Istituto Arrupe, presentato il rapporto Migrazioni in Sicilia 2018

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rapporto migrazioni

E’ stato presentato il rapporto “Migrazioni in Sicilia 2018”,  presso la sede dell’Istituto Arrupe. L’incontro è stato introdotto da Nicoletta Purpura, direttrice dell’Istituto Arrupe, e moderato da Marina Turco, giornalista professionista Quanti sono gli immigrati in Sicilia.

In base ai dati Istat, al 1° gennaio 2018, gli stranieri residenti nel territorio regionale sono 193.014, pari al 3,8% della popolazione residente in Sicilia. L’incremento di quasi 4mila unità rispetto al 2017 conferma un ormai consolidato rallentamento dei tassi di incremento che avevano caratterizzato il periodo 2007-2014.

Nel 2018 – come negli anni precedenti – la popolazione maschile straniera, risulta predominante per ammontare (circa 10mila maschi in più rispetto alle femmine) e si conferma mediamente più giovane rispetto a quella femminile.

La Sicilia, come l’Italia, sembra caratterizzata da una popolazione eterogenea in termini di Paese di provenienza. Nel dettaglio al 1° gennaio 2018 le prime 5 nazionalità rappresentavano poco meno del 60% degli stranieri residenti in Sicilia, mentre con le prime 20 nazionalità si raggiungeva quasi l’88% degli stranieri. Gli stranieri residenti in Sicilia sono prevalentemente rumeni (quasi il 30% degli stranieri residenti) seguiti da tunisini (10,5%), marocchini (7,8%) cingalesi (7,0%) e albanesi (4,5%).

La popolazione rumena rappresenta ormai quasi un terzo degli stranieri residenti nell’Isola con una crescita straordinaria negli ultimi 10 anni (da oltre 17mila e 500 del 2008 a circa 60mila nel 2018). A tale risultato, peraltro comune al resto d’Italia, ha contribuito la crescente quota di famiglie che chiedono servizi di cura e di assistenza domiciliare. La crescita della popolazione vecchia in Sicilia (gli over 80 sono più che triplicati negli ultimi 10 anni superando nel 2018 le 300mila unità), si scontra infatti con servizi pubblici inadeguati o comunque insufficienti rispetto alle esigenze delle famiglie.

La popolazione rumena risulta particolarmente preponderante nelle province di Agrigento, Caltanissetta ed Enna dove rappresenta oltre il 40% degli stranieri presenti. La popolazione tunisina si concentra nelle province di Trapani e Ragusa, quella marocchina nella provincia di Messina, quella cingalese nelle province di Messina, Palermo e Catania, quella albanese nelle province di Ragusa e Catania, quella bengalese a Palermo, quella cinese a Palermo e Catania, quella polacca a Siracusa, quella filippina a Palermo e Messina e quella ghanese a Palermo.

Matrimoni e figli. Nel 2017 in un quadro complessivo di lieve declino dei matrimoni (nell’ultimo anno ci sono stati circa mille matrimoni in meno) i matrimoni misti hanno presentato una lieve crescita. La percentuale più alta di unioni tra sposi entrambi stranieri (di cui almeno uno residente in Italia) ha riguardato soprattutto i cittadini di nazionalità rumena (57,1%). Seguono con percentuali molto ridotte nigeriani (8,0%), marocchini (3,6%), cinesi (2,7%) e albanesi (1,8%).

La presenza straniera contribuisce lievemente ad alzare il numero di nascite. In un contesto di denatalità (dal 2002 ad oggi le nascite si sono ridotte di un quinto passando da poco più di 51mila nel 2002 a circa 41mila nel 2017), il numero di nati vivi stranieri è cresciuto da circa 950 nascite straniere nel 2002 a 2.397 nel 2017. Al 2017 la quota di nascite straniere in Sicilia è pari al 5,8% del totale delle nascite con un andamento in continua crescita in termini percentuali.

Permessi di soggiorno e acquisizioni di cittadinanza. Al primo gennaio 2018 i permessi di soggiorno attivi sono 112.692, pari al solo 3,0% del totale nazionale. La regione esibisce un maggior numero di permessi con scadenza rispetto a quelli di lungo periodo: i primi rappresentano il 54,5%.

I permessi di lungo periodo, sia a livello nazionale (+1,7%) sia a livello regionale (+6,2%) mostrano una crescita, dopo la flessione riscontrata l’anno precedente. Una contrazione si manifesta invece nei permessi con scadenza. Tra questi vi sono anche quelli per asilo politico e motivi umanitari.

Il maggior numero di permessi si riscontra nelle province di Catania (23.456) e Palermo (20.619). La provincia di Ragusa (16.772) evidenzia una dimensione particolarmente significativa, superando anche la più grande provincia di Messina (16.185). Si segnala invece una bassissima presenza di permessi di lungo periodo in province “poco attraenti” come Caltanissetta, Agrigento ed Enna, probabilmente aree di passaggio per migrazioni verso altri territori. La percentuale risulta molto bassa anche nella provincia di Catania in quanto sul suo territorio sono presenti grandi centri di prima e seconda accoglienza. La provincia mostra infatti il più elevato numero di permessi con scadenza: oltre 14mila.

Le femmine dispongono di maggiori permessi a tempo indeterminato rispetto ai maschi: il 52,5% delle prime, infatti, possiede un documento di lungo periodo, a fronte del 41,0% dei maschi.

Da dove provengono e come si distribuiscono. Considerando la nazionalità di provenienza, la comunità più numerosa in Sicilia è quella tunisina, con 17.988 detentori di titolo di soggiorno, con una netta maggioranza di sesso maschile (il 67,1%), seguita dalla marocchina, 13.827, anch’essa a maggioranza maschile (57,2%). A seguire, la terza cittadinanza per numerosità è la srilankese, 11.933 individui con una contenuta maggioranza di maschi (52,5%). Seguono, in graduatoria, i cittadini provenienti dall’Albania (7.646), dalla Cina (6.732) e dal Bangladesh (6.558). Mentre le prime due nazionalità mostrano un certo equilibrio tra sessi, seppure con una leggera prevalenza maschile, i bengalesi risultano a forte presenza maschile (75,1%).

Ai residenti in Sicilia sono state concesse 2.962 cittadinanze, anche questo dato in flessione rispetto all’anno precedente quando le concessioni sono risultate 3.529. La contrazione risulta relativamente più contenuta di quella nazionale (-16,1%). La provincia con il maggior numero di passaggi è Palermo con 881 nuovi italiani, seguita da Catania (522) e da Siracusa (409). Solo le province del sud-est, Catania, Ragusa e Siracusa mostrano valori in crescita rispetto all’anno precedente, assieme ad Enna il cui numero di acquisizioni risulta comunque trascurabile.

Minori. I minori presenti in Sicilia al 1° gennaio 2018 sono 37.009 e costituiscono il 19,2% della popolazione straniera residente nell’Isola. L’aumento rispetto all’anno precedente è pari a 1.061 unità in valore assoluto (+2,9% rispetto al 1° gennaio 2017). Alla fine del 2017 si riduce leggermente rispetto al 2016 la differenza tra maschi e femmine, essendo il 52,8% dei minori stranieri costituito da maschi (19.546) e il restante 47,2% da femmine (17.463). La maggiore incidenza di minori sui residenti stranieri si registra nella provincia di Ragusa (21,9% sul totale dei residenti stranieri), seguita da Agrigento (20,2%) e Palermo (18,9%). I minori stranieri si distribuiscono prevalentemente nelle province di Palermo (18,5%), Catania (18,3%) e Ragusa (17,1%).

Trasferimenti di residenza. La Sicilia si configura attualmente come terra di immigrazione, ma anche di emigrazione verso altre regioni d’Italia o verso l’estero. Secondo l’ultimo Report Istat sulle migrazioni interne e internazionali, la Sicilia è insieme alla Campania, la regione meno attrattiva. La perdita netta complessiva di popolazione siciliana residente degli ultimi dieci anni è di circa 112 mila unità. Tale perdita va in larghissima parte a favore delle regioni del centro-nord.

A livello provinciale, anche per la loro ampiezza demografica, le province di Palermo e di Catania fanno registrare il volume più elevato di iscrizioni e cancellazioni anagrafiche, il saldo negativo più alto registrato è quello della provincia di Palermo che, nel decennio 2007-2017, perde circa 28 mila residenti. La provincia di Messina ne perde quasi 18 mila, e la provincia di Catania circa16 mila. Perdite nette molto più contenute per le province di Ragusa e Trapani (rispettivamente -3 mila e -6 mila). In termini relativi, il saldo migratorio per mille residenti esprime il livello di attrattività/repulsività della provincia nel decennio; sulla base di questo indicatore, Caltanissetta è la provincia meno attrattiva mentre Ragusa la meno repulsiva.

I cittadini stranieri residenti nell’Isola sono in termini relativi più disposti a muoversi all’interno della regione o entro i confini nazionali rispetto ai siciliani e le motivazioni sono da ricercare in una maggiore precarietà delle condizioni di vita e di lavoro, ma anche nella mancanza di radici affettive, parentali, che solitamente vincolano gli spostamenti. La riduzione nel corso del decennio della propensione a spostarsi, seguendo questo ragionamento, potrebbe essere sintomatica di un maggior livello di integrazione. Durante i dieci anni analizzati, tende a convergere anche la proporzione tra movimenti di breve raggio e di lungo raggio. Gli stranieri residenti nell’Isola all’inizio del decennio sembrano essere più disposti, rispetto ai siciliani, a percorrere distanze maggiori, ad affrontare trasferimenti in altre regioni. Ma col passare degli anni anche questa proporzione si riduce per avvicinarsi notevolmente a quella dei siciliani.

In generale, i trasferimenti dei residenti siciliani evidenziano percentuali più elevate all’interno della stessa provincia, soprattutto in quelle di Palermo e di Catania, caratterizzate da un maggiore dinamismo anche al di fuori della regione.

Per quanto riguarda il comportamento migratorio interno degli stranieri residenti in Sicilia, risultano significativi anche i trasferimenti verso le altre regioni (41%). Anche per gli stranieri le percentuali maggiori di spostamenti si registrano all’interno delle province di residenza; le province dove si dirigono più frequentemente sono Palermo e Trapani. Significativa è la traiettoria migratoria che dalla provincia di Palermo si dirige verso la provincia di Trapani (3,9%), costituita principalmente da cittadini marocchini.

La quota di emigrati stranieri sul totale delle emigrazioni dall’Isola nel periodo considerato sembra essersi ridotta. Lo stesso non può dirsi per i siciliani che lasciano l’Isola per dirigersi verso un paese estero. Il numero di emigrazioni dall’inizio del decennio si è triplicato, passando da 4 mila a 12 mila nel 2017. L’emigrante siciliano è di genere maschile nel 57% dei casi e in possesso di un titolo di studio medio-alto nel 42%. L’età media all’emigrazione è di circa 33 anni, sia per gli uomini sia per le donne. Il suo profilo è quindi in linea con quello medio dell’emigrante italiano: giovane, competente e pieno di speranze per un futuro che, forse, nella terra di origine non gli sarebbe pienamente assicurato.

La Sicilia, quindi, per la sua posizione geografica può essere considerata la terra di immigrazione per antonomasia, a conferma del suo ruolo strategico e centrale nel coinvolgimento in teatri di guerre, invasioni, dominazioni. Per le peculiarità economiche, sociali e territoriali, è anche una terra difficile e poco attrattiva dal punto di vista occupazionale. In essa dunque convivono due anime: una immigratoria, che esercita una forte attrazione di masse dai paesi limitrofi più sfortunati; una emigratoria, che spinge i residenti verso le regioni più prospere del Centro e del Nord Italia o verso l’estero.

 

SEZIONE LAVORO

Lavoro. Nel 2018 gli stranieri occupati, secondo l’indagine dell’Istat, sono 2.455 mila, e rappresentano il 10,6 per cento degli occupati in totale. Il tasso di occupazione degli stranieri, pari al 61,2%, è più elevato di quello dei connazionali (58,2%). Di contro presentano un tasso di disoccupazione maggiore (14,0%) rispetto a quello degli italiani (10,2%). Per fornire un valore degli occupati dipendenti nella regione si fa riferimento all’archivio delle dichiarazioni lavorative tenuto dall’Inps. Da tale archivio risulta che nel 2017 (ultimo anno disponibile) i lavoratori dipendenti extracomunitari ammontano a 41.313 e quelli provenienti dai paesi dell’Europa dell’Est sono 28.257. Complessivamente tali stranieri presentano una forza occupata di quasi 70 mila unità, il 6,7% dell’occupazione dipendente regionale. La maggior presenza di lavoratori extracomunitari proviene dalla Tunisia e dal Bangladesh, mentre rispetto alla distribuzione provinciale si presenta principalmente nei territori di Palermo (9,4 mila) e Ragusa (9,0 mila). Tra i cittadini dell’Europa dell’Est la provincia più attrattiva è ancora Ragusa (5,8 mila) seguita da Catania (4,9 mila) pressoché interamente di nazionalità rumena.

Imprese. Il lavoro indipendente permane circoscritto a imprese piccole o piccolissime e principalmente dedite al commercio. Meno diffuse, ma significative appaiono le imprese nel settore agricolo. La maggior “propensione” imprenditoriale si rileva nella provincia di Palermo (che contiene un quarto delle imprese straniere registrate in Sicilia) seguita da Catania (17,3%) e Messina (13,8%). Tra le nazionalità un quinto degli imprenditori sono marocchini seguiti dai bengalesi (12%) e dai cinesi (10%).

Rimesse. Le rimesse degli stranieri, ovvero redditi prodotti sul territorio italiano che vengono inviati ai paesi di origine degli stranieri, ammontano a quasi 205 milioni di euro, in costante calo dal 2013. Un aggiornamento dei dati, a cui l’analisi del volume non poteva dar conto in quanto chiusa precedentemente alla pubblicazione dei valori per il 2018 da parte della Banca d’Italia (avvenuta il 5 luglio scorso), mostra una inversione di tendenza per l’anno trascorso crescendo da 204.660 mila euro a 230.351 mila euro.

 

SEZIONE ISTRUZIONE E MEDIAZIONE

Istruzione. Nell’A.s. 2016/2017 sono state registrate 25.536 presenze nelle scuole del territorio regionale, con un incremento di +1.217 unità rispetto all’anno precedente. Dai 21.398 nell’anno scolastico 2012/2013, siamo passati ai 24.319 nell’A.s. 2015/2016 e ai 25.536 nell’A.s. 2016/2017. L’afflusso più consistente di alunni con cittadinanza non italiana, si registra nella scuola primaria con il 33% di presenze, al quale segue il 26,4% di studenti frequentanti la secondaria di II grado. Il 43,3% del totale degli alunni stranieri è nato in Italia. La presenza di studenti stranieri è maggiore nelle aree dove vi è un’alta concentrazione straniera ossia nelle province di Palermo, Catania, Ragusa e Messina.

Un elemento interessante è la scelta del percorso che va soprattutto nella direzione degli indirizzi di carattere tecnico (il 36,5%), mentre il 33,7% nei Licei e il 29,8% negli Istituti professionali. La maggioranza degli studenti proviene da un numero limitato di Paesi, ossia Romania (29,8%), Marocco (9,8%), Albania (8,6%) che sono ormai aree tradizionali di provenienza e di insediamento nell’isola.

Emerge, infine, la necessità di fronte a nuove sfide formative, di ripensare il sistema formativo e di affiancare ai modelli consolidati di formazione nuovi approcci transnazionali anche attraverso le nuove applicazioni delle tecnologie per la didattica e di nuovi modelli.

 

SEZIONE SALUTE

La salute dei migranti. In termini di sanità pubblica, il vero problema da affrontare riguardo alla salute di chi sbarca sulle nostre coste non è rappresentato dalle gravi malattie infettive e diffusive, la cui incidenza è assai contenuta per l’effetto “migrante sano” ormai ampiamente dimostrato dai dati, ma dal disagio psico-sociale del cosiddetto “migrante esausto”, già allo sbarco. Disordini post-traumatici da stress, disturbi di adattamento, stati d’ansia, depressione richiedono la predisposizione di interventi sanitari in grado di dare risposte emergenziali, ove necessarie, ma anche e soprattutto di offrire risposte cliniche appropriate, a partire dalle condizioni igienico- sanitarie e di vita che queste persone trovano nel paese ospite, spesso purtroppo ben lontane dai principi elementari di salute pubblica e di igiene mentale, giocando un ruolo paragonabile all’entità stessa del trauma originario nel determinare la salute psichica.

Tre sono quindi i termini che definiscono l’attuale situazione di sofferenza sanitaria della popolazione migrante in Italia: fragilità sociale, accoglienza inadeguata e accessibilità non diffusa.

 

SEZIONE MEDIA E PARTECIPAZIONE

Cyber-razzismo. Negli ultimi dieci anni la diffusione delle piattaforme digitali che offrono servizi fra i più vari è diventata pervasiva. E intendiamo per pervasività quella proprietà che connota alcuni processi (economici, sociali, culturali, ma anche cognitivi, o, in altro ambito, biologici o naturali), nonché di alcune pratiche, di imporsi come modalità di azione o visione legittima, funzionale, ecc., nella maggior parte degli ambienti che costituiscono l’ambito nel quale essi si declinano. Fra queste, sono soprattutto le piattaforme cosiddette social – dunque i social network, in primo luogo – ad avere evidenziato una notevole efficacia in termini di pervasività, talmente efficaci da avere determinato una modificazione nella stessa grammatica e nei lessici relazionali che ordinano la socialità fra gli individui nelle società del nord e del sud del mondo. Centrale risulta affrontare le forme in cui si presentano il pregiudizio e la discriminazione, in particolare il cyber-razzismo, una delle modalità in cui si sta declinando il razzismo nel mondo, un insieme di comportamenti e atteggiamenti non nati a causa della diffusione della rete ma che, proprio attraverso le tecnologie digitali, sta assumendo connotazioni anti-sociali assai più pervasive rispetto a quelle che si sono presentate nelle società del passato. Non si tratta solamente di una pratica che ha trovato nelle nuove tecnologie un nuovo canale di espressione ma le stesse tecnologie digitali amplificano la portata del fenomeno in considerazione della specificità (affordance) che presentano come nuovi media.

Smart migration. Il web 2.0 offre nuove possibilità di creazione, collaborazione, condivisione e partecipazione, anche a soggetti talvolta esclusi o a rischio di esclusione politica, economica, sociale e culturale, con risorse scarse e un alto livello di dispersione territoriale. Nel caso dei minori stranieri non accompagnati, varie ricerche hanno esplorato la rilevanza dell’uso del cellulare/smartphone, tanto nella fase pre-migratoria, per l’organizzazione del viaggio, quanto durante il viaggio e nel percorso di accoglienza.

Dal punto di vista dei progetti e dei percorsi di accoglienza, lo sviluppo delle ulteriori potenzialità dell’uso dei nuovi media per i minori stranieri non accompagnati potrebbe andare oltre, nella direzione di una pratica sociale che contribuisca a costruire percorsi di integrazione, al contempo proteggendo i minori dai rischi connessi all’uso inadeguato della rete.

Consulta delle culture. Le iniziative per la partecipazione democratica dei migranti sul territorio siciliano si presentano a macchia di leopardo. Mentre alcuni organismi si sono ormai istituzionalizzati altri, seppur previsti dalla norma, non si sono mai neppure insediati. La Consulta delle Culture del Comune di Palermo dal 2013 è un organo elettivo con funzione consultiva e di mediazione tra le diverse comunità cittadine. Il contributo riflette sul processo di progressiva istituzionalizzazione della Consulta delle Culture di Palermo osservandone le trasformazioni in itinere, con un focus sul mutamento delle campagne elettorali e della partecipazione politica nel tempo.

SEZIONE VULNERABILITÀ

Sbarchi. Nel 2018 sono arrivate in Italia, via mare, 23.370 persone. Rispetto agli ultimi anni la contrazione in termini numerici è lampante. Si è registrato un calo dell’80,4%. La Tunisia diventa il primo Paese di provenienza. Se in termini assoluti il valore rispetto all’anno precedentemente è leggermente diminuito, i 5.181 cittadini tunisini giunti via mare in Italia nel 2018 rappresentano il 22,2% del totale. L’Eritrea (3.320) torna ad essere il secondo paese di provenienza, come era stato già nel 2016, mentre al terzo posto si colloca l’Iraq (1.744), che negli anni precedenti non figurava tra le dieci principali nazionalità. Seguono poi a breve distanza Sudan (1.619), Pakistan (1.589), Nigeria (1.250), Algeria (1.213) e Costa d’Avorio (1.064). Chiudono Mali (876) e Guinea (810). Rispetto all’anno precedente si evidenzia il netto calo degli arrivi di cittadini provenienti da Nigeria e Guinea.

Anche nel 2018, la componente maschile si conferma assolutamente preponderante (72%) rispetto a quella femminile (10%). Il restante 18% è rappresentato da minori di cui l’83% non accompagnati (3.536). Anche fra i MSNA la Tunisia rappresenta il primo paese di provenienza (940) seguita dall’Eritrea (633), dalla Guinea (251), dall’Iraq (192), dal Pakistan (184), dal Sudan (179), dalla Costa d’Avorio (178), dal Mali (156), dalla Somalia (140) e dalla Nigeria (92).

La maggior parte dei minori stranieri non accompagnati presenti in Italia al 31 dicembre 2018 (10.787), è di genere maschile (92,7%) e di età compresa tra i 16 e i 17 anni (85%). Il numero di MSNA censiti ma irreperibili rimane stabilmente sopra quota 5.000. Nel 2018 gli irreperibili sono complessivamente 5.229 mentre l’anno precedente erano 5.828.

La Tutela dei MSNA. La tutela dei minori stranieri non accompagnati mette a fuoco delle questioni maggiormente problematiche e allo stesso tempo rilevanti nel percorso di accoglienza e inserimento dei minori stranieri non accompagnati. Specificamente si tratta della dimensione giuridico-normativa della tutela (legge n. 47/2017), del ruolo che la figura del tutore può assumere nelle sue differenti articolazioni sul territorio siciliano e della selezione e della formazione dei tutori volontari.

Le adolescenze traumatiche. Diverse le riflessioni tratte dall’esperienza clinica degli autori con i minori stranieri non accompagnati. Per questi giovani in movimento, ormai slegati dalle loro comunità di appartenenza e dai loro riti di passaggio, il transito evolutivo – come il viaggio verso l’Europa– avviene in modo rischioso e spesso traumatico, senza la funzione regolatrice e protettiva del mondo adulto.

Lo sfruttamento sessuale. Dall’1.01.2017 al 31.12.2017, le persone in protezione, in base ai dati del Sistema Informatizzato per la raccolta di informazioni sulla tratta (SIRIT), Di- partimento per i Diritti e le Pari Opportunità; Consiglio dei Ministri, sono state 1.865, di queste 1.050 sono state le nuove prese in carico. Sul totale, l’85% sono femmine, il 14% maschi, mentre lo 0,9% transessuali. I maggiorenni sono l’89%, i minorenni l’11%. Il 72% provengono dalla Nigeria che si distacca enormemente dal secondo Paese ossia la Romania dalla quale provengono il 4,2% delle persone in protezione. Guardando lo stato al momento dell’emersione, il 72% era vittima di tratta e il 26% destinato allo sfruttamento. Per il 78% l’ambito di sfruttamento è sessuale e il 13% lavorativo. In Sicilia sono presenti due gruppi: quello proveniente dall’Africa, in particolar modo dalla Nigeria, e quello proveniente dall’Europa dell’Est: moldave, ucraine, bulgare. Le modalità organizzative adottate dalla criminalità organizzata nella gestione della prostituzione sono legate alla domanda proveniente dai territori. Possono prostituirsi nella stessa zona e/o spostarsi da una città a un’altra. Nel territorio regionale, le province maggiormente interessate sono Messina, Catania, Agrigento e Palermo.

La tratta dei minori e il contrasto. Il contributo ripercorre le principali tappe della produzione normativa in tema di tratta di esseri umani, con particolare attenzione alle vittime minorenni e con esperienza migratoria. Viene ricostruito, inoltre, il sistema di contrasto alla tratta di minorenni che si è attivato nella Sicilia orientale, mettendo a sistema forme di collaborazione sinergica tra attori istituzionali e attori sociali del territorio.