filo spinato e se per aggirarlo svolti dalla parte sbagliata, puoi scivolare in un profondo dirupo, che ha già inghiottito diverse vite. Usato già dai partigiani in fuga dal regime fascista, dagli ebrei colpiti dalle leggi razziali, dagli abitanti della ex Jugoslavia in cerca di salvezza, oggi è molto frequentato dai migranti, soprattutto africani, alla ricerca di un modo per arrivare senza documenti in Francia, e da lì magari proseguire verso altri Paesi europei.

Il fotografo Max Cavallari – cremonese d’origine ma bolognese d’adozione – “il passo della morte” l’ha percorso nel 2015 accompagnato da Enzo Barnabà, l’uomo che ogni giorno si prende cura di quel sentiero, l’uomo che, proprio nel 2015, dopo un’opera di riqualificazione l’ha ribattezzato “il cammino della speranza”.

E proprio Enzo e quel sentiero sono i protagonisti della mostra che inaugura venerdì 25 maggio alle Serre dei Giardini Margherita di Bologna, evento di apertura di Itacà, il festival sul turismo responsabile in calendario nel capoluogo emiliano fino al 3 giugno.