Braccio alzato e pugno chiuso. L’orgoglio nero invade le piazze

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roma manifestazione contro il razzismo

Da nord a Sud tutti uniti contro il razzismo al grido #blacklivesmatter

Braccio alzato, pugno chiuso: sta tutto qui il simbolo del caraggio degli italiani, i nuovi, quelli che hanno un backgraund migratorio e che hanno fatto sentire la loro rabbia e il loro orgoglio in questi giorni nelle piazze italiane. Da Udine, Verona, Torino, Bologna, Firenze fino a giù, al sud, Napoli e Roma. Per due giorni (ma ancora si continua in tante altre piazze italiane fino al 14 giugno leggi qui) sono scesi in piazza per dire no al razzismo, no alla violenza che ha ucciso  George Floyd, il 46enne afroamericano, a Minneapolis dopo essere stato bloccato dalla polizia a terra e soffocato. 

Quel pugno chiuso è l’orgoglio nero, è l’orgoglio dei tanti italiani (molti ancora senza cittadinanza) che sono stanchi di subire i soprusi, la violenza strisciante che c’è anche in Italia. Violenze, razzismo che subiscono tutte le minoranze. In quest’Italia che si dice accogliente e buonista ancora è difficile essere donna, donna velata musulmana e non subire forme di razzismo, così come essere cinese o marocchino, solo per citare qualche nazionalità. Il pugno al cielo e il cuore pieno d’orgoglio per le loro radici ma anche per essere italiani, in questo Paese che ancora fatica a riconoscerli.

Così ecco che in tutte le piazze, insieme al grido di dolore per la morte dei tanti George, c’è anche la voglia chiara di affermare che loro sono parte di questo Paese, che sono italiani, che l’Italia ha bisogno di loro, così come loro hanno bisogno dell’Italia.

Sono piazze gremite, ed è bello osservare, che insieme ai tanti ragazzi, seconde generazioni, ci sono anche adulti, uomini e donne che non hanno un bachground migratorio ma che vogliono condividere questa lotta. 

8 minuti e 46 secondi inginocchiati in silenzio

A Roma, a Piazza del Popolo, tantissimi hanno accolto l’appello lanciato sui social da un vasto cartello di organizzazioni tra cui i Giovani Europeisti Verdi, Fridaysforfuture-Roma, Nibi: Neri italiani – Black italians, 6000 sardine, Extinction Rebellion Rome International, American Expats for Positive Change e Women’s March Rome.

Non c’è un palco, ma solo un microfono dal quale si alternano gli interventi degli organizzatori, alcuni in inglese. Parlano, tra gli altri, la giovane stilista Stella Jean, il sindacalista dell’Usb Aboubakar Soumahoro, la sardina Jasmine Cristallo e tanti altri. Ma la forza di questa piazza, così come nel resto d’Italia, sono loro: i ragazzi, il futuro. Il futuro che ricomincia anche da qui, da questi ragazzi che sono a casa loro ma che ancora sono gli “altri”. Adesso è il tempo, invece, di ascoltarli e dar loro voce e spazio di cittadinanza anche politica.

Il momento clou è stato tra le 12.03 e le 12.11 quando tutti i manifestanti si sono inginocchiati, con il pugno alzato, per 8 minuti e 46 secondi, il tempo in cui Floyd rimase schiacciato dal ginocchio dell’agente. Durante questi lunghi minuti, la piazza ha urlato “I can’t breathe” e alla fine tutti si sono alzati urlando “George è qui, no al razzismo”. Poi, un altro slogan ritmato con l’applauso: “Siamo tutti antifascisti”.