Emergency: Il poliambulatorio di Polistena ha accolto 3500 migranti e ha erogato 17mila prestazioni.

Maria Natalia Iiriti

0
909
emergency poliambulatorio polistena

“Ho visto tanti posti brutti nella mia vita, dalla tendopoli di Gibuti al Gran Ghetto di San Severo, nel foggiano. Persino nei campi per profughi e sfollati le condizioni sono infinitamente migliori e la miseria, che ho visto in Africa, è inferiore a quella che ho trovato nella tendopoli di Rosarno”. Sono parole di Cecilia Strada quando venne in visita a Reggio Calabria.

La tendopoli di Rosarno è un brutto posto: in un capannone industriale mai completato, privo di infissi,   vivono ammassate quattrocento persone, numero che si moltiplica cinque volte tanto nel periodo della raccolta degli agrumi,  che  va da settembre ad aprile. Non ci sono acqua potabile, servizi igienici, elettricità.  Ci sono discariche a cielo aperto, freddo spietato o caldo soffocante a seconda della stagione, eternit, sporcizia. In quale posto un lavoratore, dopo otto, dieci ore di lavoro al giorno, non ha diritto a una doccia calda? A sette anni dalla “rivolta” di Rosarno i lavoratori stagionali vivono, nell’indifferenza generale.  Ogni baraccopoli traccia una linea di demarcazione fra “noi” e “loro”. “Scatta l’allontanamento dell’altro che ha un problema, il più lontano possibile dove noi non lo vediamo” riflette Cecilia Strada. “La vera notizia è che ci sono pochi fatti di violenza e così poche persone che si ammalano in condizioni in cui nessuno resisterebbe”.

Il poliambulatorio a Polistena di Emergency

Sulla Piana di Gioia Tauro Emergency opera dal 2011, dapprima con una clinica mobile che percorre un ampio territorio   e raggiunge anche i lavoratori stagionali che vivono nella tendopoli e, successivamente, nel  poliambulatorio fisso di Polistena, allestito dal 2013 in un bene confiscato alla ‘ndrangheta.  L’immobile è stato affidato alla gestione della Parrocchia di S. Maria Vergine che, con il contributo della cooperativa Valle del Marro, di Libera e dell’associazione “Il cuore si scioglie” dell’Unicoop Firenze, ha reso possibile l’implementazione del poliambulatorio, attualmente coordinato da Alessia Mancuso Prizzitano.

I migranti, però, trovano difficoltà oggettive a recarsi all’ambulatorio di Polistena. Sanità e trasporto rappresentano un tallone di Achille nella Piana di Gioia Tauro, e non solo qui. Emergency risolve questo problema con un servizio navetta gratuito che copre un territorio vasto circa sessanta km. Dal lunedì al venerdì Antonio Boeti, logista – autista del poliambulatorio, accompagna gli utenti nella struttura sanitaria con la navetta, e poi li riporta indietro, in due viaggi giornalieri. Sono nove le fermate fino alla tendopoli di Rosarno.

Il poliambulatorio di Emergency offre un servizio di medicina di base coordinato dalla dottoressa Alessia Perrotti. Molti migranti si trovano in una condizione amministrativa che non permette loro di effettuare l’iscrizione al servizio sanitario nazionale. Il poliambulatorio di Polistena sopperisce a questa mancanza e alleggerisce il lavoro quotidiano delle strutture sanitarie della Piana di Gioia Tauro. Se non ci fosse la struttura di Emergency, il pronto soccorso di Polistena avrebbe molti più accessi.

La difficoltà  a curarsi deriva anche da altri fattori oggettivi, primo fra tutti la lingua. Per questo motivo il poliambulatorio di Polistena  offre un servizio di orientamento socio – sanitario in cui sono impegnati Valeria Carnimeo, Marie Kolie e Ousmane Thiam, i tre mediatori culturali che si avvicendano per fornire informazioni utili ai pazienti sul modo migliore di esercitare il proprio diritto alla salute.

Cecilia Strada è convinta della necessità di queste figure in ogni ospedale. “Nel nostro sistema sanitario il mediatore culturale è un investimento che ripaga nel giro di pochissimo tempo, soprattutto in termini di prevenzione”.  Gianfilippo Pascolini, figura di supporto al coordinamento di Programma Italia nel poliambulatorio di Polistena, spiega: “Il servizio di orientamento rappresenta un valore aggiunto, finalizzato ad abbattere le barriere di accesso al diritto alla salute. Il nostro lavoro integra il sistema sanitario, ne facilita e regola l’accesso, funge da filtro. Il nostro è un accompagnamento amministrativo e, spesso, anche fisico ai centri sanitari pubblici”.

Un protocollo di intesa con l’ASP di Reggio Calabria regola i rapporti con il poliambulatorio di Polistena: il sistema sanitario regionale riconosce che  il lavoro dei sanitari di Emergency integra un delicato percorso, che ha come obiettivo il benessere psico-fisico degli utenti e la prevenzione delle cronicità.

I servizi del poliambulatorio sono cresciuti di anno in anno. Dall’ aprile 2016 esiste un ambulatorio infermieristico per le medicazioni, il monitoraggio per una corretta assunzione di terapia e l’educazione sanitaria, utile a facilitare le buone pratiche che migliorano le condizioni di salute e limitano gli accessi in ospedale. L’ambulatorio realizza corsi per una corretta movimentazione dei carichi, estremamente importante per i ragazzi impegnati nella raccolta agrumaria. Di questo servizio se ne occupa Jean De Dieu.

Le donne migranti e l’ambulatorio di ginecologia

Nella tendopoli di Rosarno vivono anche delle donne. “Negli ultimi mesi ci siamo resi conto della loro presenza in tendopoli, probabilmente legata al  fenomeno della prostituzione” spiega Pascolini. “Contestualmente sono anche aumentati i ricorsi alle interruzioni volontarie di gravidanza. Per questa ragione stiamo pensando di attivarci in maniera tale da organizzare dei corsi di educazione sanitaria per la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili e sui metodi contraccettivi”.

L’ambulatorio di ginecologia è uno dei servizi che  andrebbero potenziati in un contesto geografico in cui c’è carenza di un servizio di questo tipo. Su sette consultori operanti sulla Piana di Gioia Tauro, infatti, nessuno dispone di un ecografo.

Il poliambulatorio offre uno sportello di ascolto psicologico: i migranti presentano disagi psicologici, disturbi post traumatici da stress, dovuti in parte al viaggio e alla frustrazione per il fallimento del progetto migratorio. A questo si aggiunge la sofferenza per un’ accoglienza non degna, per la mancata integrazione nel paese in cui vivono e lavorano. La perdita di dignità è un rischio per il singolo e per la collettività: quando si inizia a pensare di non valere più nulla si è disposti a tutto.

I migranti, provenienti prevalentemente da Mali,  Senegal e Costa d’Avorio, raggiungono quota duemila durante la stagione della raccolta. Per il poliambulatorio di Polistena  il lavoro non manca, dal lunedì al venerdì, dalle otto di mattina alle sei di sera. I rapporti con le istituzioni sono buoni anche se, purtroppo,  non sono rari i casi in cui occorre fare i conti con un sistema sanitario sofferente. Per tale ragione la struttura di Emergency vorrebbe tradursi in un reale supporto a tutte le persone in stato di bisogno che non riescono ad accedere ai servizi sanitari.

Dal 2013 al 2017 il poliambulatorio ha accolto 3500 pazienti e ha erogato 17mila prestazioni.

“La difficoltà maggiore rimane quella del reperimento di personale medico volontario” sottolinea Gianfilippo Pascolini. “Spesso le disponibilità di volontari provengono da professionisti che operano nella città metropolitana di Reggio Calabria, ma la distanza gioca un ruolo importante. Sarebbe bello riuscire a potenziare i servizi esistenti e puntare sempre più sull’educazione sanitaria, finalizzata alla prevenzione, per l’abbattimento dei costi legati alle patologie trascurate”.

A chi chiede cosa sia l’accoglienza si può rispondere in tanti modi. La risposta del poliambulatorio di Polistena è questa: accogliere è ascoltare, guardare negli occhi, dedicare del tempo alle persone, superare lo scoglio linguistico, capire le esigenze, risolvere il problema nell’immediato e guidarle alla conoscenza di un sistema sanitario complesso.

Accogliere è affiancare le persone in un percorso per il riconoscimento dei propri diritti.

Riace, il paese dell’accoglienza

La Calabria sa cosa significhi accogliere. Proprio vent’anni fa, a seguito dello sbarco della nave Ararat sulle coste calabresi, il comune di Badolato, nella persona dell’allora sindaco Gerardo Mannello, ha accolto profughi curdi iracheni, mettendo loro a disposizione le case dei badolatesi emigrati altrove.

E un altro paese Riace, distante appena venti km da Badolato, ha evitato lo spopolamento proprio grazie ai migranti. Attualmente, su millecinquecento abitanti, cinquecento sono stranieri che hanno contribuito a far rinascere un piccolo paese della Locride destinato all’oblio.  Niente centri di accoglienza, tendopoli o baraccopoli, ma case lasciate dalle persone che sono andate via.  Sono state create varie associazioni che si occupano di migranti, autorizzate dalla Prefettura alla prima accoglienza. Associazioni formate per lo più da donne che gestiscono la somma che lo Stato destina a ogni migrante, occupandosi di tutto, vitto, alloggio e ogni altra necessità quotidiana. Piccoli passi. Nessuna tensione, nessuno scontro. Anzi: condividere un paese accorcia le distanze e smussa le differenze.  Lo racconta Domenico Lucano, il sindaco che ha reso possibile tutto questo, il sindaco che la rivista Fortune ha annoverato fra i cinquanta personaggi più importanti del pianeta Terra, accanto a Angela Merkel e Papa Francesco. E proprio il pontefice, in una lettera a Lucano, ha espresso “ammirazione e gratitudine per l’operato intelligente e coraggioso a favore dei nostri fratelli e sorelle rifugiati” del sindaco di Riace. Se gli chiediamo di rivelarci la ricetta segreta dell’accoglienza ci dice che non esiste. “La nostra è solo una microesperienza che dimostra che è percorribile una via alternativa alla costruzione di muri e barriere. Finché c’è posto noi accogliamo. Io stesso sono un sindaco di strada: un giorno sono curdo, un altro iracheno”. La Calabria è terra d’accoglienza. E’ stata la prima regione italiana ad approvare una legge per l’accoglienza e l’inserimento dei rifugiati, una legge che ha tratto spunto dalle esperienze realizzate nei piccoli centri, come quello di Riace, appunto. La legge regionale 18/2009  lega l’accoglienza dei rifugiati e richiedenti asilo con lo sviluppo sociale, economico e culturale delle comunità, favorendo il loro inserimento sociale e lavorativo e promuovendo varie iniziative, finalizzate alla conoscenza e alla prevenzione di fenomeni di razzismo e intolleranza. Sono trascorsi otto anni da allora: c’è stata la rivolta di Rosarno,  la presenza di migranti sul territorio calabrese è cresciuta, Riace è diventato il paese dell’accoglienza, modello per tante esperienze. Il sindaco Lucano, dopo trent’anni di attività nell’ambito dell’accoglienza, è soddisfatto ma aggiunge: “Amareggia quando, a livello centrale non c’è considerazione di quello che succede a livello locale”.

L’umiltà del sindaco Lucano piace a Cecilia Strada: “Nessuno ha la ricetta dell’accoglienza perfetta. Bisogna inseguire quelle esperienze positive, dar loro spazio e farle durare, sostenendole insieme. A piccoli passi forse riusciremo a costruire quel mondo possibile”.

Sui muri dell’ambulatorio Emergency di Polistena sono scritti gli articoli della nostra Costituzione. L’articolo 11 “l’Italia ripudia la guerra”. L’articolo 32 secondo cui “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Il diritto alla pace e il diritto alla salute, i valori di Emergency, sono i valori dalla nostra Costituzione.