17 novembre 1938, Leggi razziali da conoscere per non dimenticare

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Sono passati più di ottanta anni delle leggi razziali del 1938, promulgate sotto il Fascismo. Ma è bene ricordare, conoscere, capire, cosa è la storia del ventennio fascista e le leggi razziali affinché non accada più e soprattutto affinché gli italiani imparino a decolonizzare la sguardo.
Per questo, oggi 17 novembre vogliamo ricordare la promulgazione del Regio decreto.

Al Regio decreto legge del 5 settembre 1938 – che fissava «Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista» – e a quello del 7 settembre – che fissava «Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri» – fa seguito (6 ottobre) una «dichiarazione sulla razza» emessa dal Gran consiglio del fascismo. Tale dichiarazione viene successivamente adottata dallo Stato sempre con un Regio decreto legge che porta la data del 17 novembre dello stesso anno.

Una ferita che ancora fa male. La Costituzione italiana, nata dalla Resistenza e dalle grandi menti dei nostri Padri Costituenti, è chiara e ci guida. In quest’Italia smarrita occorre allora percorrere con fiducia la strada verso l’accoglienza e l’integrazione.

Ci piace ricordare qui le parole di Carlo Smuraglia, già presidente dell’Anpi, che parlando della Costituzione ha detto: “Il primo valore che dovrebbe essere posto in luce e rilanciato è quello dell’antifascismo. L’art. 1 della Costituzione dice che la nostra è una Repubblica democratica; dunque democratica vuol dire – come affermavano gli ateniesi 430 anni prima di Cristo – il governo di molti e non di pochi e partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica. E già questo basterebbe per dire che la Costituzione è il netto contrario di ogni forma di autoritarismo. Ma poi non c’è, in tutta la Carta, la parola “fascismo”, salvo nella XII disposizione finale, che vieta la ricostituzione del partito fascista.

Questo perché i Costituenti erano all’indomani di una vittoria sul fascismo e sul nazismo e le vittorie appaiono sempre definitive, al momento. Quindi, al più, si trattava nel loro pensiero di vietare ora e sempre la ricostituzione del partito fascista. Ma fascismo non si identifica solo nel regime di Mussolini. Il fascismo, comunque lo si denomini, può assumere mille forme che hanno connotati costanti: autoritarismo, diniego delle libertà e dei diritti dei cittadini, razzismo.

Sotto questo profilo la Costituzione è profondamente e intrinsecamente antifascista, perché non solo l’art. 1, con quell’aggettivo “democratica” lo dimostra, ma tutti i princìpi e i valori della prima parte sono incompatibili con quelle idee e ne sono l’esatto contrario.

È per questo che noi sosteniamo che c’è una qualche differenza, ancora, fra questi valori della Costituzione e la realtà delle stesse Istituzioni.

La prima cosa che si sarebbe dovuto fare, in sostanza, sarebbe consistita nel fare i conti col fascismo; conoscerlo, farlo conoscere, indicarne gli effetti, precisando anche con chiarezza responsabilità e colpe, così rendendo identificabile ogni traccia, non solo del fascismo mussoliniano, ma anche qualsiasi tipo di fascismo, latamente inteso.

La seconda, avrebbe dovuto essere non solo il montante, la defascistizzazione dello Stato, ma anche e soprattutto la democratizzazione dello stesso. Questi sono tutti obiettivi mancati e praticamente mai completamente raggiunti; tant’è che oggi c’è chi può tentare di rivalutare il fascismo, di sostenere la tesi di un fascismo “buono” e dei fascisti, in quanto italiani, “brava gente”. Sappiamo che non è così, che il fascismo si comportò duramente con gli oppositori, malissimo con gli ebrei, malissimo nelle colonie. E c’è chi ripropone, oggi, alcuni valori in realtà inesistenti ed inaccettabili, proprio perché contrastanti con i princìpi di libertà, eguaglianza e dignità che sono il cardine dei valori costituzionali.

Dunque, attenzione: quando ci dicono che il fascismo non c’è più ed è finito, bisogna essere pronti a dimostrare che non è vero, e non solo perché ci sono i movimenti neofascisti, ma anche perché c’è una mentalità e dei falsi valori, che non solo sono duri a morire ma sono pronti a riprendere vigore, non appena si presenti il terreno favorevole“ .

Dunque, ripartire da qui nella certezza che esiste una sola razza, quella umana! Camminiamo sotto lo stesso cielo e la terra che calpestiamo è di tutti. È tempo di gridare forte: No al razzismo!