Decreto Rilancio, I braccianti in sciopero contro i termini della regolarizzazione

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Foto Fb Aboubakar Soumahoro

Aboubakar Soumahoro: sfidiamo i ricatti

Hanno incrociato le braccia e hanno avuto la forza ed il coraggio di scioperare. Sono i braccianti, persone che ogni giorno raccolgono frutta e verdura con la schiena piegata per ore e ore, per pochi euro l’ora. Invisibili, senza diritti e senza tutele, che vivono in baracche e ghetti nelle campagne italiane e che si spostano in base alla produzione agricola: in inverno nella Piana di Gioia Tauro per la raccolta delle arance e in estate in Puglia per la raccolta dei pomodori. 

La manifestazione sindacale è partita da Torretta Antonacci (San Severo) e ha attraversato le campagne per arrivare fino alla prefettura di Foggia. Lì una delegazione di lavoratori ha consegnato le cassette piene di quella frutta e verdura che rischiava di marcire nei campi, a causa dell’emergenza Covid19, e che ha fatto alzare la voce ai produttori allarmati per non avere nei campi braccia per la raccolta. Da lì si è aperta la strada al decreto Rilancio e alla regolarizzazione dei migranti, voluta dalla ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova.

Migranti che il Decreto Rilancio, voluto dal Governo Conte, potrebbe regolarizzare ma che lascia molti dubbi ed evidenzia molti limiti poiché darà risposte solo a una parte di chi vive ai margini nel nostro Paese. Il sindacalista dell’Usb Aboubakar Soumahoro, da tempo impegno nella battaglia per la difesa dei lavoratori migranti, ha così organizzato lo scipero di oggi e dal suo profilo Fb, con un video, mostra la massiccia adesione. Dice:”Questo fiume di esseri umani è la dimostrazione che nelle campagne mancano i diritti, non le braccia. Abbiamo osato scioperare per sfidare la politica del cinismo, per sfidare i ricatti, i soprusi e per dimostrare che a marcire sono i diritti dei lavoratori. Questo è solo l’inizio. Oggi noi braccianti lottiamo anche per i piccoli produttori, la filiera corta, i gruppi di acquisto solidale e per tutti quelli che lottano silenziosamente e solitariamente, come noi, contro lo strapotere dei Giganti del cibo”.

Uno sciopero che ha visto l’adesione anche di molti consumatori che oggi non hanno comprato frutta e verdura proprio in segno di solidarietà a chi lotta per i diritti, ai braccianti, agli invisibili. Non si raccolgie e non si consuma, i lavoratori migranti non sono braccia usa e getta. I braccanti non sono braccia ma persone. 

Questa regolarizzazione non piace neanche al Consiglio Italiano per i Rifugiati che lo giudica “una norma positiva ma parziale, quella che renderà possibile la regolarizzazione di molti lavoratori nel nostro Paese. Positiva rispetto al drammatico problema dei migranti sfruttati in agricoltura e di quanti lavorano nelle nostre case, ma una norma che avremmo voluto più avanzata e che, così strutturata, darà risposte solo a una parte di chi vive ai margini in Italia.  Molti dei quali divenuti irregolari a causa dei Decreti Salvini.

Il limite più evidente del decreto approvato ieri consiste nell’ampiezza della platea destinataria tali misure: la regolarizzazione si applicherà infatti esclusivamente ai lavoratori impiegati nell’agricoltura, nei servizi domestici e di cura, lasciando senza alcuna possibilità di legalità le migliaia di persone che lavorano nell’edilizia, ristorazione, logistica, commercio e in tanti altri settori produttivi.

La norma, di cui stiamo attendendo ancora la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, dovrebbe prevedere un secondo canale di legalizzazione: il rilascio di un permesso di soggiorno per ricerca occupazione semestrale, ma solo per coloro che hanno perso un permesso di soggiorno dopo ottobre 2019 e che possono dimostrare un precedente lavorativo nei settori dell’agricoltura e lavori domestici. Un’accezione troppo ristretta che lascia fuori decine di migliaia di persone che in Italia hanno investito molto e stavano costruendo un percorso positivo di integrazione”.

“Una norma che avremo voluto più comprensiva, anche se riconosciamo l’intenso lavoro realizzato dai Ministeri interessati che indubbiamente ha molto migliorato le bozze circolate in queste settimane” commenta Valeria Carlini portavoce del CIR “come CIR avevamo chiesto un intervento che prevedesse categorie più ampie che permettessero di sanare anche le tante situazioni di irregolarità create dai Decreti Sicurezza. Crediamo che debbano essere introdotte urgentemente nuove forme giuridiche in grado di non creare, da qui a breve, altre migliaia di irregolari. Confidiamo che il Parlamento possa migliorare il decreto in fase di conversione”.

Positivo il rimando al piano triennale di contrasto allo sfruttamento lavorativo in Agricoltura, come strumento per contrastare le indignitose condizioni in cui sono spesso costretti a vivere quanti impiegati nella raccolta agricola.  Come CIR riteniamo che sia determinante che questa parte non rimanga lettera morta, ma che da subito vengano previsti alloggi dignitosi attraverso il recupero del patrimonio pubblico e la riqualificazione dei borghi rurali.

Avremmo voluto un intervento ancora più incisivo, che prevedesse strumenti di maggiore tutela e più efficaci per contrastare il caporalato. Come un’intermediazione dei Centri per l’Impiego e la previsione di un più serrato monitoraggio dei rapporti lavorativi, da parte degli enti preposti, volto a verificare la garanzia dei diritti delle persone impiegate.

 “Infine è evidente che nessuna regolarizzazione può essere risolutiva se non si iscrive in una revisione delle politiche migratorie che parta dall’introduzione di efficaci modalità di accesso legale al territorio e preveda la possibilità di convertire i permessi di soggiorno che autorizzano allo svolgimento di attività lavorative” conclude Valeria Carlini.

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