In preghiera per la Siria, la pace ha bisogno di gente sveglia

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In preghiera per la Siria

E’ tempo di pregare, è tempo di opporsi con forza ad una nuova guerra. Papa Francesco ha voluto la giornata odierna di preghiera e di digiuno e in tutt’Italia e in tutto il mondo si aprono le chiese e si prega per la pace in Siria.
Immezcla, attraverso la penna di Mohamed Malih, vuole far riflettere.
Questa sera anche presso l’abbazzia di San Ruffino, a Senigallia, ci sarà una veglia di preghiera e lo scrittore Mohamed Malih leggerà questo intervento che riportiamo di seguito.
Dopo circa due anni di assoluto silenzio sulla vicenda Siria ora all’ improvviso si assiste a una forte mobilitazione di governi e popoli. Ottima cosa la mobilitazione. Sempre meglio tardi che mai. Tuttavia io non posso fare a meno di chiedermi quanta questa improvvisa compartecipazione al dolore della popolazione siriana sia sentita per davvero. Perché ora sì e prima no?

E mi chiedo anche perché ci mobilitiamo per i siriani e non per le tante altre popolazioni che soffrono in varie altre parti del mondo? Io lo so che chi è qui ora a vegliare per la Pace in Siria lo sta facendo in assoluta buona fede e con le migliori intenzioni. Anch’io da musulmano ( seppure sui generis) partecipo con voi a questo momento di preghiera e di umana vicinanza per la Pace in Siria. Le domande che ho sollevato prima ( perché ora sì e prima no? Perché la Siria e non altri paesi?) non vogliono essere pretesti per girare la testa altrove. Sono invece un tentativo di dare autenticità a questo momento di compartecipazione al dolore altrui. La mia impressione infatti è che il torpore con cui da due anni seguiamo le vicende della Siria sia in qualche modo lo stesso torpore con cui oggi manifestiamo solidarietà al popolo siriano. Ci siamo accorti della Siria perché Obama ha deciso così. Perché i media hanno deciso così. Certo c’è l’orribile tragedia dei morti con il gas Sarin. Ma la mia impressione è che sono altri a decidere per noi su cosa di volta in volta indignarci. Benissimo facciamo stasera a indignarci per il male che viene inferto alla popolazione siriana. Ma se quello che vogliamo è un mondo di pace, più che indignarci e soffrire a comando per la vittima di turno, dobbiamo questionarci sul torpore che accompagna la nostra vita di tutti i giorni. Quel torpore che non ci fa sentire le piccole grandi ingiustizie e sofferenze che incontriamo quotidianamente e che non ce li fa sentire come tali. Parlo del mendicante che stazione davanti alla chiesa. Parlo del ragazzo nero che vende accendini per sbarcare il lunario. Parlo delle normali situazioni di disagio di cui siamo a conoscenza ma che neanche pensiamo di alleviare in qualche modo per via del torpore di cui sopra. E allora cogliamo questa occasione di preghiera e digiuno per la Pace in Siria per cercare in qualche modo di destarci da questo torpore. E ci accorgeremo che di occasioni per costruire la pace – che va detto si costruisce anche lottando contro le piccole grandi ingiustizie di tutti i giorni – di occasioni per costruire la pace ne abbiamo a bizzeffe. Questo momento è dedicato alla Siria, al popolo siriano. Ma da domani, mi raccomando, non torniamo nel nostro torpore. La pace ha bisogno di gente sveglia.