Donne immigrate / intrappolate nel dolore muto della morte

0
437
Donne immigrate / intrappolate nel dolore muto della morte

Un esercito muto, con poche parole, dette in un italiano stentato, nessuna emozione ed un fiume di sensazioni inespresse. L’esercito delle badanti straniere in Italia ha visto, dal 2001, un incremento del 408,3%, una cifra che cresce, in modo esponenziale, negli anni.
“Più della metà delle lavoratrici domestiche straniere proviene dall’Est Europa, il 20,5% dal continente asiatico, la rimanente parte si suddivide tra sud America (10,8%) e Africa (9,8%). La maggiore concentrazione nelle tre principali città italiane: Roma, Milano e Torino (fonte Fondazione Leone Moressa)”.

 
Gli italiani, nella corsa alla sopravvivenza, non hanno più il tempo di dedicarsi ai loro padri. Ecco, allora, questo esercito di donne ed, in minima parte, anche di uomini, che spesso lasciano i loro genitori ed i propri figli, per accudire i genitori degli altri. L’Italia, ormai, è un paese vecchio, infatti, secondo i dati ISTAT, è previsto un incremento della popolazione anziana dal 20% attuale, al 33% nel 2056, un decremento degli under 14 dal 14% al 12%. Piaccia o non piaccia, dunque, l’Italia sarà sempre più colorata.
Si chiamano Svetlana, Ana, Ramona, Gabriela, Irina, Adriana, Tatiana arrivano per lo più dall’Europa dell’Est, alcune di loro sono altamente specializzate, sono rumene o moldave, ma anche ucraine, filippine, peruviane. Molte di loro sono giovani, troppo, per prendersi cura, giorno e notte, di anziani malati, spesso soli, lasciati a combattere un drago implacabile che è la vecchiaia.
Una lista di farmaci da far assumere durante le varie ore del giorno, una declinazione di medicine, affisse accanto alle icone di Madonne e santi da pregare. Una giornata scandita dalle lente abitudini dell’anziano che combatte la sua battaglia peggiore: quella della conta verso un altrove che non è più così distante. E poi, il confronto con i figli che alternano sensi si colpa e diffidenza, in un tempo che è sempre contratto.
Maria è un’infermiera specializzata che, lasciata la famiglia in Romania, dedica tempo ed attenzione ad un grande vecchio che combatte contro i fantasmi della mente ed i ricordi di una gioventù fiera e ribelle. Un fisico provato dalla memoria ed una moglie, anch’essa anziana, ma tenuta in vita dal reiterarsi di una routine di accudimento e dedizione. Maria è precisa, puntuale nel somministrare i farmaci, così come prescritto dai figli, parla un italiano abbastanza corretto e, quindi, riesce a raccontare qualcosa di ciò che accade fuori dal mondo lento e impacciato dei due anziani coniugi. Alla morte del vecchio Maria piange assieme ai figli, si dispera dietro al feretro, diventa il nuovo baluardo contro i loro sensi di colpa e “fa compagnia” alla vedova. Ma la donna, però, non riesce a ricollocarsi, ora che il senso dei suoi sacrifici non c’è più. Cala un silenzio assordante e il mondo rimane fuori da quelle quattro mura, fin quando nemmeno i figli ed i nipoti e i bisnipoti sono più in grado di suscitare un sorriso, portare un interesse. Passato e presente si confondono nella mente di una nonna non più moglie, la realtà si annacqua, assieme all’iride, velata dalla cataratta. Il mondo rimane fuori, nella mente di una donna che guarda ed aspira ad un altrove. Per Maria, la nascita dei nipotini rappresenta il ritorno alla vita e parte verso casa, per non tornare più.
Teresa rimane aggrovigliata in una girandola di Eugenie, Anna, Romina, ma la parola non ha più nessuna importanza, così come la tenerezza. La compagnia si chiama rimpianto e confonde i colori di un autunno che dura anni. Maria non ha retto il dolore, così come non ha retto al dolore Teresa. Accomunate dai sentimenti ma divise da percezioni ed orizzonti.
Anche per Corinna è stato così. E’ stato l’angelo nei pochi mesi rimasti a Maria, una forte donna dalle mani curate e dalle dita che per anni hanno stretto un’elegante sigaretta. Unghie laccate e rossetto rosso lacca, non ha fatto in tempo ad attendere l’al di là in malinconico silenzio, perché in pochi mesi tutto è evaporato. Corinne le è stato accanto, l’ha custodita come avrebbe fatto in Romania con sua madre, l’ha fatta ridere, perché Maria è una siciliana ironica, l’ha accarezzata, ha consolato le sue figlie. Ed è rimasta lì, in quella famiglia, in quella casa, che è diventata la sua casa.
Nessuno ha stretto le mani a Corinna, a Maria, a Irina, a Gabriela, nessuno ha dato loro le condoglianze. Sono state in silenzio, a piangere per un dolore muto. Per ricominciare in un altro posto, in un’altra casa, con altri volti canuti ed altro dolore. Perché la vecchiaia non aspetta, la vecchiaia va avanti. Verso l’altrove.