A scuola di economia solidale. Il Nord e il Sud del mondo secondo lo storico Bruni

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A scuola di economia solidale. Il Nord e il Sud del mondo secondo lo storico Bruni

L’università per stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria ha ospitato questa settimana una scuola di Economia Solidale Civile e di Comunione (ESC), nel quadro di un più ampio progetto inteso a divulgare forme di economia sana, di buona finanza, in un equilibrio tra studio teorico e buone pratiche che sia motore di un cambiamento civile e sociale.
Abbiamo intervistato Luigino Bruni, professore ordinario di Storia del pensiero economico alla Lumsa di Roma e coordinatore del progetto Economia di comunione.

Come può incidere l’economia di comunione nel rapporto fra il Nord ed il Sud del mondo?

Intanto l’EdC a mio avviso ha preso vita da un intreccio originale tra Nord e Sud del mondo: è nata da una intuizione di una donna italiana, Chiara Lubich, ma lei si trovava in Brasile, in un luogo dal forte contrasto fra ricchi e poveri. L’Edc nasce in questo incontro di sensibilità, in questo spirito di cooperazione, in quanto l’incontro tra diversi può dare vita ad esperienze di generatività. Nell’EdC non esiste chi dà e chi riceve in modo netto e distinto, ma anche chi, in un primo momento, riceve viene messo in condizione di cominciare a dare. Quest’anno per esempio terremo, proprio nel mese di maggio, la prima conferenza internazionale sull’EdC a Nairobi, in Kenia. Segno che l’Africa ha iniziato ad avviare le proprie iniziative.

Può fare un bilancio sulla diffusione dell’Edc?

È un bilancio di luci ed ombre. Dopo 23 anni potremmo dire che sono solo 1000 in tutto il mondo le imprese che aderiscono al progetto. Certo abbiamo dato vita a diverse iniziativa di formazione per i giovani, come quella di questi giorni nella vostra città, e possiamo dire che l’idea carismatica tiene, che ancora continua ad attrarre. Chiaramente potevamo far di più soprattutto in termini di diffusione e di opinione pubblica, ma ormai è partito un movimento culturale destinato ad andare avanti. Andando in questi giorni a Nairobi, ho notato che i giovani anche lì sembrano attratti da quelle banche internazionali dai colori luccicanti, eppure ci sono giovani talmente motivati che la notte studiano alla luce dei lampioni in strada perché nelle case non c’è energia elettrica. Ecco occorrerebbe che anche noi avessimo gli stessi mezzi di divulgazione delle nostre idee di una economia nuova.

Cosa pensa della Calabria?

La Calabria non è solo un luna park per vacanze, o un luogo turistico, ma ha un suo protagonismo economico e culturale. Purtroppo oggi i giovani migrano, facciamo fatica a tenerli qui. Invece il futuro dell’Europa può ripartire dal suo Meridione, ma ciò deve iniziare dalla nostra convinzione di non sentirci “sfigati”, ma si possono cambiare le nostre storie aumentando l’autostima, raccontando su noi stessi delle storie più affascinanti. Occorre avere non solo la capacità di sognare, ma anche ci vuole chi interpreta i sogni dei giovani.

Cosa propone in particolare?

Vorrei riprendere da una filosofa tedesca, mia carissima amica, un concetto: non si può dar valore solo alle ore di lavoro ma anche alle ore di cura che dedichi agli altri, lei diceva almeno 12 ore la settimana: bisognerebbe far entrare nel sentire comune che vale poco chi non si prende cura di chi è nel bisogno. E poi occorre dare risalto alle biodiversità: vuol dire che non ci possiamo omologare ad un modello di sviluppo che sia uguale per tutti, come quello ad esempio del Nord America. Il tempo è fondamentale per la biodiversità, noi in Europa abbiamo secoli di storia, ma lo stiamo dimenticando, non abbiamo niente da emulare dall’America. Oppure parlavo di Nairobi, non può essere uguale creare impresa in America o in Africa, se dovessimo sposare l’idea che ci sia solo un modo di fare impresa perderemmo secoli di biodiversità, invece più aumentano gli incontri tra le diversità e le mescolanze più aumenta la ricchezza.

Scritto da Patrizia Labate