Horcynus Festival Reggio Calabria a Ecolandia, sonorità e popoli in movimento con Fanfara Station

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Fanfara Station con Piero Crucitti
Fanfara Station con Piero Crucitti (Foto di Marco Costantino)

Contaminazione e ritmo con l’organettista reggino Piero Crucitti. Marzouk Mejri: “Il mediterraneo è unico perché ha tante anime”

L’appassionante viaggio dentro la dimensione migrante del nostro tempo, tra le sponde di un Mediterraneo antico e moderno, ha fatto tappa a Reggio Calabria, al parco Ecolandia di Arghillà, con il concerto di Fanfara Station arricchito dalle vivaci incursioni del talentuoso organettista reggino Pietro Crucitti.

Ritmo, energia tripudio di note dal sound popolare e moderno, tradizionale ed elettronicohanno caratterizzato l’appuntamento con la Musica Nomade proposto dai direttori artistici della sezionedell’Horcynus Festival Reggio Calabria, Giacomo Farina e Luigi Polimeni.

Il trio, che ha già inciso l’album “Tebourba e che prestò ne pubblicherà un’altro, è composto da Marzouk Mejricantautore e polistrumentista tunisinofiglio d’arte, considerato uno dei migliori percussionisti sulla scena italianaCharles Ferris trombettista statunitense caratterizzato da uno stile eclettico e dalla sperimentazione performativa di diversi generi, e Marco Dalmasso, in arte Ghiaccioli e Branzinidj e produttore torinese residente a Firenze che ha viaggiato tra i generipartendo dall’elettronica e contaminandola con blues, jazz e folkSperimentando e combinando tra loro generi e strumenti, i Fanfara Station danno vita a vere e proprie creazioni musicali. Dopo anni di lavoro, il poliedrico trio ha affinato una intensa poetica ispirata al mondo Mediterraneo che lo scorso anno è valsa il 12° Premio Andrea Parodi, l’unico contest in Italia riservato alla World Music, il premio della Critica e quello per il Migliore Arrangiamento.

In occasione del concerto reggino, Fanfara Station, con due loopstation, beats contemporaneitromba, trombone e una inedita varietà di strumenti della tradizione tunisina, animata da percussioni scascikatarbendirdarbuka, tabla e tromba, trombone, clarinetto e tre fiati tunisini (naymizued e ocra), hanno fuso le loro sonorità con ilflauto armonico, l’organetto a 8 bassi, il doppio flauto e il tamburello di Piero Crucitti. Musica d’autore, creatività e improvvisazione, su un palcoscenico pieno di strumenti, ognuno dei quali portatore di tradizioni e storie desiderosi di incontro e condivisione, hanno alimentato un’intesa spontanea, fantasiosa e brillante. 

“La Musica testimonia che il Mediterraneo è unico – ha commentato il cantante tunisino Marzouk Mejri – anche se le identità sono tante, eterogenee e composite e le sonorità, come i colori di un mosaico immenso e bellissimo, sono molteplici e variopinte. Esso è unico proprio perché così ricco di Storia e di Storie. Per me è Pace. Sono passati generazioni, civiltà, imperi e il Mediterraneo è rimasto sempre lìI popoli che lo abitano, nonostante la politica, sono tra loro legati. Ho avuto questa sensazione quando sono arrivato a Napoli e quando in tournée giro per il Sud. Io ho speranza e fiducia che il Mediterraneo resisterà in questi tempi duri. Siamo tutti di passaggio e dopo i cattivi torneranno i buoni. La storia testimonia questa alternanza. Tutto questo ci ispira e, al di là delle etichette, la nostra è certamente una musica ispirata a questo composito Mondo Mediterraneo in cui risuonano, contaminandosi costantementesonorità della cultura arabo-andalusa, culla come la lingua del Maghreb di anima araba, turca, francese, spagnola, italianafiati d’orchestra, ritmi balcanici e sound contemporanei. E’ stata una bellissima esperienza incontrare Piero Crucitti e suonare insieme a lui. E’ un musicista pieno di energia e talento, custode prezioso di tradizioni ma anche aperto alle novità e alla diversità“, ha concluso Marzouk Mejri.

“Sono curioso e per questo suonare con i Fanfara Station mi ha molto divertito. E’ stata un’avventura entusiasmante. Chi non pone resistenza a ciò che non conosce ma lo esplora con gioiaaccogliendo e lasciandosi trasportare, si fa dono di un’esperienza arricchente e unicavive in condivisione. Questo è anche la musica per me“, ha commentato Piero Crucitti.

Lo sguardo al Domani – in lingua araba Ghadaan – proposto in questa occasione da Horcynus Festival Reggio Calabria, è stato dunqueimmerso in un Mediterraneo antico e contemporaneo, intriso di tradizioni diverse proiettate nel futuro e radicate nella storia e nei canti dei popoli che da sempre muovono culture dal Medio Oriente al Maghreb, all’Europa e alle Americhe. Uno scrigno antico in cui unaintensa eterogeneità diventa unicità.

Non ha bisogno di appartenere ad una religione, la musica, per cantare la grandezza del Creato. La prima forma di comunicazione inventata dall’uomo, la più ancestrale – sottolineano, con riferimento alla Musica nomade, i direttori artistici di questa sessione di HorcynusFestival, Giacomo Farina e Luigi Polimeni – non necessitava di tecnologia per essere praticata: bastava una pelle tesa, una canna con dei fori, una corda in tensione e il messaggio arrivava e parlava di uomini e donne, delle stagioni della vita, dei sogni di bambini. Un linguaggio universale non codificato ma intuito da tutti, a testimonianza di una Radice culturale comune che unisce da sempre gli esseri umani, seppur diversi nel colore della pelle, nella lingua e nei costumi, in un’Unica Razza. Nella consapevolezza profonda della ricchezza della diversità in cui viviamo, lasciamo che siano la curiosità alchemica di mescolare generi e stili e la commistione di suoni e atmosfere senza genere ad accompagnarci nelle scelte per il nostro Festival e nelle produzioni originali che esso concepisce, come restituzione artistica della ricerca-azione che la Fondazione opera nel territorio”, concludono i direttori artistici per la Musica di Horcynus Festival,Giacomo Farina e Luigi Polimeni.

Altro appuntamento di spessore per Horcynus Festival, uno dei filoni della triplice e ormai consolidata articolazione – Horcynus Educational Festival rivolta agli studenti, Horcynus Lab Festival e HorcynusFestival – incentrata su ricerca, sperimentazione e visione didattica e laboratorialepromosso anche a Reggio Calabria dalla Fondazione Horcynus Orca, con la direzione artistica di Franco Jannuzzi per il Cinema, Massimo Barilla per il Teatro, Giacomo Farina e Luigi Polimeni per la Musica, con il cofinanziamento della Regione Calabria e il patrocinio del Comune reggino.

Appuntamento adesso con Horcynus Lab Festival, i prossimi 21-22-23 settembre, a Capo Peloro a Messina, dove sono in programma deiseminari internazionali con intellettuali provenienti da tutto il mondo.

Fanfara Station

Marzouk Mejri è un cantautore e musicista tunisino, considerato uno dei più grandi percussionisti residenti in Italia. È nato a Tebourba, a circa 30 km dalla capitale Tunisi, in una famiglia di musicisti; suo padre era un famoso suonatore di rullante oltre che di darbouka. Da 22 anni vive in Italia, a Napoli, dove ha collaborato con numerosi illustri musicisti: Daniele Sepe, James Senese, Eduardo De Crescenzo, 99 Posse, Peppe Barra e molti altri. Da più di 10 anni è il leader del gruppo Marzouk Ensamble e di numerosi altri progetti a lui collegati. Nel 2006 ha inciso il suo primo CD “Genina. Parallelamente al lavoro di musicista, Marzouk è leader di un presidio Slow Food in TebourbaTunisia, dove aiuta a sostenere un tradizionale cous cous di grano antico lavorato a mano
Charles Ferriscaliforniano di San Franciscotrombettista ed etnomusicologo, arriva a Napoli come borsista Fulbright con una ricerca sulle tradizioni e i canti della Campania. A San Francisco ha suonato con i Japonize Elephants, l’orchestra di salsa Quimbombo e ha fondato i Four Flea Circus. In Italia dal 2006, ha collaborato con: Sineterra, La Mescla, ‘E Zezi, Lisa Mezzacappa, Marcello Giannini, AjarJewlia Eisenberg, Francesco Forni, Insula Dulcamara, FloMaxmaber Orkestar, The Enthusiastics, Joseph Martone, il collettivo napoletano di musica improvvisata Crossroads Improring.

Marco Dalmasso, in arte Ghiaccioli e Branzini, è un Dj e Producerdi TorinoVive a Firenze. Negli anni ha affinato un suo stile inconfondibile, contaminando la musica elettronica con il Blues, al Jazz e la musica folk. Tra le Release del 2015 segnaliamo quella con la PrisonEntertainment (Uk) con il brano “Gandy Dancer“, presentato al Miami Winter Conference, e il remix per Peppe Voltarelli Sciakatan, uscito con l’etichetta newyorkése Musicadesso di Mark Gartenberg.

Guest

Piero Crucitti fa parte dell’associazione culturale Conservatorio Grecanico di Cataforio (RC) che dal 1991 promuove attività di ricerca sulla musica e la tradizione aspromontana e organizza annualmente stage itineranti sulla musica e la danza della zona grecanica di Calabria (U’Stegg!).

Talentuoso organettista innamorato della musica popolareè anche fine musicista e compositore moderno. Accosta agli strumenti tradizionalicalabresi, il suo primo e più grande amore, anche quelli acustici ed elettronici.

Cresciuto sulle colline di Cataforio, oggi è noto anche a Cannes grazie al suo talento e alla consolidata e antica collaborazione con la regista toscana, Alice Rohrwacheril cui primo lungometraggio “Corpo Celeste” (2011) è stato girato proprio a Reggio Calabria. I film da lei diretti, ai quali Piero Crucitti ha collaborato per la parte musicale, hanno sempre ricevuto prestigiosi riconoscimenti

L’esperienza musicale di Piero Crucitti nel cinema si pregia anche della  collaborazione con la regista reggina Sophia Luvarà nel documentario “Parola d’onore” (2020). 

Preferisce far ballare la gente – e più di ogni altra cosa va fiero di averne fatta ballare tanta – suonarci in mezzo, piuttosto che occupare il palcoscenico. Questa sua passione lo ha portato ancora in Franciadove, con Helene Bissieres, promuove stage e suona l’organetto.

Adesso vive in Umbria, in campagna, ma resta molto legato alle sue radici calabresi.

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