Il Papa in visita al Centro Astalli: i rifugiati accogliamoli nei conventi vuoti

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Il Papa in visita al Centro Astalli: i rifugiati accogliamoli nei conventi vuoti

E’ arrivato alla mensa del Centro Astalli di Roma, la sede italiana del servizio dei Gesuiti per i rifugiati, all’ora in cui molti di loro sono in fila per il pranzo quotidiano. E’ sceso dalla sua berlina, li ha salutati e abbracciati.

 
E’ iniziata così la visita di Papa Francesco nel centro fondato da Padre Pedro Arrupe, che dal 1981 si occupa di offrire servizi di accoglienza e assistenza a chi arriva in Italia per fuggire a guerre e violenze nel proprio Paese.
Ancora una volta il Papa è arrivato senza scorta, ha messo da parte tutti i protocolli previsti per le visite ufficiali per abbracciare i “fratelli e sorelle rifugiati”, mantenendo la promessa fatta nel mese di aprile quando, a meno di un mese dall’inizio del suo Pontificato, chiamò il presidente del Centro, padre Giovanni La Manna, per comunicargli che avrebbe accettato il suo invito.
Dopo i saluti alla folla che si era radunata fuori dal centro, il Papa ha fatto visita alla mensa dove si è intrattenuto con un gruppo di venti rifugiati, ognuno proveniente da un Paese diverso. Papa Francesco ha ascoltato le loro storie e ha continuato a farlo anche dopo, quando nella Chiesa del Gesù, Carol, un’insegnante siriana costretta ad abbandonare la Siria un anno fa e Adam originario del Darfur, in Sudan, hanno raccontato le loro sofferenze, le guerre fratricide e la fuga alla quale sono stati costretti, affrontando un viaggio che per le condizioni e i rischi ai quali si è esposti possono essere considerati veri e propri “crimini contro l’umanità”.
Testimonianze forti, sofferte, come lo stesso Francesco ha sottolineato, davanti alle quali non dobbiamo restare indifferenti. “La sola accoglienza non basta” ha detto il Papa “non basta dare un panino se non è accompagnato dalla possibilità di imparare a camminare con le proprie gambe”, di ricominciare a costruirsi un futuro.
Tutti dobbiamo vivere con più coraggio e generosità l’accoglienza all’interno delle comunità, ha continuato il Papa, anche la Chiesa deve farlo, mettendo a disposizione dei rifugiati i conventi vuoti, che non devono essere trasformati in alberghi per guadagnare denaro.
Un discorso importante che ha sollevato l’entusiasmo di tutti nel sentir parlare di una “Chiesa povera per i poveri” come ha raccontato Padre La Manna. Un discorso che, come il Direttore della Sala stampa vaticana Padre Federico Lombardi ha evidenziato, va letto in continuità con la prima visita ufficiale del Papa che lui stesso ha scelto di fare a Lampedusa per sottolineare il legame che lo unisce ai rifugiati che sono stati spesso centro dei suoi interventi, come nell’appello fatto in occasione della giornata mondiale del rifugiato a “considerare la condizione di quelle famiglie costrette a lasciare in fretta la loro casa e la loro patria e a perdere ogni bene e sicurezza per fuggire da violenze, persecuzioni, o gravi discriminazioni” e che troppo spesso si scontrano con la “globalizzazione dell’indifferenza” di società che, come la nostra, sono chiuse nel proprio benessere. 

Scritto da Fausta Tagliarini