Immigrazione, cambiano le strategie dei trafficanti: navi a perdere senza equipaggio

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Immigrazione

Cambiano le strategie dei trafficanti di uomini, cambiano in fretta, beffando sistemi di sorveglianza e intelligence europee.

Negli anni hanno dimostrato di saper cambiare le rotte a secondo degli interventi messi in campo, avendo anche dentro i Centri di accoglienza “cellule” incaricate di prendere in carico i migranti e provvedere al loro instradamento verso il nord. Cellule incaricate anche di segnalare quando i Centri di accoglienza erano troppo pieni così da cambiare approdo. Accadeva nel 2006 a Crotone al centro di prima accoglienza Sant’Anna, il più grande d’Europa e accadeva a Lampedusa.
Ma non solo questo. I trafficanti hanno, negli anni, cambiato anche i mezzi di trasporto. Negli anni Novanta, quando arrivavano sulle coste italiane anche gli albanesi, venivano utilizzate navi a perdere, vecchie imbarcazioni stracariche di uomini, che poi venivano sequestrate e restavano a “marcire” nei porti italiani, fino a quando lo Stato italiano, a suo carico, poteva rottamarle.
Poi le mafie hanno capito che occorreva esser veloci, ed allora hanno scelto di utilizzare una nave madre, per effettuare il viaggio e poi far trasbordare i migranti su scafi veloci, gommoni, pescherecci, per approdare vicino le coste italiane.
Ma il mare non si attraversa soltanto su imbarcazioni di fortuna, ma anche su traghetti dove spesso viaggiano molte persone nascoste nella stiva, in qualche container o nei tir, ad esempio tra la Grecia e l’Italia, come abbiamo visto con l’incendio della nave Norman Atlantic, traghetto con bandiera italiana, partito dal porto di Igoumenitsa, sulla costa occidentale della Grecia, verso il porto italiano di Ancona.
Fino all’altro giorno, il 21 dicembre, quando ecco che, a largo di Palermo, quando si salvano 700 siriani, si scopre un nuovo metodo: mercantili senza equipaggio a bordo, solo stracarichi di migranti, che navigano nel Mediterraneo solo con il pilota automatico. L’equipaggio fugge, secondo le dichiarazioni dei migranti stessi, su lance veloci pronti a ripetere l’operazione con altri carghi a perdere.
Ieri poi, un altro mercantile con più di 400 persone a bordo è stato individuato al largo di Crotone e salvato dalla Guardia costiera. Salvi perché una donna che era a bordo della nave ha lanciato l’SOS: ha chiamato con il suo cellulare e ha segnalato che non c’era nessuno a pilotare la nave e che loro erano in mare, sulla nave, ferma.
Un business di migranti che frutta alle mafie milioni di euro e beffa Frontex. I contrabbandieri stanno comprando nei porti del sud-est della Turchia cargo da dismettere, fino a 75 metri di lunghezza, per continuare i loro traffici e lucrare su uomini in fuga dalle guerre e dalla miseria.
Eppure, loro, i migranti, costretti a pagare anche 6mila dollari a persona (per le donne 4.500 e a volte i minori viaggiano gratis) per arrivare in Svezia, in Francia, in Germania, ripetono che l’Italia è solo un passaggio, e chiedono che non si racconti che il viaggio è impervio, perché in Siria, c’è tanta gente che ha bisogno di andar via, di fuggire e non può essere scoraggiata.
Dunque la Fortezza Europa è ancora chiusa, qui dove possono passare le merci ma gli uomini muoiono, qui dove si potrebbero aprire corridoi umanitari – come chiedono da più tempo le associazioni – ecco che c’è chi chiede al Papa di mettere fine ai traffici illegali. C’è una petizione online,  https://www.immezcla.it/inchieste-immigrazione/cittadinanza/item/751-alessandra-ballerini-leonardo-cavaliere-carmelo-gatani-paola-la-rosa.html da firmare.
Spiegano i promotori: “Di fronte all’immobilismo dei governi dell’Unione Europea, il Pontefice potrebbe sostenere un’alternativa umana alla mafia dei trafficanti ponendosi al centro dell’azione diplomatica.
Le nunziature apostoliche, cioè le missioni diplomatiche che rappresentano la Santa Sede nel mondo, potrebbero fare ciò che le Ambasciate degli Stati europei negano: rilasciare visti di ingresso perché le famiglie, i bambini, le donne, gli uomini che fuggono da guerre e persecuzioni possano raggiungere Paesi Sicuri su mezzi di trasporto legali, invece di essere costretti a pagare gli scafisti e morire a migliaia sui barconi. Un corridoio umanitario garantito dai governi permetterebbe a quanti vogliono fare richiesta di asilo di presentarsi direttamente nelle ambasciate dei Paesi europei (nello stesso Stato dal quale intendono fuggire o nei Paesi confinanti con quello da cui fuggono), senza dover intraprendere un viaggio terribile e spesso mortale”.