EU013 L’Ultima Frontiera

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E’ il primo film documentario girato, da Alessio Genovese e Raffaella Cosentino, all’interno dei Centri di identificazione e di espulsione italiani (C.i.e.), dove ogni anno circa 8mila persone vengono trattenute per un periodo di tempo che arriva fino a 18 mesi, in regime di detenzione amministrativa, cioè senza avere commesso un reato penale e senza essere stati giudicati nel corso di un processo.

Sessanta minuti di immagini inedite che mostrano i retroscena del controllo delle frontiere italiane e la vita quotidiana nei C.i.e. Protagonisti sono gli agenti della Polizia di Frontiera e i migranti irregolari. Grazie alla collaborazione con il Ministero dell’Interno, le telecamere sono riuscite a entrare dove nessuno era arrivato prima.Dalla sala d’attesa del Terminal 3 dell’aeroporto di Fiumicino dove vengono fatti sostare gli stranieri in attesa del respingimento, alle gabbie dei centri dove avvengono i rimpatri forzati. Fino allo scoppio di una rivolta in presa diretta. Il film è stato girato, grazie al sostegno di Open Society Foundations, all’aeroporto internazionale di Fiumicino, al porto di Ancona, e nei C.i.e. di Roma, Bari e Trapani.
“Per la prima volta il Ministero ha autorizzato un’intera troupe all’ingresso per alcuni giorni consecutivi nei diversi C.i.e. – spiega il regista – Per noi questo ha rappresentato una grande occasione: la possibilità di descrivere lo spazio e il tempo all’interno di questi centri. Abbiamo scelto di raccontare una storia collettiva, fatta di persone che sono in Italia da anni. Il C.i.e. resta l’epilogo per il viaggio di molti approdati in Europa nell’era di Schengen. L’ultima frontiera da abbattere è innanzitutto un limite mentale che dobbiamo superare”. Il film vuole essere un racconto corale con due punti di vista. Quello di chi esegue l’ordine di controllare le porte d’Europa, temendo l’arrivo massiccio di persone dal Sud del mondo, e quello di chi passa anche un anno e mezzo dentro un’istituzione totale come i C.i.e,. in un misto di rabbia e rassegnazione per non essere riuscito a realizzare il sogno di una vita migliore.
“I Centri di identificazione e di espulsione sono luoghi infernali che ledono i diritti umani, istituzioni totali paragonabili ai manicomi, una vergogna di cui l’Italia non ha bisogno – commenta Raffaella Cosentino, coautrice – Dopo tante inchieste, abbiamo pensato a un lavoro di respiro più ampio per permettere a tutti di vivere la sensazione di straniamento che si prova quando si entra là dentro.”

Scritto da redazione