FCEI, Avviato un piano di sostegno per Riace

Federica Lento

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“Non so a cosa serva la mia presenza qui, è inutile, sono un sindaco sospeso”. Mimmo Lucano tiene tutto il tempo le braccia incrociate sulla sua maglia a righe, forse ancora incredulo o forse amaramente lucido, mentre parla nella sede della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, durante la conferenza dello scorso 20 Dicembre in cui è stato annunciato l’avviamento di un piano di sostegno per Riace.

Concretamente la Federazione delle Chiese Evangeliche (FCEI) sosterrà un progetto di accoglienza migranti a Riace attraverso la Cooperativa Nelson Mandela di Gioiosa Jonica, l’Associazione Città futura di Riace, l’Associazione International house di Reggio Calabria con programmi di agricoltura ed ecoturismo solidale e di supporto per la chiusura dei campi non strutturati. 

Il budget è di 200.000 euro e coprirà anche borse di studio per giovani nelle baraccopoli che chiedono di studiare. Tutti i fondi derivano dalle donazioni delle chiese evangeliche e dalla Church of Scotland.

La FCEI collaborerà inoltre con Sea-Watch, Pilotes Volontaires, e continuerà a sostenere le missioni Search and Rescue(SAR) della Ong spagnola Proactiva Open Arms.

Mimmo Lucano ha parlato per tutto il tempo di accoglienza spontanea, lasciando intendere che il suo progetto a Riace è nato senza sovrastrutture o particolari ambizioni. “La colpa è stata del vento. Tutto è nato dal vento. Noi non abbiamo fatto un progetto, è arrivata una nave portata dal vento lì, nel paese dove si usavano i fazzoletti per salutare la gente che sulle navi andava via”. E quel vento ha portato la soluzione ai problemi di spopolamento e riqualificazione di un territorio ormai abbandonato. “Per i bronzi di Riace non c’erano turisti, per vedere la società multietnica sì”.

Lucano chiama i migranti “i nuovi proletari”: a San Ferdinando, nella piana di Gioia Tauro dove c’è un fortissimo sfruttamento del lavoro, il caporalato, lo schiavismo, dove si vive dentro delle capanne che possono diventare tombe di fuoco tutto sembra normale e accettato, nella rassegnazione di alcuni, nell’indifferenza di altri. “Mi chiedo come mai si chiuda Riace, dove la burocrazia pretende di essere tanto perfetta da non lasciare scampo se ci si dimentica un timbro e lì invece i diritti sindacali di chi lavora per 20 euro al giorno e non si può ribellare vengono calpestati? Dove sono le autorità?”.

Perché l’accanimento verso Riace?

“Riace dà fastidio perché dimostra che è possibile una risposta diversa. La mia storia personale, come sindaco, ora sospeso e in esilio da Riace, dopo gli arresti domiciliari, è specchio della costruzione di un’idea che parte già dal Governo precedente per cui c’è un’equazione come immigrazione e accoglienza uguale a dramma sociale. È stata scientificamente studiata perché produceva consenso elettorale. I due Governi, passato e presente, sono accomunati dal fatto di pensare che chiunque ostacoli l’accoglienza ottiene consenso politico. Ma Riace non è un progetto, lo ripeto, è una comunità. Non è una magia, è una banalità: avere a che fare con un altro essere umano e non avere odio e pregiudizi è semplicemente normale”.

Lucano, cosa succede oggi a Riace?

“Prima c’erano quasi 700 immigrati, oggi sono rimasti in 100. In una Calabria oppressa io volevo porre fine a tanto abbandono ma vedo su Riace e su di me la stessa strategia squallida mafiosa di infangare il bello, come del resto è successo alle Ong. Chiudono gli Sprar per effetto del decreto sicurezza. Per me come sindaco era importante l’aspetto etico dell’accoglienza, il creare opportunità per la comunità locale. Ora la scuola, l’asilo nido, le botteghe non ci sono più. Oggi Riace ripiomba nella rassegnazione di un destino già segnato. Monsignor Brigantini diceva che la Calabria è terra di contrasto paesaggistico ma anche umano La nostra identità non è solo peperoncino e salame, è accoglienza e le mafie non si cancellano solo con il sistema giudiziario ma con il lavoro, il riscatto sociale e umano che cancella la comune espressione di rassegnazione dell’ormai.

Come non ricordare Padre Alex Zanotteli, cittadino onorario di Riace, uomo tanto leggero nel suo passo quanto forte nelle sue parole:”come può un cristiano votare Salvini?”.

Riace svanisce? 

“Può succedere anche che tutto finisca. Vedete, non ho mai avuto paura delle mafie, quello che mi spaventa adesso è l’oppressione, è lì che tutto finisce”.

Cosa pensa della sua candidatura al Nobel per la pace? 

“In tanta amarezza è bellissimo, soprattutto perché ho capito in tanti anni che la ‘ndrangheta si nutre di consenso sociale e se questo manca si interrompe la sua proliferazione”.

Francesco Trento, scrittore e sceneggiatore, si è fatto portavoce dell’iniziativa per invitare quante più persone possibili a trascorrere il Capodanno a Riace e auspica che anche Mimmo Lucano possa esserci per festeggiare il nuovo anno.

La notizia è infatti che gli avvocati chiederanno al Gip la revoca del divieto di rientrare a Riace.

È un uomo che a volte pare cedere al peso degli eventi e chiude la sua maglia a righe tra le braccia per proteggersi Mimmo Lucano; altre volte parla di lotta proletaria, necessità di ribellarsi all’oppressione dei potenti e alla prepotenza delle mafie e lascia che le sue braccia sciolgano quella stretta di difesa per stringere mani, collaborazioni, fare rete, firmare un accordo per far vivere ancora Riace.

Mimmo Lucano non è per niente un calabrese rassegnato e no, la sua presenza non è affatto inutile.