Il flop del reato di immigrazione clandestina

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Il flop del reato di immigrazione clandestina

Adesso i numeri parlano chiaro ed evidenziano, con la loro forza, nero su bianco, il fallimento di una norma sul reato di immigrazione clandestina, voluta e sostenuta in un Pacchetto Sicurezza dall’allora ministro dell’Interno, Roberto Maroni.  I numeri sono quelli relativi all’art. 10 bis, introdotto dal Decreto legislativo n.94 nel luglio del 2009 (il c.d. “Pacchetto sicurezza”) e configurante appunto la fattispecie di reato generata dall’ingresso e dalla permanenza illegale nel territorio italiano di cittadini non comunitari. Solo 12 sentenze di condanna in 18 mesi. Sarà anche per questo che il ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge ha parlato della necessità di abrogare il reato di immigrazione clandestina (reato per cui non è prevista la detenzione).  Un’aggravante, quella della clandestinità, dichiarata illegittima nel luglio del 2010 dalla Corte Costituzionale e “bocciata” anche dalla Corte Europea in ben 2 occasioni, sia nel 2011 che nel 2012.

I dati, resi noti da Redattore sociale,  dunque, al momento sono impietosi, anche e soprattutto considerando che nel nostro Paese è stimata la presenza “illegale” di oltre 500 mila stranieri. Sono appena 172 i fascicoli aperti nei tribunali all’interno dei quali è stata rintracciata la voce relativa al reato in questione. Di questi, solo 55 sono stati quelli definiti. Più nello specifico, sono solo 12 le sentenze di condanna, mentre 18 sono le sentenze concluse con un patteggiamento e 1 la sentenza “promiscua” (vale a dire definitasi con una condanna per un reato e un’assoluzione per l’altro). Il totale delle sentenze di assoluzione sono 4 e 20 quelle chiuse con altre modalità di definizione.
I dati del ministero non consentono al momento di sapere quante sono le persone condannate nel contesto delle 12 sentenze. Non solo: i dati rischiano di essere oggettivamente inficiati da alcune lacune del sistema, visto che in diverse cancellerie potrebbero essere stati rubricati come “immigrazione clandestina” anche reati specifici, come quelli facenti riferimento alla legge 286 o 189. Inoltre, l’analisi del ministero non tiene conto di eventuali definizioni dei reati davanti al Gip o al Gup, ma solo in sede giudicante.
Comunque, stando a questi criteri di analisi e con l’attuale trend, una copertura totale delle sedi di tribunale porterebbe a circa 200 fascicoli e circa 15/20 sentenze di condanna. Cifre oggettivamente molto piccole. “E non può essere diversamente – commenta Patrizio Gonnella di Antigone – visto che stiamo parlando di leggi-manifesto, assolutamente inapplicabili. In realtà sulla questione possono essere fatti due ordini di considerazioni. La prima è quella che fa riferimento alla lentezza dei processi in Italia, per cui è difficile che in un solo anno (legge del 2009, dati del 2010, ndr) si sia arrivati a numeri importanti. La seconda considerazione, invece, è che di fronte a questi numeri è chiaro che siamo di fronte a una norma impossibile da realizzare. Di fatto queste norme rimangono disapplicate, soprattutto se pensiamo che nel nostro paese sono stimati da 500 mila a 1 milione di irregolari. E’ come dire che tutti quelli che gettano la carta per terra devono essere processati! E una norma non applicata, sull’altro versante, genera anche un clima negativo, quasi di impunità diffusa! Incide sul senso di appropriatezza del sistema giuridico. E’ oltretutto una norma dalla scarsissima efficacia persuasiva: figuriamoci cosa può interessare a un immigrato africano di venire condannato con una pena pecuniaria da applicare dopo 3 anni!!”.