“Il Consiglio dei ministri approvi subito il testo di riforma dei decreti sicurezza predisposto dalla ministra Lamorgese”

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Passate elezioni e referendum,  la maggioranza non ha più alibi per rimandare ulteriormente l’approvazione di un provvedimento che modifichi i decreti sicurezza voluti da Salvini.  

La ministra Lamorgese ha predisposto un testo di riforma che il consiglio dei ministri deve discutere con la massima urgenza, per intervenire sugli aspetti più negativi di quei decreti.  

Il provvedimento proposto presenta aspetti positivi, come l’ampliamento dei casi in cui può essere riconosciuta una protezione speciale; la restituita centralità al sistema di accoglienza gestito dai comuni che favoriva l’integrazione con la comunità locale; l’abrogazione delle sanzioni amministrative per le Ong.

Ma vi sono anche disposizioni che non condividiamo e che vanno modificate, come il mantenimento delle sanzioni penali in caso di violazione del divieto o limitazione di ingresso in acque territoriali; la riproposizione della detenzione amministrativa, sia pure con la riduzione dei tempi massimi da 180 a 90 giorni; la riduzione da 48 a 36 mesi per espletamento delle pratiche sulla cittadinanza. Un lasso di tempo troppo lungo, addirittura superiore ai 24 mesi previsti in precedenza. 

E tuttavia, questo primo passo per migliorare la condizione delle persone straniere che giungono sul nostro territorio va ratificato con la massima urgenza. 

Intanto l’Europa, nonostante le roboanti dichiarazioni, sigla un patto sui migranti che sconta la ricerca di una mediazione con i paesi di Visegrad, intervenendo addirittura in senso negativo sul diritto d’asilo.

E questo mentre le frontiere, di terra e di mare, restano chiuse e si continua a morire. E chi è respinto nei paesi di provenienza o in Libia, con cui l’Italia ha rinnovato i famigerati accordi, nonostante da più parti si fosse chiesto di abolirli, è rinchiuso e sottoposto a trattamento inumani.

E’ tempo di agire perché almeno si avvii un percorso che porti al rispetto della vita e della dignità dei delle persone straniere che arrivano alle frontiere d’Europa. Quello tentato dalla Lamorgese è un primo passo