Arrivo

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Scendo dalla pancia della nave che mi ha portato in salvo.
Sono stordita, non provo nulla, dovrei essere felice eppure sono solo stanca.
Mi visitano, mi danno un numero (45) , mi chiedono se sono sola o se con me c’è mio marito. E’ un miscuglio di parole, io non capisco molto. Indicano la mia pancia, capiscono che aspetto un bambino. Mi fanno sedere, mi offrono cibo e acqua, ma io non voglio nulla. Vorrei solo stare in un angolo a riposare.
“Tuo marito? Husband? Dove è tuo marito?” . Li guardo e non parlo. Sono sola, sono partita sola, ho lasciato tutto nel mio villaggio e adesso sono arrivata qui – non so dove – Germania? Lampedusa? Grecia? Non so. So che sono entrata in Europa e il prezzo è stato caro. Non solo il denaro speso e quello che ancora devo dare, ma mi hanno preso l’anima. Soldati, carcerieri, mi hanno preso con la forza, più volte, in Libia, e hanno fatto del mio corpo ciò che hanno voluto. Ho in grembo il seme della violenza. Eppure sento che lui, il bambino, mi darà la forza per ricominciare una nuova vita.
 
Touria Gattuso


Scritto da Touria Gattuso