Canti popolari in cui il migrante è un eroe

0
450
Canti popolari in cui il migrante è un eroe

C’è la vita di un popolo in fuga nei canti che si odono per le vie di Tunisi, dove i ragazzi giocano tra la paura delle bombe e la voce di Balti, cantante hip hop, arrestato dal regime di Ben Ali.
Balti canta la storia del suo popolo, delle sue genti, dei ragazzi di Tunisi che sognano il viaggio verso l’Europa, verso Lampedusa, in cerca di un futuro migliore.

Musica e parole che diventano canto di un popolo, strumento di comunicazione e di conoscenza importante della vita della gente, della sua quotidianità, della storia raccontata, però, da un altro punto di vista, non quello ufficiale ed istituzionale, bensì quello di chi la storia l’ha vissuta e sofferta, in silenzio, ossia quella del popolo che lotta.
Così ecco che dalle note esce la tragedia della gioventù di Tunisi, nel 2011, quando in centinaia hanno perso la vita nel Canale di Sicilia.
Balti canta, raccoglie la voce dei tunisini e la fa diventare storia non più taciuta.
Canti popolari di immigrazione che si stanno diffondendo sempre più in Africa, rapper che cantano la leggenda della traversata, da Tunisi al Marocco, e che chi fugge diventa l’eroe. Un eroe che sfida il mare, sa che può morire ma va in cerca della libertà.
“Mamma, questa lettera è per te, che io viva o che io muoia non piangere. Se non ci sarà un corpo da seppellire, costruisci una tomba nel tuo cuore. Mi sono lanciato nel pericolo perché il paese va in malora, non c’è niente che ti fa felice della vita, non ho visto niente, solo la disoccupazione, solo le sbronze coi ragazzi. Ma se arrivo sano e salvo, aspettati da me tutto quanto”. Così canta Balti in Yammi, ma sono tanti i rapper che cantano la voglia di fuggire: gli algerini Reda Taliani e 113, Lotfi, Azzou e altri ancora portano in musica le gesta di un popolo migrante.
E’ la forza della canzone popolare, è la forza della musica che diventa sentimento di un popolo, e per questo si tramanda, muta e si espande oltre l’Africa, oltre le rive del Mediterraneo per far vivere le gesta dei migranti, oltre la morte.
E’ accaduta anche ad altri migranti, a quelli italiani quando partivano dal Sud Italia per raggiungere le Americhe e anche allora la storia di quel popolo è diventata leggenda attraverso le sue canzoni, che vanno ricordate per capire veramente la storia.
“Urtò il Sirio un orribile scoglio
di tanta gente la mise, la misera fin: Padri e madri bracciava i suoi figli
Che si sparivano tra le onde, tra le onde del mar”, canta il tragico naufragio del vapore Sirio. Era il 6 agosto del 1906 quando dal porto di Genova partiva il vapore Sirio, una delle navi più moderne della flotta italiana, con a bordo circa 2.000 emigranti che andavano in America.
Il vapore viaggiava a 17 nodi l’ora, una velocità ancor oggi considerevole, e, per abbreviare il viaggio, seguì una rotta molto vicina alle coste spagnole. Il 9 agosto urtò contro uno scoglio che si trovava alla profondità di circa 3 metri e incominciò un lento inabissamento.
Il Sirio impiegò venti giorni per affondare definitivamente, ma la paura e la disorganizzazione presero il sopravvento e finirono annegate o disperse circa 300 persone per la compagnia assicurativa, oltre 700 per i giornali dell’epoca.
Nei canti di ieri e di oggi, di una riva o dell’altra del Mediterraneo, troviamo la pietà, il coraggio, la speranza e il migrante diventa un eroe libero di vivere l’avventura della traversata per sé e per la sua famiglia.