Coronavirus, niente allarmismo e no al razzismo

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aeroporto fiumicino - coronavirus

Hu Lanbo: “Se questo virus è nemico dei cinesi, allora dovrebbe essere nemico di tutti”

Mentre scatta l’emergenza coronavirus anche in Italia con i primi casi accertati a Roma ecco che arrivano ancora più velocemente e più diffusi i pregiudizi e i sospetti nei confronti della popolazione cinese. In poche ore sui social sono arrivati gli insulti e anche episodi di razzismo come nel caso del cartello affisso sulla porta di un bar romano – poi rimosso – con il quale si invitavano i cinesi a non accedere alla struttura per questioni di sicurezza o come è avvenuto su un campo di calcio dilettantistico della provincia di Milano, dove un calciatore cinese di 14 anni si è sentito dire: “spero che ti venga un virus come ci sono nei mercati cinesi .

Intanto il ministro della Salute, Roberto Speranza, al termine del Consiglio dei Ministri di ieri, ha dichiarato:

“Alla luce della dichiarazione di emergenza internazionale dell’OMS abbiamo attivato gli strumenti normativi precauzionali previsti nel nostro Paese in questi casi, come già avvenuto nel 2003 in occasione dell’infezione Sars. Le misure assunte sono di carattere precauzionale e collocano l’Italia al più alto livello di cautela sul piano internazionale”.

Dunque, il virus ha causato un’ondata di panico e preoccupazione anche in Italia.

“Gli italiani hanno iniziato a evitare i ristoranti cinesi, – scrive in una lettera aperta la direttrice di Cina in Italia Hu Lando – a evitare persino i cinesi stessi. È ancora vivido il ricordo della feroce discriminazione che subirono i cinesi quando, 17 anni fa, si diffuse la Sars.

In questi giorni, in merito alla questione del nuovo coronavirus, sui social-network italiani si sono scatenate aspre critiche contro il popolo e il governo cinese, alcuni media hanno diffuso notizie inesatte che hanno dirottato l’opinione pubblica. Di questo sono sinceramente rammaricata. Temo che questi continui attacchi possano ferire nel profondo i sentimenti dei cinesi e che possano ostacolare in qualche modo l’amicizia tra Italia e Cina”.

“In una tale crisi, le persone non dovrebbero forse sostenere i cinesi e mostrar loro compassione? si domanda la direttrice Hu Lanbo ed ecco che aggiunge: “Se questo virus è nemico dei cinesi, allora dovrebbe essere nemico di tutti”.

“Ieri notte ho appreso che il coronavirus è arrivato a Roma, – afferma la direttrice in una seconda lettera aperta agli amici italiani – è stato un duro colpo. Eppure fino a qualche giorno fa sembrava che fossimo stati fortunati, che la città di Roma stesse scampando all’epidemia. Questa mattina, scorrendo la bacheca di Facebook mi sono accorta che le persone sono più tranquille di quanto mi aspettassi. Alcuni mandano messaggi di solidarietà ai cittadini di Wuhan, altri sono determinati a combattere questo virus al fianco dei cinesi.

Il mio Paese è da sempre soggetto a calamità. Credevamo di aver sconfitto la povertà, di aver debellato il virus della SARS, credevamo che la Cina stesse crescendo pacificamente e che stesse dando un grande contributo al mondo.

Italiani e cinesi, dal nord al sud: tutti stanno cercando di aiutare Wuhan inviando provviste di materiale medico e protettivo alla Croce Rossa dello Hubei. Finchè saremo uniti, Wuhan vincerà questa lotta, e così la vittoria apparterrà alla Cina e all’intera umanità”.

La festa del Capodanno cinese a Roma

Per i festeggiamenti del 2 febbraio, la nostra redazione aveva preparato moltissimi gadget: peluche di topolini e panda, libri per adulti e per bambini tra cui il volume bilingue e illustrato per i piccoli lettori Nian – L’origine del Capodanno cinese. C’erano anche due grandi manifesti rossi che ho riportato dalla Cina, con sopra scritto “La comunità cinese di Roma augura a tutti gli amici italiani un felice anno del Topo”. Ma la manifestazione è stata annullata e tutti quegli adorabili peluche sono rimasti nel nostro ufficio. Così abbiamo deciso di organizzare noi stessi un piccolo evento per domenica 2 febbraio. Ci saranno esibizioni di artisti, una degustazione di tè cinese e appenderemo quei grandi manifesti. I nostri ospiti potranno acquistare i peluche, e tutti i ricavati dalle vendite verranno donati alla Croce Rossa dello Hubei. Invito tutti gli amici italiani a unirsi a noi per divertirsi e per stringerci nella speranza per Wuhan”.

#JeNeSuisPasUnVirus 

Dunque, è tempo di fare un passo avanti, lontano dagli allarmismi, verso i cinesi che vivono in Italia e non solo. In questo senso, è già stato compiuto in Francia, dove attraverso i social è stata lanciata la campagna #JeNeSuisPasUnVirus (Io Non Sono Un Virus). Promossa su Instagram da un gruppo di cittadini di origine asiatica, intenzionati a contrastare l’ondata di razzismo sollevata dalla diffusione del Coronavirus, sta raccogliendo sempre più consensi anche oltre la Francia.