Giornata Braille, integrazione e autonomia dei non vedenti

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In questa giornata che celebra l’importanza del Braille per l’integrazione e l’autonomia dei non vedenti e che quest’anno ricorre nel pieno di una gravissima pandemia mondiale vogliamo riflettere su cosa vuol dire essere non vedente per chi è anche migrante, una doppia fragilità di cui nessuno si occupa e di cui siamo ancora privi di dati certi e analisi. 

Per questo qui vogliamo partire raccontando una storia a lieto fine, quella di Augusto e Smart che hanno superato difficoltà insieme, per arrivare a programmare il proprio futuro.

Smart rifugiato nigeriano non vedente

Una storia resa possibile grazie all’associazione Auser Abitare Solidale, che attraverso il progetto «La buona casa», promosso con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze e con la collaborazione del Comune di Firenze, crea un contatto tra le persone vulnerabili affinché si possano aiutare vicendevolmente. 

Augusto è un pensionato fiorentino con un passato da senza dimora, senza soldi per arrivare a fine mese né tanto meno per affittare una casa. Smart è un rifugiato nigeriano non vedente, arrivato col barcone e ospitato in un centro di accoglienza, anche lui impossibilitato ad affittare una casa autonomamente. Così sono andati a vivere insieme e per sette mesi hanno condiviso le spese e non solo. Si sono fidati l’uno dell’altro e sono diventati più forti. Hanno sperato le proprie paure e le proprie fragilità tanto che adesso Smart ha avuto la forza di rendersi autono e andare a vivere con la sua ragazza. 

Gabriele Danesi

Gabriele Danesi, fondatore e responsabile di “Abitare solidale Auser”, fa il punto della situazione: “Le case e gli appartamenti in cui convivono diverse fragilità stanno affrontando questo momento con allegria, grazie alla relazione e all’aiuto reciproco. E’ un’efficace alternativa a badanti ed Rsa. Speriamo indichi una direzione per il futuro” .

“La nostra idea- spiega Gabriele Danesi- è di costruire una rete di case, alloggi normali (non dormitori), per permettere a chi si trova in una condizione di estrema fragilità abitativa di riconquistare una normalità col nostro aiuto. Tutto ciò anche a beneficio dei migranti che spesso finita l’accoglienza nei progetti Siproimi non sanno dove andare. Abbiamo già nella nostra rete diversi migranti, perchè vogliamo attuare una vera politica di inclusione. Siamo felici che Smart sia riuscito a rendersi autonomo e riconquistare una normalità nel minor tempo possibile”. 

Avere una visione futura è importante e per questo occorre essere responsabile e capire il momento che stiamo vivendo anche a causa di questa pandemia. 

La denuncia dell’Unione italiana ciechi ed ipovedenti

“Le persone con disabilità visiva sono tra le più esposte al contagio – denuncia l‘Unione Italiana Ciechi ed ipovedenti – perché è soprattutto attraverso il tatto che possono interagire con il mondo e compiere gli atti fondamentali della vita. Chiediamo al Ministro Speranza e al Commissario Arcuri massima attenzione e priorità nell’accesso alla vaccinazione per le persone non vedenti ormai allo stremo dopo mesi di emergenza.

In occasione del 4 gennaio, data di nascita di Louis Braille, si celebra la Giornata Mondiale dell’alfabeto Braille: un sistema inventato nel 1829 che ha cambiato completamente il modo di vivere di milioni di persone con disabilità visiva, e che ancora oggi è indispensabile per scrivere, leggere e comunicare.

L’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, l’organizzazione nazionale che rappresenta le istanze di circa 2 milioni di cittadini ciechi assoluti e ipovedenti, coglie l’occasione di questa importante ricorrenza per richiamare l’attenzione sullo stato di emergenza in cui versano le persone con disabilità visiva nel corso della pandemia, chiedendo massima attenzione e impegno alle Istituzioni del Paese.

“I disabili visivi – commenta Mario Barbuto, Presidente dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti – sono tra le persone rese più esposte al rischio di contagio, così come confermato anche da documenti ufficiali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Pensiamo infatti che per un cieco o un ipovedente il tatto è il principale veicolo di esplorazione e interazione con il mondo esterno, ed essenziale per muoversi nello spazio, studiare a distanza, lavorare, acquistare beni di necessità, evitare pericoli, come dimostra anche l’adozione ormai universale del sistema Braille basato appunto su punti in rilievo percepibili solo al tatto. Ne consegue che sono proprio i ciechi tra i soggetti più esposti al rischio virus e che necessitano di priorità e attenzione particolare in questa fase di programmazione degli accessi alla vaccinazione. A questo riguardo – prosegue Barbuto – come Unione siamo anche disponibili a mettere a disposizione le nostre strutture capillari sul territorio e la nostra conoscenza delle problematiche dei non vedenti per studiare le modalità più opportune per provvedere al più presto alla loro vaccinazione, sia pure nel rispetto delle priorità già definite.”.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che nel mondo vi siano 1.3 miliardi di persone con problemi visivi, di cui 36 milioni affette da cecità totale. Per il non vedente, il sistema braille, basato su 6 punti in rilievo che possono combinarsi e corrispondere a lettere dell’alfabeto, numeri, segni di interpunzione, simboli matematici, informatici, musicali e chimici, è lo strumento imprescindibile per la sua autonomia e integrazione nel tessuto sociale, scolastico, lavorativo e culturale di qualsiasi comunità.