Circoncisione, Firmato accordo tra medici stranieri ed ebrei per fermare il mercato nero

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Circoncisione

Quest’anno tornerò in Giordania per far circoncidere il mio bambino, suo padre è deciso. Qui in Italia non è possibile farlo, non ci sono medici disposti ad intervenire su un bambino piccolo”. Laura è una giovane madre, italiana, in bilico tra due mondi. “Fosse per me eviterei, – spiega- ma so bene che poi un giorno, quando mio figlio sarà grande si sentirà diverso rispetto ai suoi amici, ai suoi stessi parenti. Rinviare, fare la circoncisione da adulti, poi, può essere davvero un problema. Andremo in Giordania, lì questo momento sarà vissuto con gioia”.

Come Laura, sono tante le famiglie straniere costrette a ritornare nei paesi d’origine per far circoncidere i bambini. Qui, nel Bel Paese, è facile incorrere nel “mercato nero”, con medici improvvisati che arrivano a chiedere anche mille euro per eseguire l’intervento.
Un intervento, la circoncisione, che è prescritto nel libro della Genesi. Disse Dio ad Abramo: «Da parte tua devi osservare la mia alleanza, tu e la tua discendenza dopo di te di generazione in generazione. Questa è la mia alleanza che dovete osservare, alleanza tra me e voi e la tua discendenza dopo di te: sia circonciso tra di voi ogni maschio. Vi lascerete circoncidere la carne del vostro membro e ciò sarà il segno dell’alleanza tra me e voi. Quando avrà otto giorni, sarà circonciso tra di voi ogni maschio di generazione in generazione, tanto quello nato in casa come quello comperato con denaro da qualunque straniero che non sia della tua stirpe. Deve essere circonciso chi è nato in casa e chi viene comperato con denaro; così la mia alleanza sussisterà nella vostra carne come alleanza perenne. Il maschio non circonciso, di cui cioè non sarà stata circoncisa la carne del membro, sia eliminato dal suo popolo: ha violato la mia alleanza».

Ecco, allora, che ebrei, musulmani, praticano questo rituale. Eppure in Italia si è all’anno zero o poco più. Molti sono quelli che hanno fatto richiesta nei vari ospedali, i medici rispondono “se non si hanno problemi seri al pene noi non operiamo”, “ma sono musulmano e la mia religione dice di farlo” spiega il musulmano di turno. Di fronte al solito “muro incrollabile” anche quando si fa richiesta per i propri figli, il musulmano si rivolge altrove. Così ecco che qualcosa si muove, seppur lentamente. In Emilia Romagna, in Veneto e nel Trentino hanno cercato di rispondere alle esigenze che arrivano dalle comunità straniere, e dietro il pagamento di un ticket, è già possibile eseguire l’intervento in ospedale.
Adesso però è stato firmato un accordo di collaborazione tra medici musulmani e medici ebrei sui temi della sanità. Una riunione “ad hoc” si è svolta, infatti, tra il presidente dell’Associazione dei medici stranieri in Italia (AMSI), il palestinese Foad Aodi, e il presidente dell’associazione dei medici ebrei, Dario Perugia.
A darne notizia è il dottor Aodi, il quale spiega che si tratta dell’inizio di una cooperazione a lungo termine. A differenza dei neonati ebrei, che vengono circoncisi da “mohed” medici e sotto il controllo della sinagoga, un terzo dei bambini musulmani viene operato in strutture clandestine, con rischi di complicanze e infezioni. Si tratta di grossi numeri, rimarca Aodi, in quanto in Italia vivono circa 1 milione 300 mila musulmani, nella quasi totalità credenti. L’Amsi si batte da tempo perché la circoncisione avvenga in strutture apposite all’interno del servizio sanitario nazionale.
“Innanzitutto per tutelare la salute dei bambini”, afferma il presidente dell’Amsi. In secondo luogo per eliminare il ‘mercato nero’ che fiorisce in Italia sulla circoncisione, con medici che arrivano a farsi pagare anche mille euro per un singolo intervento, costringendo molte famiglie a grossi sacrifici o persino a tornare nei paesi di origine. La proposta dell’Associazione medici stranieri, condivisa anche dalle Comunità del mondo arabo in Italia, dall’associazione “Uniti per Unire”, cartello di tutte le minoranze straniere, ed ora anche dei medici ebrei, è quella di creare ambulatori specializzati che offrano il servizio con il pagamento di ticket “ragionevoli” (un massimo di 100 euro). Si tratta di uniformare le norme su scala nazionale. “Ogni giorno riceviamo le telefonate di tre- quattro famiglie disperate che non sanno a chi rivolgersi”, sottolinea Aodi. Per dare più forza alla trattativa, il movimento “Uniti per Unire” si è anche fornito di un ufficio “Relazioni istituzionali, politiche e codice etico”, per aprire il negoziato con il governo.