Expo 2015, Save the Children inaugura il villaggio e presenta il Rapporto sulle Madri nel mondo

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Expo 2015

Il messaggio è chiaro: “Be the Change”, cambiare dunque per dare una opportunità ai bambini malnutriti. E’ questo il messaggio lanciato da Save the Children ad Expo 2015: 3 milioni di bambini ogni anno muoiono per cause correlate alla malnutrizione e per i 200 milioni che ne soffrono.

Maestro Giovanni Allevi, durante l’inaugurazione del villaggio dell’organizzazione, ha eseguito proprie composizioni tratte dall’album Love, inno all’amore e alla vita, dedicate in particolare a tutti quei bambini che vivono in paesi in via di sviluppo o contesti d’emergenza, che quotidianamente vedono negato un loro diritto primario, il diritto al cibo. Emozionante il reading dell’attrice Anna Foglietta, testimonial dell’Organizzazione, che immedesimandosi in una mamma nepalese, ha voluto rendere omaggio alle madri e alla loro battaglia quotidiana per garantire la nutrizione e la crescita in salute dei loro bambini.
Il rapporto sullo Stato delle Madri nel Mondo viene diffuso, in occasione dell’inaugurazione  del Villaggio Save the Children ad Expo, una struttura di legno e bamboo, in un lotto di 800 mq destinato gratuitamente all’Ong, che è stato già visitato da scolaresche, famiglie e persone di ogni età. All’interno dei Villaggio, grazie a installazioni interattive ed  esperienze sensoriali è possibile comprendere il  devastante impatto della malnutrizione, ma anche le semplici  soluzioni per  contrastarla  e contribuire a cambiare la vita di tanti bambini, con le loro madri.
“Non è accettabile che la sopravvivenza e il benessere di un bambino dipenda da dove nasce e dall’appartenenza alle fasce più ricche o  povere della popolazione”, commenta Claudio Tesauro, Presidente Save the Children Italia.“Chiediamo ai leader del mondo un rinnovato impegno per fermare le morti prevenibili di madri e bambini nell’ambito dei “nuovi obiettivi di sviluppo sostenibile” che saranno fissati dalle Nazioni Unite a settembre 2015, aumentando le  risorse e prestando particolare attenzione ai più poveri nelle aree più marginali, anche urbane”.
Secondo l’Organizzazione è necessario assicurare servizi sanitari gratuiti perché mamme e bambini vulnerabili, anche delle città, abbiano accesso a cure pre natali, assistenza alla nascita e a un’adeguata  nutrizione. Per quanto riguarda il contrasto alla malnutrizione, i governi debbono adoperarsi per raggiungere gli obiettivi sulla nutrizione fissati dall’OMS e mantenere gli impegni presi nell’ambito delle iniziative a sostegno della nutrizione.
“Per far sentire più forte la nostra voce e il nostro appello, chiederemo a tutti i visitatori del Villaggio di firmare un braccialetto, che riproduce quello utilizzato per le nascite, per chiedere ai leader mondiali di porre fine a tutte le morti infantili prevenibili entro il 2030 e ci faremo portavoce di questo messaggio consegnando i braccialetti al segretario delle Nazioni Unite  Ban Ki-moon a settembre nel corso di un evento che Save the Children sta organizzando a livello internazionale”, conclude Claudio Tesauro
Dunque, la classifica del benessere materno-infantile relativa a 179 paesi quest’anno vede in testa alla classifica la Norvegia,  il paese più a misura di madri e bambini e che presenta i valori migliori in tutti gli indicatori utilizzati. Seguono: Finlandia, Islanda, Danimarca, Svezia, Paesi Bassi, Spagna, Germania, Australia, Belgio. Al polo opposto la Somalia, il peggiore luogo al mondo per madri e bambini, preceduta da Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centroafricana, Mali, Niger, Gambia, Costa d’Avorio, Chad, Guinea Bissau, Haiti e Sierra Leone. L’Italia è al 12°, in flessione di una posizione rispetto allo scorso anno.
Il Rapporto, inoltre, quest’anno propone come focus “Lo svantaggio urbano”, cioè l’enorme divario fra i bambini più poveri delle città e i più ricchi, in termini di sopravvivenza e accesso alla salute,  insieme alle loro madri. Il rapporto fornisce un’analisi relativa a 47 città del nord e del sud del mondoche mette a confronto il quintile più povero della popolazione con quello più ricco ed è basata sulla comparazione dei dati relativi alla salute materno-infantile e alla malnutrizione, e un ulteriore approfondimento relativo anche ai tassi di mortalità infantile nei contesti urbani di 36 paesi in via di sviluppo .
“Nella lotta alla mortalità e malnutrizione infantile c’è un nuovo fronte aperto, che è quello delle aree urbane, dove si trasferiscono, dalle campagne, sempre più famiglie nella speranza di assicurare migliori condizioni di vita ai propri figli. Ben il 54% della popolazione mondiale vi vive attualmente e la percentuale è destinata a toccare il 66% entro il 2050.  E solo negli slum, vivono oggi ben 860 milioni di adulti e minori”, sottolinea Valerio Neri, Direttore Generale Save the Children Italia. “Molte città non sono in grado di stare al passo con questa crescita tumultuosa, lasciando milioni di madri e bambini vulnerabili senza accesso a servizi sanitari di base, all’acqua potabile e al cibo di cui hanno bisogno per sopravvivere e rimanere in salute. Una condizione di ”svantaggio”  che reclama interventi e azioni mirate”, prosegue.
I bambini più poveri delle città di Africa, Asia e America infatti sono almeno 2 volte più a rischio di morire entro i 5 anni, per cause banali e prevenibili, rispetto ai bambini più benestanti che vivono nelle aree urbane.
Ma gap e disparità riguardano anche città e paesi “sviluppati”:  a Washington DC, ad esempio, un bambino che vive nelle zone più povere corre un rischio 10 volte maggiore di morire entro il primo anno, di un bambino benestante. E significativi “svantaggi nella sopravvivenza” si registrano anche in città  insospettabili  come Vienna e  Berna.
“Anche quest’anno i paesi nord europei guidano la classifica dell’indice delle Madri. 8 dei 10 paesi in fondo all’Indice sono quasi tutti minati da crisi umanitarie, instabilità, conflitti e debole capacità di governo e le condizioni di vita per madri e bambini sono difficilissime. Violenze e guerre portano purtroppo sempre con sé carenza di cibo e malnutrizione e possono causare il collasso anche di solidi sistemi sanitari, come drammaticamente stiamo vedendo in Siria. Oppure possono essere gravi emergenze sanitarie e catastrofi a compromettere le condizioni di bambini e madri, come nel caso del virus Ebola o del recente e devastante terremoto in Nepal”, spiega ancora Valerio Neri.
Per quanto riguarda il nostro paese, l’Italiasi posiziona al 12esimo posto dell’Indice delle Madri, scendendo di un posto rispetto all’anno scorso, per una lieve flessione nella partecipazione delle donne al governo nazionale (30,1% dei posti in parlamento nel 2015, contro il 30,6 del 2014) e degli anni dedicati allo studio e scolarizzazione (16 anni di formazione scolastica nel 2015 a fronte di 16,3 nel 2014). Stabili gli altri dati: il tasso di mortalità materna è di 1 donna ogni 17.100,  il tasso di mortalità infantile è 3,6 ogni 1000 nati vivi;  il reddito nazionale pro capite  35.860 Euro.

Scritto da redazione