Guinea, Mohamed il suo amore “fuori legge” per Mimo

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Mohamed Tounkara

Mohamed Tounkara, 19 anni, è cresciuto con sua madre a Dabola, nella regione nord-orientale della Repubblica di Guinea, a casa di suo zio. Il ragazzo non ha mai conosciuto suo padre; è stato concepito fuori dal matrimonio e la famiglia di suo zio disprezzava sua madre e lui.

Da adolescente, Mohamed incontrò un altro giovane, Mimo Kake, e se ne innamorò. Ma l’omosessualità è illegale in Guinea, come in molti paesi dell’Africa, quindi Mohamed ha tenuto segreta questa relazione.

Nel dicembre 2017, a poco più di un anno dall’inizio della relazione, Mohamed e il suo partner sono stati attaccati da una folla a Conakry, la capitale della Guinea. Mimo Kake è stato ucciso e Mohamed è stato picchiato e poi arrestato. È stato imprigionato per un mese e mezzo e torturato con scosse elettriche. È fuggito durante un periodo di sconvolgimenti politici all’inizio del 2018, ma la famiglia di suo zio, sostenendo che Mohamed aveva portato loro vergogna, ha minacciato di rimandarlo in prigione.

Così, nel marzo 2018, Mohamed è fuggito dalla Guinea per la Sierra Leone e poi è volato a Guayaquil, in Ecuador. Dopo sei giorni in Sud America, è entrato in Colombia e poi è arrivato a Panama attraverso il difficile e pericoloso tappo del Darien, una regione chiamata in tal modo per la fitta vegetazione, la quale rappresenta il confine naturale tra l’America centrale e quella meridionale.

Mohamed Tounkara ha resistito diversi giorni senza cibo e uomini armati lo hanno aggredito e derubato. In seguito si ritrovò a viaggiare con un gruppo di circa altri 15 giovani migranti – dal Nepal, Camerun e Cuba – e anche un connazionale della Guinea.

Ebbene, Mohamed ha trasportato l’uomo per gran parte del percorso attraverso il passaggio del Darien, e il suo amico ha aiutato a pagare il cibo e altri oggetti sulla strada per il confine con gli Stati Uniti, a migliaia di chilometri di distanza.

Tuttavia, quando sono arrivati al primo porto di ingresso degli USA, i due si sono separati. Mohamed Tounkara ha detto di aver perso le tracce dell’uomo e di non essere sicuro di cosa gli sia successo. Ha quindi chiesto asilo a Laredo, in Texas, nel settembre 2018.

Sebbene abbia superato in modo credibile il pauroso colloquio di ingresso, è stato detenuto nel centro di detenzione di Rio Grande per 10 mesi.

In qualità di “straniero in arrivo”, che ha chiesto asilo al porto, non aveva diritto a un’udienza per una cauzione davanti a un giudice dell’immigrazione e funzionari del Dipartimento della sicurezza interna si sono rifiutati di concedergli la libertà sulla parola.

A differenza della maggior parte dei richiedenti asilo lì detenuti, Mohamed aveva un avvocato che lo aiutava a preparare il suo caso in maniera efficace.

La sua udienza è stata ritardata più volte, ma alla fine si è svolta il 5 giugno del 2019, davanti a un giudice del tribunale per l’immigrazione di San Antonio.

Mohamed Tounkara è stato interrogato tramite videoconferenza mentre era ancora nel centro di detenzione. Dopo un’ora di domande, il giudice ha concesso asilo a Mohamed.

“Questa è la fine di questa parte della tua esperienza di immigrazione”, ha detto il giudice. “Ti auguro il meglio: sfrutta al massimo questa concessione di asilo.”

Mohamed Tounkara non ha famiglia negli Stati Uniti, ”voi siete la mia famiglia”, ha detto agli avvocati e ai difensori che lo hanno aiutato. Ma ha un contatto a Filadelfia e ha intenzione di andare a vivere lì. Vorrebbe imparare l’inglese, andare a scuola e recuperare i mesi che ha perso e dimenticare i giorni in cui ha sofferto durante la detenzione. Solo ora è in grado di piangere, ricominciando a costruirsi una nuova vita.