Giornata mondiale contro la violenza sulle donne La Chiesa Evangelica Luterana in Italia: Stiamo dalla parte delle donne. Condanniamo ogni forma di violenza.

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I numeri parlano di una guerra. Una guerra contro le donne. Ogni 72 ore in Italia ne muore una assassinata, stuprata, massacrata. Nel 2018 sono state 142, nei primi dieci mesi del 2019 sono morte in 95. Ogni giorno subiscono violenze. Spesso dalle persone teoricamente più care: mariti, compagni, amici. Una giornata all’anno non basta per far fronte a questa violenza che è una vera e propria emergenza sociale. Ma una giornata è importante per portare questa situazione all’attenzione del mondo, per spingere perché vengano prese misure per fermare questa strage.

Gli omicidi sono poi solo una parte, la più terribile, ma non la più frequente forma di violenza contro le donne. La violenza quotidiana, quella che non emerge, che rimane sotto traccia, ha tante facce: la violenza fisica, quella psichica, la violenza in forma di discriminazione e di mancanza di rispetto, la violenza in forma di disprezzo, la violenza sottile e terribile di chi nega l’esistenza dell’altro, come persona. Di chi ignora. 

“Noi come chiesa siamo un punto di riferimento, d’ascolto, di sostegno e di aiuto. Condanniamo fortemente qualsiasi forma di violenza e siamo pronti a collaborare affinché si possa fermare questa strage in atto ogni giorno contro le donne – e non solo.” A parlare è Cordelia Vitiello, vicepresidente del Concistoro e rappresentante legale della Chiesa Evangelica Luterana in Italia. Vitiello è anche presidente dell’Ospedale Evangelico Betania di Napoli, dove già da otto anni le donne in Campania grazie al progetto Rose Rosa hanno un punto di riferimento per sfuggire alla violenza. “La violenza sulle donne è tutt’altro che diminuita. Non bisogna farsi trarre in inganno dai dati pubblici, perché le denunce sono ancora una percentuale minima rispetto a un fenomeno culturale e sociale ancora molto diffuso e che riguarda le violenze fisiche ma soprattutto quelle psicologiche e verbali, senza parlare di quelle sui luoghi di lavoro e i fenomeni di discriminazione sui social media, in forte e preoccupante crescita”.

Il problema è che a parte i casi più eclatanti, i femminicidi ormai sono diventati dei trafiletti di cronaca. Spesso chi massacra, stupra, tortura e uccide non è un mostro, un folle, “uno straniero”. Nella maggior parte dei casi sono i mariti, i compagni, i fidanzati, gli ex o chi si sente rifiutato. Uomini di tutte le estrazioni sociali, uomini del nord e del sud d’Italia. Uomini che non accettano un No, uomini che non riescono a vedere la donna alla pari. Leggere le storie di queste donne, di questi crimini efferati contro chi non riesce a difendersi, toglie il fiato. E spesso queste “esecuzioni” hanno anche dei testimoni, vittime a loro volta di questa spirale di odio: i figli.

“Uno degli strumenti più efficaci per contrastare il fenomeno, è quello della prevenzione, della sensibilizzazione e della formazione dei bambini e delle bambine in ambito scolastico e familiare.” La responsabile della Diaconia della CELI, Daniela Barbuscia punta quindi sulla cultura della prevenzione molto più che sulla repressione: “È emerso che i semi di violenza e vittimizzazione si possono sviluppare nella prima adolescenza e se non si interviene velocemente diventano difficili da correggere. Conseguentemente, le misure preventive nelle famiglie e, soprattutto, nelle scuole, hanno un ruolo essenziale nella lotta alla violenza di genere. È a scuola infatti che matura la socializzazione di genere ed è a scuola che si formano e si rafforzano i comportamenti verso se stessi e gli altri.”

La Rete delle Donne CELI, dichiara la presidente, Renate Zwick, si riconosce nella Convenzione di Istanbulratificata dal Consiglio d’Europa, sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, che prevedrebbe in ogni stato membro un centro antiviolenza ogni 10.000 abitanti. In Italia ce ne sono 1,2 centri/servizi per ogni 100mila. “In oltre aderisce all’iniziativa della Federazione delle Donne Evangeliche in Italia, FDEI, “16 giorni per vincere la violenza” dal 25 novembre al 10 novembre e sosteniamo il movimento Thursday in Black per un mondo senza stupro e violenza.” 

Come cristiani, come luterani e come cittadini responsabili, la Chiesa Evangelica Luterana chiama in questa giornata mondiale contro la violenza delle donne a intraprendere tutti insieme il cammino dell’effettiva eguaglianza e rispetto fra i generi. “La vera sfida di libertà, sostiene la responsabile della Diaconia Barbuscia, consiste nel continuare a costruire insieme con costanza, giustizia, sensibilità e intelligenza.”

Un cammino indicato da Gesù già duemila anni fa: “Non c’è né giudeo, né greco, né schiavo, né libero, non c’è né maschio né femmina; poiché voi tutti siete uno in Cristo Gesù”.