Corridoi umanitari, la parrocchia accoglie una famiglia di siriani

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I primi ad arrivare son don Francesco con Elona e Roberto. Stanno seduti e tesi in attesa di esser portati nella saletta ad incontrare la “loro” famiglia di siriani che è nel gruppo degli 86 profughi giunti a Fiumicino con un volo da Beirut, Libano.

“Stiamo aspetto, – racconta Elona – Omar e Shifak con i loro quattro figli. Sono la famiglia che accoglieremo a Bergamo. Siamo arrivati con il pulmino della parrocchia di Caravaggio e siamo felici di incontrarli. Loro dal 2014 vivevano nei campi informali dei profughi e lì la situazione è davvero tragica. Sono stata in Libano, nei campi, per sei mesi e ho visto con i miei occhi cosa sopporta questa gente che fugge dalla Siria in guerra. I profughi e i campi non sono riconosciuti dal Libano e così questa gente vive “sospesa”, senza alcun diritto e senza poter avere un futuro. I campi non sono allestiti dallo Stato, ma ogni profugo deve pagare il terreno ai contadini libanesi e poi con quello che trova e con le cose che ricevono dalle Ong allestire le loro tende. Sono stata lì con l’Operazione Colomba, con il Corpo di Pace della Papa Giovanni XXIII e quando sono tornata ho raccontato in un incontro in parrocchia quella triste realtà”.

“Così è nata l’idea di accogliere una famiglia – aggiunge Roberto – abbiamo discusso, tutta la nostra comunità e piano piano ci siamo decisi ad aderire al progetto dei corridoi umanitari. Eravamo pronti già un anno e mezzo fa ad accogliere una famiglia, ma poi questa non è potuta più partire. Oggi siamo felici di ricevere Omar e la sua famiglia. A Bergamo è tutto pronto, andranno a vivere in un’appartamento della parrocchia e si inizierà il cammino dell’integrazione, partendo dalla conoscenza della lingua”.

“Ho già conosciuto la famiglia, – dice Elona – proprio quando sono stata in Libano e per questo sono emozionantissima di riabbracciarli”. E così quando finalmente si incontrano l’abbraccio tra Elona e la piccola è forte, intenso.

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La musica e l’allegria contagia anche don Francesco, che sta seduto lì sulle sedie in fila dell’aeroporto di Fiumicino e gioca, sorride con i piccoli siriani. Si passano il palloncino, due, tre tiri e tante risate. Lui ha trascorso 28 anni tra le favelas del Brasile e conosce bene l’animo umano adesso è da tre anni collaboratore della parrocchia Caravaggio a Bergamo, pronto ad accogliere questa famiglia verso un nuovo futuro.