Tratta esseri umani, il Consiglio d’Europa bacchetta l’Italia

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Il Consiglio d’Europa bacchetta l’Italia sulla lotta alla tratta degli esseri umani. Troppe le lacune: dai dati parziali all’assenza di campagne di informazione nazionali, fino ai ritardi nell’implementazione di un piano nazionale antitratta. A fare il punto sulle politiche italiane, riguardanti il contrasto al fenomeno della tratta, il primo rapporto del Greta (Group of Experts on Action against Trafficking in Human Beings) del Consiglio d’Europa, che ha pubblicato i risultati del suo studio.

Nonostante i dati forniti dal Dipartimento per le Pari opportunità parlino di oltre 20 mila vittime di tratta inserite in diversi progetti dal 1999 al 2012, secondo il gruppo di esperti europei, i dati non sono in grado di fotografare la realtà dei fatti. “Non ci sono dati sul numero totale delle vittime di tratta identificate ogni anno a causa dell’assenza di un sistema di identificazione uniforme – spiega il rapporto -. Il Dipartimento per le Pari opportunità, infatti, raccoglie statistiche sul numero delle vittime che hanno beneficiato annualmente dei progetti di assistenza”. I dati degli ultimi anni forniti dal Dipartimento parlano di 1.955 vittime assistite nel 2011, 1.650 nel 2012 e 925 nel 2013, di cui la maggior parte donne (1.417 nel 2011, 1.094 nel 2012 e 650 nel 2013). Tanti i minori: 63 nel 2011, 114 nel 2012 e 45 nel 2013. Tra i primi paesi di provenienza la Nigeria, la Romania, il Marocco e la Cina. Tuttavia, secondo il team di Greta, “le cifre non rivelano la reale portata del fenomeno in Italia in quanto vi sono lacune nella identificazione delle vittime di tratta e di raccolta dei dati”. Un’attenzione insufficiente, spiega il rapporto, soprattutto per le vittime della tratta che non riguardano lo sfruttamento sessuale, quindi quelle indirizzare al lavoro agricolo e anche riguardo al fenomeno dei minori.
Per il Consiglio d’Europa, però, le lacune non riguardano solo i dati, per cui il gruppo di esperti consiglia all’Italia di “sviluppare un sistema statistico completo e coerente”. A mancare è anche una “struttura nazionale di coordinamento che coinvolga gli enti pubblici e tutte le organizzazioni della società civile”. Su questo punto, il rapporto consiglia di “rafforzare il quadro istituzionale” sulla lotta alla tratta, coinvolgendo tutte le organizzazioni non governative che si occupano del tema. Tra le mancanze, il rapporto sottolinea anche quella di un piano di azione nazionale contro la tratta. Un piano è stato avviato nel 2011, spiega il rapporto, ma l’avvicendarsi dei governi ha causato l’interruzione dell’iter. Il documento del Greta, tuttavia, “sottolinea l’importanza di adottare in via d’urgenza un piano di azione nazionale che definisce le priorità, gli obiettivi, le attività concrete e le parti interessate competenti per la loro attuazione”.
Il rapporto, infine, punta il dito anche contro la “criminalizzazione dell’immigrazione irregolare”. Secondo gli esperti del Greta, infatti, ha avuto “conseguenze negative per le vittime di tratta”. Per il team, inoltre, in Italia mancano campagne informative sulla tratta a livello nazionale e nelle scuole. L’ultima campagna di informazione a livello nazionale, spiega il rapporto, riguardava una pubblicità di un servizio telefonico antitratta avvenuta nel 2008. Oltre alle campagne informative, il rapporto sottolinea anche la necessità di formare i funzionari pubblici che entrano in contatto con le vittime di tratta. Una formazione, spiega il rapporto, che possa “garantire l’identificazione delle vittime, la protezione e la possibilità che possano beneficiare dei propri diritti ai sensi del diritto italiano e internazionale”.

Scritto da redazione