Forum EuroMediterraneo, Chaouki: la sfida è la cooperazione e la coordinazione

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Forum EuroMediterraneo

Cos’è una rosa?Ora lo so,Solo ora che è passata l’età delle rose.Sulle spine Ne brillaUltima,Una.E ogni fiore ha in sé. (JOHANN WOLFGANG GOETHE).
Si è tenuta, presso il salone di palazzo Cornaro, sede della presidenza del Consiglio, la sessione finale del meeting dal titolo “Per un nuovo Euro Mediterraneo: prospettive di cooperazione, integrazione e sviluppo”.

L’incontro, introdotto dall’onorevole Khalid Chaouki, ha visto la partecipazione di personalità importantissime nell’area del Mediterraneo, come il segretario generale dell’Unione per il Mediterraneo, l’ambasciatore Sijilmassi, l’Imam Pallavicini, vice presidente della comunità religiosa islamica italiana, Alaoui Mdgaghri, intellettuale marocchino, più volte, e a più riprese, ministro nel suo paese. Solo per citarne alcuni. Il forum nato per cercare di portare proposte concrete, suggerimenti e progetti al governo, per riuscire a contribuire al semestre europeo che, sempre più, dovrà guardare ed interagire con il Mediterraneo. Il grande mare di mezzo, diventa, quindi, lo specchio attraverso il quale riuscire a rilanciare l’immagine di un Europa chiusa nell’impresa meccanica di far quadrare bilanci e conteggi. I paesi che guardano al Mediterraneo guardano altro da sé, pertanto, l’ostinazione teutonica di fissare i confini entro i caveaux delle banche è riduttivo e non coglie le infinite sfumature di colori che, quotidianamente, brillano sul Mediterraneo. Alaoui Mdgaghri, nel suo francese, ha raccontato di tavoli di trattative finite nei propri protocolli d’intesa, chiusi dentro parole formali. Il suo racconto parla di una lingua universale, di un mondo che per comprendersi non ha bisogno di parlare, ma di suonare, di fare musica, di scambiarsi strumenti e vibrazioni, ha bisogno di poesia che è la musicalità della parola. C’è bisogno di cultura. Perché la cultura è una risorsa, è la risorsa dalla quale ripartire per riuscire a creare un’unità d’intenti, senza privare i progetti della diversità di toni. In questo senso, anche la religione, il dialogo tra le religioni può tener conto delle sfumature. Senza rendere uguale ciò che è diverso, senza sottrarre ciò che è proprio, ma riuscendo ad andare oltre l’evidenza dei numeri. Lavorare per la cultura ed attraverso la cultura, cercando di cogliere, con ostinata follia, il senso di ciò che sfugge ai numeri. La sfida dell’Italia, durante la presidenza europea, non potrà che guardare al Mediterraneo, non solo per la risoluzione di problemi legati all’immigrazione, ma anche per riuscire a trovare soluzioni comuni che guardino al Mediterraneo come risorsa. Un nuovo inizio, come lo ha chiamato, Chaouki, una nuova importante sfida che sia in grado di interpretare i sogni e le aspirazioni dei popoli. Cooperazione e coordinazione sono le parole che rappresentano meglio la sfida dell’Europa voluta dall’Italia. In questo il Mediterraneo è un’opportunità per l’intera Europa. Educare al Mediterraneo sarà, invece, la sfida per riuscire a trattare il grande mare di mezzo come la risorsa per eccellenza dei popoli che lo abitano, ma anche di quelli che aspirano e viaggiano verso. Un’ Europa dei popoli, un Mediterraneo delle risorse. L’inversione dei termini riesce ad innescare il cambiamento, quel capovolgimento di rotta che può regalare ad entrambi la possibilità di un futuro che parta e tenga conto della proprie storia, delle proprie risorse, che custodisca le proprie singolarità. Come la rosa del teutonico Goethe.

Scritto da Farida Criseo