#BlackLivesMatter, A tu per tu con il regista-attore Amin Nour

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Amin Nour

L’energia di queste settimane non si disperda

La Reggia di Caserta farà da sfondo all’ultima protesta pacifica dei neri italiani e di quanti dicono no al razzismo dopo la morte di George Floyd, il 46enne afroamericano ucciso lo scorso 25 maggio dalla polizia a Minneapolis dopo essere stato bloccato a terra e soffocato. 

Più di venti le piazze dal nord al sud d’Italia che hanno accolto i tanti italiani con background migratorio, seconde generazioni e non, tutti uniti al grido #BlackLivesMatter, durante queste settimane.

Per cercare di capire cosa sta accadendo in Italia tra i giovani con background migratorio e soprattutto cosa accadrà dopo queste settimane di protesta Immezcla ha ascoltato Amin Nour , attore, che con l’associazione Neriitaliani.blackitalians è stato tra i promotori della manifestazione a Roma 

“Abbiamo lavorato tantissimo, -racconta soddisfatto Amin Nour – per la buona riuscita della manifestazione e quando abbiamo capito che in tanti avevano risposto al nostro appello e di tante altre associazioni, abbiamo dovuto chiedere di cambiare piazza perché Santi Apostoli non avrebbe potuto contenere tutti. Vedere piazza del Popolo gremita, piena di gente, soprattutto giovani, è stato bellissimo. Quando siamo stati in silenzio per otto minuti e quarantasei secondi, tutti inginocchiati in silenzio, lo stesso tempo che George è stato bloccato a terra e soffocato, ho provato una grande emozione. Ho alzato il braccio destro al cielo con il pugno chiuso, fiero di essere nero”. 

Cosa succederà adesso?

Noi non vogliamo assolutamente che finisca qui! Questa esperienza ci ha fatto capire che è importante essere in rete, associazioni, cittadini, giovani con background migratorio, per portare avanti battaglie di cittadinanza. Per questo come associazione ci stiamo organizzando per portare avanti altre iniziative e tenere alta l’attenzione non solo contro il razzismo. Siamo scesi in piazza tutte le volte che lo abbiamo ritenuto necessario, e ricordo che abbiamo fatto tanti sit -in per la legge sulla cittadinanza ma ancora non è stata approvata in Parlamento. Noi riprenderemo le nostre battaglie, ma adesso siamo più numerosi e più forti, perché con noi ci sono veramente tanti giovani che possono fare la differenza”.

Amin non è solo un attivista convinto, lui è un attore ed un regista e anche con il suo lavoro cerca di cambiare il mondo e la rappresentazione dei neri in Italia. Un corto “Ambaradan,” una commedia “Indovina chi ti porto per cena”, e ancora un film da protagonista ma l’emergenza Covid19 ha fermato le riprese che a breve riprenderanno.

Mi piace raccontare. Con Ambaradan ho narrato con tono drammatico la storia di Luca, un giovane afroitaliano che a dispetto delle sue origini è coinvolto in compagnie e attività di stampo fascista. Con Indovina Chi Ti Porto Per Cena ho raccontato in chiave comica, ma sempre didascalica, l’esperienza dell’incontro culturale, per superare i pregiudizi in una chiave ironica, tutta romana. Cerco di raccontare la realtà che vivo e che mi incuriosisce”

Amin crede nell’intreccio tra culture e sogna un’Italia multiculturale ma per capire bene le dinamiche della società italiana vuole far luce sulla storia africana.

Le mie radici sono in Africa – racconta – sono nato in Somalia, a Mogadiscio. Durante la Guerra Civile, dopo la caduta di Siad Barre, ho visto morire quasi tutta la mia famiglia. Sono stati decapitati. Io avevo tre anni e mi sono salvato con mio nonno. Abbiamo camminato a piedi, nel deserto, oltre 450 chilometri, fino ad arrivare in Etiopia. Lì mio nonno è riuscito a mettersi in contatto con mia madre, che era già in Italia e così, nel 1991 all’età di quattro anni, sono arrivato a Roma. Qui non sono ho ritrovato mia madre, ma anche la mia grande famiglia italiana. Mia madre infatti lavorava presso una famiglia come colf e loro mi hanno accolto e io ormai faccio parte della famiglia. Così ho due mamme: una somala e una italiana, io nero ho due fratelli biondissimi e siamo cristiani e musulmani. Una grande famiglia insieme. Ho studiato a Roma e parlo romano…questo vuol dire che anche se ho le mie radici in Africa, ho messo radici anche in Italia. E come me, tante persone. Durante la quarantena ho voluto, attraverso i social, approfondire la conoscenza della storia africana e ho fatto delle dirette online, “Due chiacchiere con Amin Nour” molto seguite, con esperti. Abbiamo parlato di colonialismo, meticciato, flussi migratori, Eritrea e Somalia. E’ stato interessante. Adesso dobbiamo fare un percorso affinchè l’Italia ci riconosca, ci veda, ci ascolti. Noi non vogliamo far morire l’esperienza forte di queste settimane. Questo è solo l’inizio. Il tempo è adesso”.