Immigrazione, i sogni dei bambini che hanno perso tutto

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I sogni dei bambini che hanno perso tutto

Mohammed ha 11 anni, è nato in Sierra Leone, ed ha perso suo padre e suo nonno a causa dell’Ebola. Sono stati accusati di aver portato la malattia nella comunità e per questo l’intera famiglia è stata mandata via e ha dovuto pagare una multa. Il sogno di Mohammed è quello di poter aiutare gli altri“Spero di diventare un medico. Il mio sogno è quello di diventare un dottore, ma avrò bisogno del sostegno della mia famiglia per istruirmi, prima dell’Ebola andavo a scuola, ma ora non c’è più la scuola.”

Mohamed arriva dalla Siria e lui disegna in 5 minuti le sue emozioni e il suo sogno su un foglio di quaderno, dove trovano posto un cuore che sanguina, il kalashnikov di un soldato, un campo da calcio con i bambini e, disegnata per ultima, una casa con una stufa e il camino che fuma. Sta vivendo il suo secondo inverno al campo profughi di Al Za’atari, che sorge nel nulla al nord della Giordania, in mezzo al deserto, battuto dal vento freddo. Lo scorso inverno ha dovuto abbandonare anche la sua tenda nel campo, quando una forte nevicata ha costretto Save the Children a spostare per giorni bambini e famiglie all’interno dei container delle Scuole per l’Infanzia. Ora quasi tutte le tende del campo sono state sostituite da container, ma le condizioni di vita, soprattutto per i bambini, sono molto difficili e il numero di profughi che fuggono dalla Siria è in continua crescita (sono più di 3.320.000 tra cui più di 1.727.000 bambini). Il suo sogno è chiaro:“Vorrei una casa vera, con una stufa che la scalda. Vorrei che il mondo non si dimenticasse mai di noi che siamo qui.”
Nadia, 15 anni, è originaria di Homs, è sbarcata nel 2014 in Italia dopo 2 anni e mezzo di fuga dalla Siria insieme ai genitori e due fratellini di 4 e 10 anni, attraverso l’Egitto e la Libia dove è stata minacciata da un ragazzo che la voleva costringere con la forza a sposarlo. Il sogno di Nadia è di tornare a scuola e diventare avvocato.
“Vorrei raggiungere la Danimarca, un posto sicuro, dove vive già mia zia, e poter tornare finalmente a scuola, fare l’università e diventare avvocato.”
Sono i sogni apparentemente impossibili di alcuni bambini che hanno perso tutto o sono in grave pericolo, a causa di una guerra, come quella in Siria o nella Repubblica Centrafricana, di un’epidemia, come l’Ebola, hanno dovuto ricostruire anno dopo anno da zero le loro vite, come dopo lo tsunami in Indonesia, o hanno paura guardando negli occhi i genitori che hanno perso il lavoro e faticano a sostenerli con tutto quello che occorre, anche qui in Italia.
Save the Children “fa spazio” ai sogni di bambini coraggiosi nonostante tutto. Foto che raccontano un mondo intero, fuori e dentro ciascuno di loro, perchè i dati parlano chiaro e dicono che nel 2014 6,3 milioni di bambini con meno di 5 anni hanno perso la vita per cause prevenibili e curabili come una diarrea o una polmonite; 1 milione di bambini vive in aree in conflitto e più di 1 miliardo e mezzo sperimenta qualche forma di violenza ; 650 milioni sono in povertà estrema; 57 milioni non frequentano la scuola primaria e 250 milioni sono fuori da un percorso di istruzione e apprendimento.
Impariamo ogni giorno dai bambini in ogni parte del mondo, e soprattutto da quelli che sono in maggiore difficoltà, che i sogni sono una ragione di vita, e chiedono con semplicità e con forza uno stesso futuro. Con il suo lavoro Save the Children salva la vita di milioni di bambini, ma altrettanti e molti di più li accompagniamo nelle loro crescita, sostenendoli e proteggendoli, promuovendo i loro diritti, aiutandoli ad essere protagonisti delle loro vite, proprio perché possano coltivare ogni giorno i loro sogni e raggiungerli nel miglior modo possibile,” ha dichiarato Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia.

Scritto da l.c.