#Iolochiedo, la campagna di Amnesty sulla violenza sessuale

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Io-Lo-Chiedo-Consenso

In occasione dell’8 marzo, Giornata internazionale delle donne, Amnesty International Italia rilancia la campagna #Iolochiedo, rinnovando l’appello alla ministra della Giustizia affinché la legislazione italiana si adegui alle norme internazionali, stipulate con la Convenzione di Istanbul del 2011, e modifichi l’articolo 609-bis del codice penale per considerare reato qualsiasi atto sessuale senza consenso.


La violenza sessuale è diffusa e sistemica in tutto il mondo. Non ci sono paesi in cui le persone vivano libere dalla sua minaccia e nessun genere o gruppo di persone è esente dai suoi effetti distruttivi. Pur riconoscendo che ogni forma di violenza sessuale, indipendentemente dal sesso, dal genere della vittima, è importante come problema di godimento dei diritti umani, la campagna di Amnesty International Italia #Iolochiedo si concentra su una forma di violenza sessuale, lo stupro di donne e ragazze, poiché queste sono colpite in modo sproporzionato da questa violazione.


Si tratta di una violazione di diritti umani fondamentali – diritto alla libertà, all’integrità fisica e psichica, all’autonomia sessuale, alla salute, alla sicurezza – di cui si hanno testimonianze fin dall’antichità, ma su cui è calato a lungo un velo di tolleranza e di omertà sulla scena pubblica e culturale, fino alla seconda metà del secolo scorso quando un grande movimento soprattutto femminile lo ha portato alla ribalta del dibattito pubblico.
Nonostante gli obblighi degli Stati in base al diritto internazionale e regionale in materia di diritti umani sul tema della violenza sessuale, un dato emerge in maniera sconcertante: recenti indagini statistiche hanno rilevato che talune forme di violenza fisica e sessuale sono in diminuzione, come i palpeggiamenti, mentre lo stupro è la forma di violenza più persistente.


Secondo l’ISTAT (rilevazione del 2019), persiste il pregiudizio che addebita alla donna la responsabilità della violenza sessuale subita. Addirittura il 39,3% della popolazione ritiene che una donna sia in grado di sottrarsi a un rapporto sessuale se davvero non lo vuole. Anche la percentuale di chi pensa che le donne possano provocare la violenza sessuale con il loro modo di vestire è elevata (23,9%). Il 15,1%, inoltre, è dell’opinione che una donna che subisce violenza sessuale quando è ubriaca o sotto l’effetto di droghe sia almeno in parte responsabile.  Per il 10,3% della popolazione spesso le accuse di violenza sessuale sono false (più uomini, 12,7%, che donne, 7,9%); per il7,2% “di fronte a una proposta sessuale le donne spesso dicono no ma in realtà intendono sì”, per il 6,2% le donne serie non vengono violentate. L’1,9% ritiene che non si tratta di violenza se un uomo obbliga la propria moglie/compagna ad avere un rapporto sessuale contro la sua volontà.

È sulla base di queste premesse che Amnesty International Italia ribadisce le preoccupazioni che accompagnano la campagna #Iolochiedo e le richieste al nuovo governo affinché modifichi la normativa vigente a maggior tutela delle donne.

Amnesty International Italia ha stretto una partnership con l’Associazione Libere Sinergie per la diffusione sul territorio nazionale dell’esposizione della mostra “What Were You Wearing” (Com’eri vestita?). La mostra racconta, in cinque lingue, le storie di abusi poste accanto agli abiti che intendono riprodurre, in maniera fedele, l’abbigliamento che la vittima indossava al momento della violenza subita: ci sono un abito da sera e una tuta da ginnastica, un pigiama e i jeans con un maglione a collo alto, un vestito attillato e una gonnellina al ginocchio. L’idea alla base del lavoro è quella di smantellare il pregiudizio che la vittima avrebbe potuto evitare lo stupro se solo avesse indossato abiti meno provocanti.


Dall’8 marzo sarà poi possibile approfondire il tema del consenso nelle relazioni in maniera interattiva grazie al modulo educativo “Violenza contro le donne: Consenso”. Tratto direttamente da un caso di vita reale, questo strumento si basa su una sentenza storica della Corte europea dei diritti umani (E.B. contro Romania) ed è la storia di una donna sopravvissuta a uno stupro, a cui è stata negata la protezione e l’accesso alla giustizia. Attraverso la storia di E., verranno messi in discussione gli stereotipi più comuni sulla violenza sessuale, sottolineato il ruolo dell’elemento del “consenso” nelle relazioni ed evidenziato come lo stupro sia a tutti gli effetti una grave violazione dei diritti umani. Interattivo, agile, di facile utilizzo, il modulo può essere un utile strumento per coinvolgere e attivare i giovani e sensibilizzarli sul tema del consenso (a partire dalla scuola secondaria di secondo grado). Il completamento richiede circa 15 minuti e il modulo, disponibile anche in lingua inglese e russa, è online al seguente link: www.eduworkout.org/it/projects/3