Gli immigrati in Calabria? L’unica demografia positiva in una regione di “anziani”

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Gli immigrati in Calabria? L'unica demografia positiva in una regione di

Sia che vengano dal mare che vengano da oltre la frontiera li trattiamo da stranieri e li chiamiamo extracomunitari anche quando non lo sono. In qualche caso li trattiamo come usiamo fare con le emergenze naturali e catastrofiche, attendiamo piani straordinari, finanziamenti particolari e di fatto non risolviamo mai la questione come se appartenesse ad una condizione di “normalità”, ad un fatto che stratifica la storia umana e sociale di una città, di un paese, di una regione.

Alcuni dati in Calabria si leggono velocemente, altri si utilizzano in maniera partigiana, su alcuni si sorvola. Ma se si dovesse andare veramente a fondo alle questioni, per darsi un allarme significativo, occorrerebbe rileggere l’ultimo censimento Istat 2011, che ci ha consegnato una Calabria, in recesso demografico (meno 2,6%), che invecchia, fecendo aumentare gli ultracentenari, che perde le sue risorse giovanili e di migliore attività produttiva e che riesce solo a triplicare il dato della popolazione straniera insediata (+ 265%), 7 stranieri su 10 si trovano la provincia di Reggio Calabria e Cosenza.
Una Regione che deve programmare il suo rilancio economico e culturale e che sa che ha meno di 2 milioni di abitanti, dovrebbe capire pure che questo scenario, anche per il più soft degli economisti , significa perdita di capitale economico potenziale su recessione di capitale umano.
Eppure sono gli immigrati quelli regolari e quelli dimenticati troppo spesso nei centri di accoglienza o di assistenza in attesa di giudizio, che rimangono sempre stranieri, mentre nutrono i nostri dati istat e spesso le nostre terre o assistono gli anziani di Calabria. Un anziano o anziana e la sua badante sono significativamente incisivi sulla demografia, di più di una giovane coppia italiana di futura e possibile emigranza o di un addetto in età matura. In Calabria, regione in controtendenza per antonomasia, avviene ciò che non accadrà più nemmeno nei prossimi anni in Italia:qui aumentano i residenti nei centri medi e diminuiscono nelle città. Forse questo è dovuto anche alla presenza dei nuovi cittadini italiani e forse anche questo occorrerebbe considerarlo una risorsa. La capacità di non far crollare il nostro sistema territoriale ed ambientale, di non far spopolare i nostri centri e di ambire ad una vita migliore anche nelle periferie o nelle campagne.
Ma degli Immigrati in Calabria se ne parla sempre come numeri, “quanti “ne sbarcano, “quanti “muoiono nel mediterraneo, “quante donne e bambini” vi erano sui barconi, “quanti” sono nei centri di accoglienza, “quanti” rimasti dimenticati negli alberghi, a “quanti” abbiamo dato prima 46 euro, poi 35 euro per provvedere a sostenere il loro vitto, alloggio e scuola di italiano, quando ci siamo riusciti, con una politica di sostegno troppo spesso faccendiera e non di integrazione.
Ma di fatto si tratta spesso di persone che arrivano e che subito diventano merce invece che capitale, che diventano sfruttati piuttosto che lavoratori, dimenticati invece che integrati. Sono stati tra Acri e Castigliano Cosentino, A Falerna come a Cetraro e Feroleto Antico, a Petilia Policastro, ad Acquaformosa, a Crotone, a Lamezia, a Reggio Calabria, a Rosarno, a Riace ed a Caulonia, solo come nelle città e nei paesi “di chi se li accoglie”. Cercavano nuove frontiere ed hanno trovato diversi modi di essere trasferiti
Eppure se insediano, diventano la crescita e salvano la Calabria. Certi numeri non andrebbero ignorati. Questi, retti dagli immigrati, sono quelli dell’esistenza e delle resistenza umana nei nostri luoghi, per una vera cultura della coesione civile nella vecchia Calabria.

Scritto da Consuelo Nava