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Albania, Storia di Juljan e del suo lungo viaggio per arrivare in Italia

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Jorida Dervishi 

Con la stessa naturalezza dello zoom di una mappa computerizzata, Juljan sa farci vedere il quadro globale dei cambiamenti planetari che stiamo vivendo ed allo stesso tempo stringere le vite degli uomini  per raccontare la fragile tenerezza di un giovane. 

Raccontare l’universale della storia attraverso il particolare dei destini individuali, riportare ciò che è frammentario, (l’esperienza del singolo), alla compiuta totalità dell’umano. Questa è la realtà sconvolgente, capace di dare un senso a questi tempi di disorientamento e follia.

Juljan ė nato agli inizi degli anni Ottanta, a Coriza, Albania, in un giorno di aprile quando la primavera fa capolino e il mondo si risveglia. Fino all’età di 14 anni ha sempre vissuto nella sua provincia. Da bambino vedeva tanti albanesi adulti che andavano all’estero, per poi ritornare portando soldi e belle cose. Juljan ricorda bene le biciclette lucenti che avevano i suoi amici, figli di migranti, così come i bei vestiti. C’era chi portava degli elettrodomestici, nuovi e usati; qualcuno coi soldi che aveva guadagnato all’estero comprava un’automobile o faceva una casa nuova. 

Sulle montagne della Grecia è stato fermato dalla polizia

In questi primi anni ‘90 Juljan inizia a convincersi che all’estero c’era un altro mondo, un mondo pieno di possibilità per trovare un lavoro, per risparmiare e fare soldi, ma si rendeva conto che era ancora troppo piccolo per partire. Un giorno dell’estate 1998, quando aveva appena finito l’esame della terza media, decide di andare in Grecia insieme a due coetanei.  

Attraversano il confine a piedi in modo illegale perché non avevano il permesso di entrare in Grecia. Dopo un cammino lungo sulle montagne della Grecia, sono stati fermati  dalla polizia. All’età di 14 anni si è trovato rinchiuso in carcere insieme a circa tante persone. Non c’erano i bagni, facevano i bisogni nella stessa stanza, faceva troppo caldo e mancava l’ossigeno. Per fortuna dopo 24 ore li hanno caricati in un pullman e li hanno portati alla frontiera albanese. Julian ha pensato che forse era meglio stare a casa sua e iscriversi alla scuola superiore, ma questo pensiero durò solo un mese.

Durante i primi tre anni, dall’estate del 1998 fino all’estate del 2001, fa cinque viaggi illegali in Grecia passando a piedi per boschi, montagne e pianure. Alla fine, dopo altri tre tentativi raggiunge  con successo la destinazione così tanto desiderata. Trova anche un lavoro, ma  solo per sei mesi, aveva nostalgia di tutto e torna in Albania. L’esperienza in Grecia per circa 12 mesi di permanenza fu dura ma anche piena di soddisfazioni per Julian. Aveva sentito da altri immigrati albanesi che a volte i poliziotti greci picchiavano duro gli immigrati, aveva l’ansia perché quando un immigrato finiva in carcere, non poteva uscirne fino a quando non catturavano altri immigrati, così tanti da riempire il pullman in modo da ridurre il costo del trasporto per il reinserimento dei rimpatriati. Una volta, come ci racconta, stava camminando per andare al supermercato a comprare da mangiare. All’improvviso fu  inseguito da un’auto della polizia. 

Riesce a scappare saltando sopra una recinzione di rete metallica e si nasconde in un rimorchio pieno di cotone. La paura c’era in qualsiasi momento, anche quando si dormiva. Tanti immigrati erano stati catturati nel sonno e portati in carcere.  

Lavori umili e il visto Schengen

Julian doveva anche lavorare per mantenersi. Faceva dei lavori umili, raccoglieva le pesche, ha fatto anche il pastore stando insieme con le capre, l’operaio in una fabbrica, faceva sacchetti di carta. Ha lavorato anche come cameriere. L’ultima volta che fu in Grecia, ci racconta che lavorava  in un capannone. Metteva sotto sale le pelli degli animali che andavano a comprare tutte le mattine con il datore di lavoro nelle macellerie della zona. In quel capannone lavorava anche un italiano. Era il responsabile della qualità della merce e delle pelli, che poi venivano spedite in Italia per essere trasformate in borse, cinture, portafogli o altri oggetti. Un giorno il responsabile  gli chiese se poteva caricare sul camion un po’ di pelli di nascosto e tirò fuori dal portafoglio 500 dollari. Ma Julian non era disposto a derubare il suo datore di lavoro; e da lì è nato un rapporto di amicizia. Da sconosciuti subito sono passati a un rapporto di fiducia,  il capo lo invita pure ad andare in Italia, era disposto a fargli  lavorare nelle fabbriche dove era conosciuto. Il problema rimaneva il visto che costava troppo, 2000 dollari all’epoca, problema che fu subito risolto dal suo capo. Lui paga il viaggio e il visto Schengen. 

Juljan prima doveva  raggiungere il porto di Igoumenista per poi imbarcarsi sul traghetto e sbarcare in Italia. Alla frontiera Albania – Grecia il poliziotto greco che timbrava i passaporti lo fece tornare indietro, gli disse che il suo visto era falso. Julian torna indietro, non era possibile,  il visto era regolare, doveva solo  aspettare che cambiasse il turno dei poliziotti della frontiera greca. E così fece, passa la frontiera senza problemi dopo un’ora . Arriva a Igoumenista, compra il biglietto e sale sul traghetto. E’ il 5 settembre 2001 quando Julian incontra a Vicenza la persona che aveva conosciuto in Grecia. Lui, come promesso, l’ha ospitato a casa sua per circa due settimane. Durante questo tempo Juljan gira nelle fabbriche, in cerca di un lavoro ma nessuno poteva assumerlo senza il permesso di soggiorno. Dopo tutte queste risposte sfavorevoli inizia a girare in città per conoscere immigrati albanesi e chiedergli se potevano aiutare a trovare un lavoro senza documenti  ma nessuno poteva aiutarlo…

Dopo Vicenza arriva in Piemonte

Qualche giorno dopo mentre le ricerche continuavano, la persona che l’aveva  ospitato gli disse che c’era un’altra  persona interessata ad adottarlo come figlio. Julian ebbe l’impressione di essere diventato un ospite indesiderato e va via.  Prende il treno per un’altra avventura. Il 19 settembre 2001, in Piemonte  lo aspettava un suo parente che l’ha aiutato trovandogli un lavoro. Ha iniziato a lavorare nei vigneti, poi come operaio edile e come operaio carico scarico merci (polli da macellare, sacchi di nocciole). Ha iniziato subito a conoscere altri datori di lavoro; e più i mesi passavano più aumentavano le possibilità. Nel frattempo arriva la sanatoria e gli immigrati irregolari in possesso di un contratto subordinato, ottengono il permesso di soggiorno. Nell’aprile del 2003 ottiene il primo permesso di soggiorno e di conseguenza anche la residenza. Dopo 19 mesi, ospite prima da suo cugino , poi di un immigrato albanese e poi a casa di un suo datore di lavoro, finalmente poteva affittare un alloggio e vivere per conto suo. 

Julian lavora per sei anni come operaio in alcune fabbriche, lavora e allo stesso tempo  frequenta la scuola serale. Il primo anno ottiene il diploma della terza media e poi il diploma della scuola superiore ma con il minimo dei voti. Dopo l’esame di maturità fa una bella vacanza al mare per poi decidere di continuare a studiare, desidera proseguire verso l’integrazione in un paese che l’ha ospitato. Questa volta si iscrive all’università. Peccato che questo nuovo percorso dura pochissimo, solo due mesi. Julian riprende a lavorare come operaio agricolo dove continua a lavorare.

Lui adesso è diventato cittadino italiano. Julian ama l’Italia, questo paese, dove ha sempre vissuto in una casa con riscaldamento e doccia calda, ha avuto sempre cibo buono a sufficienza per lui e la sua famiglia, e ha quello che serve per vivere una vita serena.