Cinema, “Via col vento” e la rappresentazione dei corpi neri

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Dopo l’annuncio della Hbo Max che ha rimosso il film per i suoi contenuti razzisti si è acceso il dibattito

La notizia che in America la piattaforma di streaming Hbo Max ha rimosso la fruizione del film “Via col vento” per i suoi contenuti razzisti ha fatto il giro del mondo e anche in Italia si è acceso il dibattito. 

Così ecco che c’è chi si è schierato subito a difesa del film americano girato nel 1939 che vinse ben otto oscar, tra cui quella a Hattie McDaniel, migliore attrice non protagonista e prima donna afroamericana a vincere un Oscar e chi invece condivide la “messa al bando”.

Proprio per cercare di capire Immezcla ha voluto ascoltare due voci autorevoli: Paride Leporace, direttore della Lucana Film Commission e Antonella Bundu, consigliera comunale a Firenze, che nel suo profilo Facebook ha scritto un post “Non sono la tua Mamy”. 

“Non ho mai visto Via col Vento, – scrive Bundu – è un film nato in un contesto che rappresentava – non solo l’epoca in cui era ambientato – la dignità che veniva data (Data perché eri senza strumenti per Averla) alle persone afrodiscendenti anche nel momento in cui veniva girato (era un film uscito nel 1939). 
Per il contesto storico, che racconta la realtà non tanto della Guerra di Secessione, ma dell’America di gran parte del 900, non mi sono mai sentita di osteggiare apertamente quel film, perché era il racconto razzista in un paese razzista. 
Mi creava disagio la figura della Mamy, in quelle scene che anche chi non ha visto il film, ha visto – la signora nera, goffa, con quel fazzoletto annodato in testa, diceva Zi Zignora, empatizzando lei, la cosiddetta Bovera Negra, per le pene d’amore della sua Bovera Badrona. 
Ascoltando e leggendo Malcolm X, è quella che racconterebbe con disprezzo, quando contrappone The House Negro al Field Negro. 
Non per la condizione dello schiavo o della schiava che lavorava in casa, contro chi lavorava nei campi, ma per quel sentimento di amore, di attaccamento, quel senso di protezione del cosiddetto House Negro, verso chi ti rende schiavo (qui potremmo entrare nel fascino del sistema capitalista per le stesse masse che opprime, ma questo è un altro capitolo) House Negro: Ne abbiamo un ottimo esempio anche nel recente film di Tarantino, Django Unchained (omaggio al film di Corbucci del 1966), dove Samuel L Jackson fa Stephen, lo House Negro, ma chiaramente la figura di Stephen in un film girato nel ventunesimo secolo, racconta quello stesso tipo di schiavo, dandone una lettura negativa anche se rappresenta la stessa epoca storica della Guerra di Secessione, di Via Col Vento.

Quel rifiuto di vedere quel film, senza dire che per me poteva rimanere l’unico film rimasto da vedere nell’unico apparecchio video (stavo per dire videocassetta e videoregistratore ma l’avremmo capito in pochi) intero dopo uno scenario apocalittico post guerra nucleare e no, non lo avrei comunque guardato. 
Quella sensazione di difficoltà nel non poter urlare: “NO, NON L’HO VISTO E NON LO GUARDARE PIÙ NEMMENO TU”, quando almeno una volta ogni 5 o 10 anni viene fuori l’argomento Film Classici e ti chiedono se l’hai visto. Dopotutto, anche Mamy, là dentro, aveva una sua ragione di essere così… 

È per questo che accolgo con un sospiro di sollievo la decisione presa dalla HBO di dichiararlo un film razzista e rimuoverlo dal catalogo di distribuzione, 56 anni dopo la Civil Rights Act. Ora sarà più facile mettere in parole quel disagio che provavo le rare volte che mi sono sentita chiamare dalle amiche o dagli amici scherzosamente e affettuosamente Mamy, inteso come chi si prende cura di un’altra”.

Nessuno tocchi “Via col vento” dice Paride Leporace che spiega: “Via col Vento” è il film più visto di sempre. La sua storia e i suoi personaggi radicati nel nostro presente. La colonna sonora fa da sigla a “Porta a porta” e non vorrei che qualcuno ne proponesse la sostituzione. In seguito alle rivolte per l’uccisione di George Floyd , la nuova, sottolineo nuova, piattaforma di streaming Hbo Max avrebbe rimosso la fruizione del film per i suoi contenuti razzisti. 

Ho il sospetto di una riuscita operazione di marketing per un gigantesco investimento appena lanciato negli Usa e che si appresta a conquistare mercati globalizzati. Tutto il mondo oggi parla di Hbo Max grazie a Rossella e Butler abbattuti dal politicamente corretto. La clamorosa decisione è stata presa dopo che John Ridley, sceneggiatore del film “12 anni schiavo”, sul Los Angeles Times aveva invitato Hbo a eliminare il film. Non ho prove ma un sospetto mi viene che sia stata presa l’occasione al balzo da parte della major. 

Anche perché il film non viene rimosso dalla piattaforma ma tornerà presto sul catalogo come annuncia Hbo con «una discussione del suo contesto storico e una denuncia di quelle descrizioni», ma non verrà tagliato o modificato perché «sarebbe come sostenere che quei pregiudizi non sono mai esistiti». Ben vengano tutte le discussioni ma nessuno tocchi film e libri dal loro uso, riuso, critica, discussione. Le Inquisizioni di libri e film bruciati ne abbiamo viste troppe all’opera e non ho necessità del conformismo del politicamente corretto. Voglio continuare a vedere “Via col vento”, – conclude Leporace – “Intolerance” “Olympia” “Scipione l’africano” parlando volentieri delle opere e dei contesti. Senza che nessuno mi censuri”.

I corpi neri e la rappresentazione nel cinema

Niente censura, dunque, afferma con forza Leporace e niente conformismo del politicamente corretto ma è utile sicuramente aprire un dibattito, serio, scevro da polemiche, sulla rappresentazione del corpo nero nel cinema. Sono passati ottant’anni da Via col Vento e anche se Hattie McDaniel fu la prima donna afroamericana a vincere l’Oscar e il suo ruolo fu ritenuto dalla critica fondamentale per la modernizzazione dell’industria cinematografica americana, ancora ci sono molti passi da compiere per le donne e gli uomini neri e per la nostra società. Restando in Italia, pensiamo infatti a cosa accade ancora adesso: la questione riguarda sia il modo in cui gli attori neri vengono rappresentati nel cinema italiano, sia la loro presenza numerica sugli schermi. Le poche volte in cui ci sono hanno sempre un ruolo secondario. Spesso si tratta poi di personaggi stereotipati, quali il migrante, il malavitoso, la prostituta o “la bellezza esotica”, eccessivamente erotizzata e dalla forte disponibilità sessuale.

Ecco allora forse è il momento, adesso, di aprire una riflessione più che su “Via col vento” , sugli stereotipi che ancora oggi si veicolano e il cinema, la fotografia, il linguaggio attraverso le immagini sicuramente hanno una grande forza che non può essere sottovalutata. Cominciamo ad ascoltare i neri italiani, uomini e donne che vivono in Italia, molti ancora senza cittadianza, che vogliono sentirsi a casa loro e vogliono essere rappresentati, lontani dagli stereotipi. Per abbattere quella rappresentazione coloniale cha fa di bianco e nero due estremi opposti.