Coronavirus, l’Albania non dimentica l’Italia e il bene fatto

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Foto Facebook Edi Rama

Jorida Dervishi



Negli anni ’90, del secolo scorso,  l’Albania ha vissuto lo spostamento di massiccio di un milione di abitanti  che furono  costretti a lasciare la loro terra nel tentativo di migliorare le loro condizioni di vita. Distrutti dalla povertà cercarono la loro salvezza in altri paesi. 

Subito dopo la caduta del comunismo oltre 10.000 persone, donne, uomini e bambini, da diversi paesi dell’Albania partirono per cercare di arrivare in Italia. In molti si ammassarono nel porto di Durazzo per emigrare in Italia in cerca di lavoro. L‘8 agosto del 1991 attraccò nel porto di Bari il Vlora, la nave mercantile costruita all’inizio degli anni sessanta dai Cantieri Navali Riuniti di Ancona, con ventimila migranti a bordo. E chi può dimenticare lo sbarco in Puglia di migliaia di migranti in fuga. Erano persone disperate. Non potevano essere rispedite indietro, l’Italia era la loro ultima speranza di costruire un nuovo rifugio. Per cinque giorni la città aprì case, scuole e negozi per ospitare chi scappava da casa sua. Nessuno lascia il suo paese, la sua casa, se sta bene.

Tanti, negli anni, hanno raccontato le loro storie di fuga e di rinascita e adesso sono inseriti in una società europea che ha offerto “casa”. I loro figli sono nati in Italia, altri si sono sposati con italiani… L’Italia per loro è la seconda patria; loro sono figli che la “nave dolce” li ha portati in una terra benedetta, dall’altra parte del mare, un mare che oggi li ricorda quanti fortunati sono stati quel giorno. 

Poi ci sono gli albanesi di oggi



Oggi, secondo i dati forniti nel 2018 dal Ministero del Lavoro, i cittadini di origine albanese regolarmente soggiornanti in Italia sono 430mila. Con l’11,6% del totale rappresentano – dopo quello marocchino – il gruppo più numeroso dei cittadini non comunitari che vivono nel Paese. Molti risiedono nel Nord Italia , in particolare in Lombardia (20%) e in Emilia Romagna (13%), ma è in Toscana che si trova la seconda comunità più numerosa (14%). 
Ormai da anni, l’Albania risulta il primo Paese di origine degli studenti non comunitari. Nell’anno scolastico 2017-2018 si sono contati 114mila giovani albanesi iscritti a scuola, con un’incidenza maggiore nella primaria (35,9%). Secondo la statistica elaborata da Miur sulle iscrizioni alle facoltà universitarie, sarebbero quasi 10mila gli studenti di nazionalità albanese che frequentano un corso di laurea triennale o biennale.

Il tempo vola ma la memoria degli albanesi no

Il 28 marzo 2020  è atterrato all’aeroporto «Valerio Catullo» di Verona, il volo che trasportava il team composto da una trentina di medici e gli infermieri albanesi sbarcati in Italia per aiutare il nostro Paese nell’emergenza Covid-19.

“Oggi sta a noi tendere la mano nel nome dell’aiuto che ci avete dato una volta. Quando sono nata io, 29 anni fa, il mio popolo è emigrato lasciando le proprie storie in un mare che ora è senza confini. Non c’è bisogno di dire grazie.
Ah quelle scene, la nave stracarica, gli albanesi nello stadio di Bari senza scarpe e vestiti… “ Ma oggi, l’Albania non dimentica l’Italia, la nostra seconda patria , la casa dove hanno costruito le vite più di 441 027 albanesi.


Un legame forte, una lunga storia quella tra i due popoli, così come ha ricordato il primo ministro albanese Edi Rama: Paesi ricchissimi hanno voltato le spalle agli altri.  Noi non siamo ricchi ma neanche privi di memoria e non dimentichiamo l’Italia che ci ha aiutato quando ne avevamo bisogno”. L’Italia c’è stata quando smarriti e affamati siamo arrivati sulle coste della Puglia. Oggi gli albanesi e l’Albania non abbandonano l’amico in difficoltà ricordano ancora una volta che sono un popolo piccolo sì, ma con un grande cuore.
Un progetto di civiltà e amore umano senza razze e confini, questo dovrebbe essere il futuro comune di tutta l’umanità. Spero che da questa tragedia ne possiamo uscire tutti migliori e con un vero spirito comune.