Turchia, Gezi Park simbolo per i movimenti che si oppongono al governo

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“Gezi Park è diventato il simbolo per i movimenti politici e sociali che si oppongono al Governo Erdogan. Ma sarebbe fuorviante leggere quanto accade oggi in Turchia come uno scontro tra islamisti e laici: le persone che manifestano in tutto il Paese protestano contro l’approccio autoritario del premier e vogliono una svolta democratica”. Lo dice Alberto Tetta, giornalista italiano che vive a Istanbul e che, in questi giorni, sta raccontando le proteste in Turchia. “Il movimento va oltre la difesa del parco”, afferma.

E in effetti, le rivendicazioni della piattaforma Taksim (il coordinamento delle associazioni che hanno organizzato la protesta) vanno proprio nella direzione di una maggiore partecipazione e democrazia. Oltre a opporsi alla demolizione del parco e a chiedere le dimissioni dei prefetti di Istanbul, Ankara e Antalya e dei poliziotti responsabili delle violenze, la piattaforma chiede, infatti, di proibire l’uso dei lacrimogeni e che in tutto il Paese sia consentito manifestare senza più repressione. A queste si aggiungono poi le rivendicazioni degli altri gruppi: i sindacati di base, che la settimana scorsa hanno organizzato 48 ore di sciopero, il movimento Lgbt, gli studenti, le organizzazioni contro la speculazione edilizia, i cittadini per il recupero urbano, artisti, intellettuali e giornalisti. “Il movimento è molto variegato – spiega il giornalista – : un’esplosione sociale che ha fatto affiorare i conflitti latenti della società turca”.
Come si evolverà la situazione? “Se questo movimento continuerà con la forza che ha mostrato finora, Erdogan dovrà farci i conti, ma finora il premier ha dimostrato di non essere disponibile al dialogo e di voler proseguire con l’approccio dello scontro totale”, afferma Tetta. Lo ha dimostrato fin da subito rispondendo ai manifestanti con un uso spropositato della forza che ha causato 4 morti (3 manifestanti e 1 poliziotto) e un numero imprecisato di feriti (molti dei quali in conseguenza dell’uso massiccio che è stato fatto di gas lacrimogeni). E lo ha ribadito l’11 giugno sgomberando piazza Taksim (la piazza di fronte a Gezi Park) dove si erano riunite decine di migliaia di cittadini in risposta all’appello della piattaforma Taksim per difendere la piazza e il parco dalla polizia. “Un paio di giorni fa il vicepremier ha annunciato che Erdogan avrebbe incontrato oggi alcuni attivisti ma OccupyGezi e Piattaforma Taksim hanno fatto sapere di non essere stati contattati – racconta il giornalista – In seguito si è scoperto che si tratta di una quindicina di persone, giornalisti e artisti, che però non sono portavoce del movimento. Si tratta – continua – di un tentativo di dividere il fronte dei manifestanti, mostrandosi aperto al dialogo, con chi però non è legittimato a parlare per il movimento, e continuando a rispondere con una repressione durissima”.
Intanto continuano le manifestazioni in tutto il Paese. Oggi gli avvocati sono scesi in piazza per protestare contro l’arresto avvenuto ieri a Istanbul di 73 legali che avevano organizzato in Tribunale un presidio di solidarietà con OccupyGezi. E il governo continua con la repressione. Dopo aver riconquistato piazza Taksim, ha multato, attraverso il Consiglio supremo della radio e della tv (Rtuk), le piccole tv che avevano trasmesso la diretta delle manifestazioni. “Le avrebbero multate perché gli episodi di violenza mostrati avrebbero potuto turbare la sensibilità degli spettatori – conclude Tetta – ma trattandosi di un organismo pubblico controllato dal governo è chiaro che si tratta del tentativo di mettere un bavaglio ai media che fanno informazione su quanto sta accadendo”. (lp)

Scritto da redazione

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Paola Suraci
Giornalista indipendente. Mi occupo di Sud, di terre dove l'emarginazione ha diverse facce. Racconto storie di uomini e donne che lottano per non arrendersi, per cambiare, racconto un altro Sud che spesso non ha voce. Guardo al Mediterraneo e ai fenomeni migratori auspicando la mescolanza di culture.